La complessità del senso
21 09 2017

War Horse

War Horse
Steven Spielberg, 2011
Fotografia Janusz Kaminski
Jeremy Irvine, Peter Mullan, Emily Watson, Benedict Cumberbatch, Tom Hiddleston, David Thewlis, Toby Kebbell, David Kross, Geoff Bell, Robert Emms, Rainer Bock, Patrick Kennedy, Pip Torrens, Nicholas Bro, Celine Buckens, James Currie, Leonard Carow, Irfan Hussein.

Uomini e cavalli, la terra, la guerra, il coraggio, la fedeltà. Spielberg non si maschera, racconta favole e a volte  le sue favole colpiscono un target universale, come accade alle grandi favole di tutti i tempi. Altri, volendo fare discorsi importanti e complessi, li caricano di un’impronta fiabesca, o più in generale mitologica, raffreddandoli in un indirizzo sostanzialmente intellettuale. La storia per ragazzi (tratta dal romanzo di Michael Morpurgo) dell'”amicizia” incrollabile tra il giovane Albert (Jeremy Irvine) e il puledro Joey nasce nel quadro realistico della campagna inglese (la contea del Devon, in Cornovaglia) mentre sta per scoppiare la prima guerra mondiale e attraversa poi gli scenari del conflitto, restando ancorata a una “verità” semplice, vissuta nei campi e nelle trincee, tra filo spinato e cannoni, feriti, bombe a mano e umanità immersa nel fango. E una popolazione di un milione di cavalli (soltanto 62 mila sopravvissuti), al fronte insieme alle truppe inglesi. Albert, figlio dei contadini Ted (Peter Mullan) e Rosie (Emily Watson), s’innamora subito di Joey, il puledro da caccia che il padre ha comprato alla fiera. Affronteranno insieme le prime esperienze di vita adattandosi al duro lavoro dei campi. Dovranno poi separarsi per la guerra, ciascuno impegnato nel drammatico dovere patrio senza mai perdere la speranza di tornare a rivedersi. Spielberg evita il rischio della retorica mantenendo il difficile equilibrio tra fantasia del racconto e misura dello sguardo nella distanza dalla visione epica. Il soldato Ryan e E.T. cavalcano insieme sognando casa in un cinema classico, senza arditezze tecnologiche, fino al finale rossastro di un viacolvento non meno “irragionevole” che irrintracciabile, oggi.

Franco Pecori

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17 febbraio 2012