La complessità del senso
20 11 2018

Frédéric Maire: Locarno, luogo delle diversità

-Dal direttore del festival di Locarno, Frédéric Maire, il bilancio dell’edizione 2007

«E’ un risultato più che positivo. Abbiamo avuto un aumento di presenze nelle sale e più accreditati. In Piazza Grande, le cattive condizioni del tempo hanno portato a una piccola riduzione di pubblico, ma con The Bourne ultimatum abbiamo fatto il pienone di 8.500 spettatori. Significativo anche il successo di Planet terror, che in seconda serata ha sfiorato quota 5 mila. Ritengo inoltre molto importante che un cinema non facile come quello del taiwanese Hou Hsiao-hsien, che ha avuto il Pardo d’onore alla carriera, abbia avuto 7.100 appassionati in piazza».

-Quali sono state le novità nell’articolazione delle sezioni che reputa più soddisfacenti?

«Lo scorso anno, all’inizio del mio mandato, abbiamo posto le basi. Ora le stiamo affinando. Importante l’unificazione della rassegna ‘Cineasti del presente’, diventata competitiva, con i Video. Questo ha portato un pubblico molto più ampio a film che rischiavano di rimanere in una nicchia. Un’altra soddisfazione giunge dalle sale piene, anche le altre sezioni sono andate bene. Ora possiamo solo limare».

-Quali sono state le maggiori difficoltà nell’organizzazione?

«In un primo tempo, abbiamo temuto di non trovare tanti film in Europa, poi abbiamo scoperto che la nostra preoccupazione era infondata. Certo, è difficile trovare personalita’ disposte a venire in giuria per 11 giorni in agosto: di solito, o girano film o sono in vacanza. Ma anche quest’anno ce l’abbiamo fatta. Infine, il problema finanziario. Proprio di recente, l’Ufficio federale svizzero per la cultura ha aumentato i fondi per Locarno, passando da 1,2 milioni di franchi l’anno a l, 35. E’ molto importante, ma non basta. Dobbiamo cercare altri sponsor nel privato».

-La nascita di nuovi festival, come quello di Roma, può creare problemi a Locarno?

«Il nostro concorrente numero uno è Venezia, ma abbiamo identità diverse. E’ chiaro che Roma è un rivale in più, ma i film ci sono e la nostra selezione lo dimostra. Il problema è il cinema italiano: abbiamo film da Hollywood, prendiamo film francesi prima che escano nelle sale, ma con l’Italia non ci riesce.  Tutti vogliono Venezia o Roma. L’Italia non capisce che Piazza Grande è un luogo da considerare per lanciare film importanti. Spero che la visita del ministro Rutelli durante il festival e il successo della rassegna dimostrino che venire qui vale la pena. Comunque, siamo riusciti lo stesso ad avere una presenza italiana di livello».

-Lei ha parlato di identità diverse…

«Piazza Grande è il luogo delle diversità assolute. Io voglio un festival sempre più ricco e diverso dagli altri, pieno di contrasti. Andremo oltre nell’idea di un festival di fuochi d’artificio del cinema, dove il pubblico incontra attori e autori con una facilità altrove impensabile. Questo è Locarno».

 

 

Irène Jacob : La prima volta da presidente di giuria

 

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– Irène, difficile giudicare i film?

«Vederne una ventina in dieci giorni è stato un impegno importante. E c’erano da discutere i criteri di valutazione, ogni film ha un suo posto nel contesto della selezione. La giuria è composta da registi e attori provenienti da diverse parti del mondo, dal Brasile all’Italia, dalla Cina alla Francia, e abbiamo ragionato insieme, con molta sincerità e rispetto. Abbiamo tenuto conto anche della specificità del festival: Locarno è una rassegna di giovani e qui il pubblico è al centro di tutto».

-Nella sezione del festival ‘Film dei giurati’, in cui potete indicare una pellicola rappresentativa della vostra carriera, lei ha scelto La doppia vita di Veronica di Kieslowski. Perche’?

 «E’ stato il mio primo film importante, quello della consacrazione a livello internazionale. Inoltre, mi sembrava doveroso rendere un omaggio a Kieslowski. Lui mi ha insegnato molto e sono stata felice di poterlo ricordare con questo film».

– Ha conosciuto Antonioni recitando in Al di là delle Nuvole. Come ricorda il grande regista?

«Mi è piaciuto moltissimo recitare con Antonioni. Avevo amato i suoi film e nutrivo una grande ammirazione per lui. Aveva ancora una forte passione per il lavoro e ci metteva molta energia. La notizia della sua scomparsa mi ha dato tanta tristezza».

– Lei è spesso impegnata nel teatro. Lo preferisce al cinema?

«No, mi piace alternare. Per me la cosa piu’ importante è vedere quali sono le persone con cui devo lavorare, non se sono sul palcoscenico o sul set. Ultimamente ho recitato in due film: l’italiano Nessuna qualita’ agli eroi, diretto da Paolo Franchi, in concorso al festival di Venezia 2007, e l’americano La vita interiore di Martin Frost, per la regia dello scrittore Paul Auster, invitato a San Sebastian a fine settembre. Poi, a gennaio 2008, sarò in teatro, all’Odeon di Parigi, con Caterina di Heilbronn di Kleist”.

 

Interviste di Giovanni Casa
 

 

 

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11 agosto 2007