La complessità del senso
23 08 2019

La Favorita

The Favourite
Regia Yorgos Lanthimos, 2018
Sceneggiatura Deborah Davis, Tony Mcnamara
Fotografia Robbie Rya
Attori Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz, nicholas Hoult, joe Alwyn, Mark Gatiss, Jenny Rainsford, Basil Eidenbenz, James Smith.
Premi Venezia 2018: Leone d’Argento, Golden Globe 2019: Olivia Colman atr commedia.

Sulla base delle profonde contraddizioni che segnarono l’epoca di passaggio (XVIII secolo, basti pensare allo scontro Inghilterra-Francia) della modernità occidentale, il regista ateniese Yorgos Lanthimos, affermatosi e confermatosi sul filo della sperimentazione a Toronto, a Cannes e a Venezia (Kinetta 2005, Dogtooth 2009, Alps 2011, Il sacrificio del cervo sacro 2017), sceglie il personaggio ambiguo e complesso della regina Anna (Olivia Colman), ultima degli Stuart, per descrivere un intrigo di corte ben oltre la ristretta ottica del pettegolezzo aristocratico. Dato per certo e scontato che il potere fosse controllato realmente dalla “favorita” Sarah Churchill (Rachel Weisz), duchessa di Marlborough, Lanthimos “entra” in profondità nell’argomento, utilizzando una chiave complessa e ricca di proprietà transitive, anche analitiche. Sotto l’apparente leggerezza di una comicità “sottopelle”, il rapporto tra la regina, sofferente di gotta e di cambiamenti umorali quasi estremi, e l’energica Sarah si nutre di un’intimità attrattiva che finisce per divenire punto di gestione narrativa verso confini anche tragici, sia pure non esplicitamente tracciati. Mentre Sarah ha da badare non più soltanto a gioielli, spese e diete della regina, bensì alle scelte strategiche tra vittoria militare all’estero e fame in patria (tasse nelle campagne per finanziare la guerra), la cugina Abigail Masham (Emma Stone), povera dopo il tracollo finanziario del padre, viene introdotta a corte e subito conquista la fiducia di Anna. Il dualismo con la favorita non è cosa da ridere, anche se la schiettezza di comportamento della sovrana regala al pubblico più di un’occasione di svago piccante. Il lato sexy del crescente triangolo al femminile, con il suo sottofondo di aspirazioni non-amorose, offre al sarcastico umorismo inglese un sapore di suspence amara, che arricchisce di una consistenza profondamente drammatica il versante “psicoanalitico” del racconto. Si sente la presenza dell’Antica Grecia. Il sonoro dell’immagine finale, con quella nota insistita e tenuta fino al nero, è anche un invito a non lasciar cadere la memoria del momento importante per la Storia. Sofferenza e goduria, attrazioni e contrasti si giocano in un “campo di battaglia” che, nel letto di Anna, ospita scontri tra nazioni e confronti nascenti tra parti politiche. Anna preferisce i tory, Sarah ha sposato John Chrchill, uno dei whig. Non pare poco. La bravura di Lanthimos è di stringere il racconto in sequenze implosive, senza mai una didascalia. Una sorta di “attesa” della perfidia ci sorprende mentre sembra che ci si possa divertire con i conigli della regina, soggiornanti nell’allusiva dimora.

Franco Pecori

 

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24 gennaio 2019