La complessità del senso
23 09 2017

Harry Potter e i doni della morte – Parte 2

Harry Potter and the Deathly Hallows: Part II
David Yates, 2011
Fotografia Eduardo Serra
Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Ralph Fiennes, Helena Bonham Carter, David Bradley, Jim Broadbent, Robbie Coltrane, Michael Gambon, Guy Henry, John Hurt, Kelly Macdonald, Rade Serbedzija, Alan Rickman, Miranda Richardson, Adrian Rawlins, Gary Oldman, Bill Nighy, Peter Mullan.

Esaurita la paccottiglia. E adesso? Siamo al punto di partenza: l’assunzione di responsabilità, un appuntamento che ci riguarda tutti, non da un certo momento della vita ma da sempre, da quando siamo in grado di scegliere – il limite di età all’indietro è anche facilmente intuibile pur essendo materia specifica delle scienze umane. Forse non v’era bisogno di un accumulo tanto ingombrante di mitologie tecnoregressive, otto film di straripante successo e centinaia di pagine firmate J.K. Rowling per una lettura forzosa e sostitutiva dei classici. Ma tant’è, Harry Potter sarà servito almeno a prendere un minimo di confidenza con il  problema educazionale e con il concetto di conflitto Bene-Male. Sempre che non ci si fermi alla facile “intuizione” che il Bene/Male sia “dentro” di noi, giacché il dentro senza il fuori sarebbe difficile da definire. Sembrerebbe che gli stessi autori della storia, libri e film, rappresentati in ultimo dal regista Yates, abbiano avvertito la necessità di rendere esplicita la radice del disagio di Potter. Nel finale de I doni della morte Parte 2, flash rivelatori mostrano Harry infante “assistere” traumatizzato all’uccisione della madre. E sia pure frammiste a travolgenti sequenze di azione/avventura/fantasy, le “spiegazioni” si sprecano per giustificare la progressiva e definitiva conquista della maturità fisica e psicologica del ragazzo. La versione in 3D, approdo un po’ tardivo, non aggiunge nulla al senso del film ma rende comunque meno scontate le “invenzioni” scenografiche. Resta il pericolo di un marcato senso di spaesamento per lo spettatore che, ignaro, venisse solo ora a contatto con la materia della magia applicata alle nuove generazioni. Nelle difficoltà in cui versa il mondo più “evoluto”, l’ultima delle soluzioni per un avvenire migliore sembrerebbe poter essere nell’uso di bacchette dai poteri risolutivi. Pare invece che gli autori siano convinti dell’efficacia del metodo, tanto che la serie Harry Potter si chiude con uno stacco che ci porta a “19 anni dopo” e vediamo Harry padre felice che accompagna il figliolo alla stazione, mentre si diverte con lui a passare attraverso i muri. Il treno parte carico di bambini verso immaginabilissime nuove scuole di magia. Prese di coscienza e vie di fuga: siamo al punto di partenza.

Franco Pecori

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13 luglio 2011