La complessità del senso
15 11 2018

Carlo Verdone: adesso piaccio pure agli over 60

 

Lasciate che anche gli anziani vengano a me

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Carlo Verdone nei panni di Don Carlo Mascolo

 

Il regista e protagonista di Io, loro e Lara
fa il punto sulla situazione del cinema italiano
e sulla propria carriera

 

Come vede oggi il cinema italiano?
«Vive un momento delicato. Qualcuno propone di girare commedie in 3D. Ma cosa significa? Non vuol dire niente. Sento una disperata ricerca del pubblico, ma questo non porta a nulla. L’ultimo mio film l’ho scritto in libertà, ma va fatta attenzione a non spaventare l’esercente. Ad ogni modo, ha incassato 16,5 milioni e mi hanno detto una cosa importante: nel pubblico c’erano anche molti over 60, da Treviso a Palermo. Questo è un tipo di spettatore che ho recuperato».

E i giovani?
«Mi sembra che ci sia troppa ricerca di piacere. Non voglio definirli “la curva del cinema”, ma sono i più volubili. Mutano sempre. Ci vuole un giusto compromesso, dare al pubblico quello che si aspetta, ma con qualcosa di differente. Oggi diversi autori scappano dalla realtà, perché è difficile raccontarla e perché non è bella. Già la televisione a livello di mostri ne fa vedere troppi e per me è difficile aggiungere qualcosa».

Cosa pensa della competizione con il cinema straniero?
«All’estero ci si lamenta perché il cinema italiano circola poco. Ma il punto è nell’incapacità dei distributori di saper imporre alcuni nostri prodotti. Al massimo, si va un paio di settimane nelle sale d’essai e finisce lì. Abbiamo perso molto tempo. Come noi prendiamo i film indipendenti Usa, così dovremmo cercare di imporre di più i nostri. Ma non riguarda noi autori, è un problema per gli addetti. Nel mio ultimo film credo di aver toccato un tema internazionale, perché il bisogno della famiglia non è certo solo cosa italiana. Forse sono stato un po’ sfortunato visto che oggi la Chiesa vive un periodo tormentato, ma la maggioranza dei sacerdoti è composta da persone perbene».

Come sceglie le sue attrici?
«Una volta dicevo “mi piace il volto di Ornella Muti”. Ma poi ho deciso di non raccontare la figura di donna irraggiungibile. Ho scelto invece la sorella della porta accanto, che chiede aiuto e sbaglia nella vita e negli amori. Con tutte le mie attrici ho seguito sempre il percorso di conoscerle bene, comprendere i loro caratteri predominanti e poi cucire addosso il personaggio. In generale, nel rapporto con gli attori cerco di stabilire un’alleanza. Sul set non urlo mai, voglio metterli a loro agio. Più c’è agitazione, meno rendono».

Qual è la situazione per i registi che cominciano?
«Io trovai la sensibilità di Sergio Leone, che produsse i miei primi due film. Ma oggi chi c’è? I produttori di ieri, i Lombardo e i Cristaldi, non ci sono più. Adesso comandano le grosse case di distribuzione. Con l’inizio degli anni Ottanta è cessato il momento dei produttori. Peraltro, anche loro sbagliavano. Il vecchio Cecchi Gori buttò per terra il copione di “Compagni di scuola”, dicendo che era “troppo verboso”. Il film, invece, andò benissimo. Ho paura del produttore troppo colto, in realtà occorre intuito, come il vecchio Rizzoli, capace di capire il pubblico. Serve qualcosa a metà tra la tribuna e la curva».

Lei è arrivato al cinema dopo il successo della tv. Adesso è possibile un percorso simile?
«La televisione di ieri era di maggior qualità. Ora è più difficile, perché un comico ha a disposizione meno tempo, visto che parte subito lo spot. La pubblicità blocca tutto. Ieri erano possibili monologhi di otto minuti. Non c’era l’interferenza violenta del messaggio pubblicitario. Oggi chi può darteli? Per valutare i talenti odierni bisogna vederli al teatro, dove hanno più tempo».

Il premio dedicato a suo padre quale criterio segue?
«Il riconoscimento deve essere dato alla qualità. Mio padre è sempre stato uno studioso molto rigoroso. Aveva un forte legame con Lecce e il Salento, anche per l’amicizia e stima per Carmelo Bene. Non so quante volte avrà visto “Nostra Signora dei Turchi”. Quindi sono sicuro che avrebbe molto apprezzato l’istituzione di un’iniziativa a suo nome proprio qui. Oggi se c’è una novità parte dal Sud, sia nel cinema che nella musica, perché in questa parte d’Italia la cultura è viva».

A cura di Giovanni Casa

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11° Festival del Cinema Europeo – Lecce, 17 aprile 2010

 

 

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20 aprile 2010