La complessità del senso
19 11 2018

Ebraismo e Israele nel Cinema: Pitigliani Kolno’a


Pitigliani Kolno’a Festival 2010

La migliore cinematografia israeliana in anteprima a Roma

Casa del Cinema – 23-27 ottobre 2010

 

Ottava edizione del Pitigliani Kolno’a Festival, la rassegna di cinema ebraico ed israeliano diretta dal critico cinematografico italo-israeliano Dan Muggia e dalla giornalista Ariela Piattelli, organizzata dal Centro Ebraico Italiano “Il Pitigliani” in collaborazione con l’Ambasciata di Israele e con il Patrocinio e il sostegno della Regione Lazio e della Provincia di Roma e del Comune di Roma.

Ariela Piattelli e Dan Muggia sottolineano: «Voci diverse, alcune assordanti, altre che sussurrano, compongono il panorama che offriamo quest’anno del nuovo cinema israeliano. I documentari e i lungometraggi (più un corto “filosofico”), vi presentano una cinematografia variegata e colorata più che mai. La presenza degli immigrati russi (e quelli arrivati dall’Ex Unione Sovietica negli anni ‘90, che costituiscono un quinto della popolazione israeliana) è l’unico tema predominante nello sguardo sul nuovo cinema israeliano: persone che hanno quasi dimenticato le proprie origini e sentono di essere totalmente entrate nel flusso della società, altre che continuano a vivere come in un limbo, isolate dal mondo che le circonda, portando avanti le proprie tradizioni e continuando a parlare la lingua madre».

Quattro le sezioni tematiche del festival, con la novità dello spazio dedicato alla serialità televisiva a cui si aggiunge quest’anno un evento unico: la presentazione di un documentario inedito in Italia, titolato A Film Unfinished, che racconta la storia di un film di propaganda girato dai nazisti nel ghetto di Varsavia poco prima della Rivolta. All’evento sarà presente Liat Ben Habib, Direttore del Dipartimento Audio Visual del Memoriale dell’Olocausto “Yad Vashem” (Gerusalemme).

Novità di questa ottava edizione del festival è la sezione Serie televisive: cronache del quotidiano, dedicata esclusivamente alla serialità televisiva. Alla mafia, la cronaca nera e i temi familiari italiani, si contrappongono i rapimenti di soldati, i temi dell’immigrazione e della religione. Si comincia con Srugim (lett. Lavorati a maglia), di Eliezer Shapiro, serie di successo con grandi attori che tratta della vita di un gruppo di single religiosi a Gerusalemme: la sceneggiatrice di Srugim, Yael Rubinstein, sarà ospite del festival. Quindi, la cronaca di guerra prende il sopravvento con Hatufim (lett. Rapiti), di Gideon Raff, che sarà ospite del festival, in cui al centro della vicenda è l’incubo nazionale, del passato e del presente israeliano: i rapimenti dei soldati. Tra i protagonisti del film, a bella attrice Yaël Abecassis.  L’immigrazione russa in Israele è al centro della serie Merhak Negia (lett. A poca distanza), su un ragazzo immigrato pronto ad accogliere la sua famiglia, in un quartiere religioso appena fuori Tel Aviv, Bnei Berak. Qui si innamora di una ragazza religiosa, ma in certi ambienti le differenze culturali e religiose sono una serio problema.

La sezione Sguardo sul nuovo cinema israeliano prevede lungometraggi e documentari. Alcuni tra i film selezionati hanno già avuto  riscontro di pubblico e critica, altri saranno per la prima volta in Italia grazie al PKF2010.
Tra i lungometraggi, Loners, di Renen Schorr, regista e fondatore – ed attuale direttore – della Sam Spiegel School di Gerusalemme. Un film di cronaca, che tratta di un episodio avvenuto in una prigione militare di cui, a suo tempo, parlarono tutti i giornali israeliani. Quindi spazio all’opera prima 5 ore da Parigi, di Leon Prudovsky, regista di origine russa, che ha voluto raccontare attraverso la commedia la storia di un uomo ipocondriaco che vuole superare la paura di volare e, insieme a questa, le tante altre paure che lo tengono ostaggio di una vita mai vissuta pienamente.  Sharon Maymon e Tal Granit, che sarà ospite del festival, firmano il film di apertura  Mortgage (lett. Il mutuo): una storia quanto mai attuale che indaga su quanto possa resistere un amore quando deve fare i conti… con le spese quotidiane e un mutuo per l’acquisto della casa dei sogni. A questo film è legato un cortometraggio degli stessi registi, To Kill a Bumblebee (lett. Uccidere un’ape), che racconta, attraverso un paradosso, quanto possano vacillare le nostre regole etiche di fronte alla realtà, e quanto siano sottili i confini tra il lecito e il proibito. Infine, firmato da Taly Sharon Ezer, il film Surrogate, la storia di un trentenne che per risolvere i suoi problemi con il sesso si rivolge ad una donna “surrogato”, figura a metà strada tra un’amante e una psicologa, di cui inevitabilmente si innamora.

In programma anche molti documentari. A partire dal pluripremiato Diplomat, della regista Dana Goren, che racconta dell’omonimo hotel di Gerusalemme, un tempo albergo a 5 stelle, da vent’anni luogo di ricovero per seicento immigrati dell’ex Unione Sovietica. Quindi, gli anziani immigrati che affollano una scuola di ballo di Tel Aviv, in Ida’s Dance Club, firmato da Dalit Kimor. Con How Much Love, di Kineret Hay-Gillor prodotto dal co-direttore artistico del Festival, Kineret si addentra in una sorta di diario di famiglia, attraverso la discesa agli inferi di un padre, un tempo forte, atletico (era un insegnante di ginnastica), costretto da una malattia a una vita sulla sedia a rotelle. Yes, Miss Commander!, girato a quattro mani da Dan Setton e Itzik Lerner, racconta di una base militare in Bassa Galilea dove sono inviati i ragazzi difficili della società israeliana. I registi hanno seguito per cento giorni alcuni soldati alle prese con le comandanti donne. Ne è scaturita una piccola serie documentaria televisiva da cui è stato tratto un documentario unico, presentato lo scorso anno a Gerusalemme. Infine, un documento interessante anche per gli storici: Filmed by Yitzhak, di Limor Pinhasov: racconta un decennio di storia di Israele attraverso la vita di un suo importante rappresentante: Yitzhak Rabin.

La sezione Percorsi ebraici presenta un evento speciale: A Film Unfinished, un documentario straordinario su un film di propaganda che i nazisti non hanno mai portato a termine sul Ghetto di Varsavia.  Il programma presenta inoltre Zefat, San Nicandro. Il viaggio di Eti, di Vincenzo Condorelli (ospite del festival): la storia di una ragazza israeliana in viaggio in un centro rurale del sud Italia alla ricerca delle proprie radici. San Nicandro, è il luogo dove – poco prima delle politiche antisemite mussoliniane – una comunità di contadini si proclamò di “fede ebraica”. Quindi, il divertente e commovente documentario che indaga sul rito del Brit Milà, la circoncisione ebraica, in Partly Private, di Danae Elon (ebrea di New York, figlia dello storico israeliano Amos Elon).

Nella sezione Scuole di cinema da Israele, dedicata negli anni scorsi alla Ma’alè School, scuola israeliana di cinema per ebrei ortodossi, e al dipartimento di cinema del “Beit Berl College”, protagonista quest’anno è la Sam Spiegel School, la scuola di cinema più prestigiosa d’Israele che nel 2010 compie vent’anni.

 

 

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21 ottobre 2010