La complessità del senso
18 11 2018

Bergamo, Cinelatino 2010

 

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Dal 16 al 19 giugno, a Bergamo, in Auditorium di Piazza Libertà e a Esterno Notte, si svolgerà Cinelatino, la terza rassegna dedicata al cinema latinoamericano. L’iniziativa è promossa da TenarisDalmine, organizzata da Bergamo Film Meeting, Fondazione Dalmine, Fundación Proa, Gamec e curata da Sara Mazzocchi (Gamec) e Angelo Signorelli (Bergamo Film Meeting). Dopo il successo dello scorso anno, ritorna l’appuntamento con i film realizzati nei paesi dell’America Latina, dove le produzioni continuano a mostrare grande vivacità per quanto riguarda le situazioni rappresentate e interesse verso i problemi reali della società e la vita delle persone. Cinque sono quest’anno i paesi rappresentati: l’Argentina, il Messico, la Colombia, il Cile e l’Uruguay.

 

I film in programma

Opera intensa e commovente è Los viajes del viento del regista colombiano Ciro Guerra. Il protagonista è Ignacio Carrillo, un uomo che ha passato tutta la vita viaggiando attraverso i villaggi nel nord della Colombia, portando in giro la musica e la canzoni del suo paese grazie alla fisarmonica, uno strumento che la leggenda dice sia maledetto perché un tempo era appartenuto al Demonio. Divenuto ormai vecchio, decide di sposarsi e di stabilirsi in un piccolo villaggio, abbandonando così la sua vita da nomade. Quando la moglie muore all’improvviso, Ignacio decide di fare un ultimo viaggio verso il nord del paese per restituire la fisarmonica all’uomo da cui l’aveva ricevuta, il suo insegnante e mentore. Sulla strada incontra Firmin, un adolescente deciso a diventare un girovago come lui. È un incontro tra due esseri che all’inizio non hanno nulla in comune ma che, lungo la strada e non senza difficoltà, trovano il modo di conoscersi e di condividere un cammino fatto di silenzi e di ricerca interiore. L’adolescente Firmin vede in Ignacio l’occasione per andare via e nella musica lo sfogo alla propria irrequietezza. Tra paesaggi bellissimi si dipana lo strano rapporto che diventa come quello tra un padre e un figlio, dove la scontrosità e la malinconia della vecchiaia urtano contro l’ostinazione e la fragilità della giovinezza.

L’uruguayano Gigante di Adrián Biniez è ambientato nella Montevideo di oggi e racconta la storia dell’amore improbabile del corpulento Jara, che lavora al servizio di sorveglianza di un supermercato, verso Julia, che è addetta alle pulizie dei locali e che l’uomo può osservare attraverso i monitor mentre svolge il lavoro notturno di sorveglianza. La sua diventa una vera e propria ossessione, tanto che comincia a pedinarla anche fuori del posto di lavoro. Quando si sparge la voce che la compagnia per cui lavorano entrambi ha deciso di licenziare molti dipendenti, tra cui Julia, Jara non riesce più a spiare la ragazza. Allora decide di incontrarla veramente. Film di sguardi, di timidezze, di attese e di sentimenti trattenuti, girato con uno stile asciutto e insieme affettuoso.

In Norteado, del messicano Rigoberto Pérezcano, la protagonista vera è la frontiera tra Messico e Stati Uniti, divisi da un muro di lamiera che, ogni anno, più di mille messicani cercano di attraversare per trovare nel Nord una vita migliore. Andrés è uno di questi: sposato con due figli cerca due volte di andare dall’altra parte, ma è sempre riportato in patria dalle guardie. L’incontro con due donne e un lento ma inesorabile coinvolgimento affettivo lo trattengono per un po’ di tempo dai suoi tentativi, ma il desiderio di partire è troppo forte e Andrés troverà finalmente un modo alquanto strano di passare il confine. Il film è fatto di sospetti, di esitazioni, di reticenze, mentre tra le persone crescono attrazioni, gelosie e rivalità; oltre il piccolo mondo di intimità domestiche e di rapporti tra le persone, si snoda la linea contorta della barriera che domina sulle vite di ognuno e che, paradossalmente, nel suo correre lontano sembra disegnare la tenacia del sogno e la fede in un’esistenza diversa.

L’Argentina urbana e violenta è al centro di Andrés no quiere dormir la siesta, di Daniel Bustamante. Protagonista del film è il piccolo Andrés, che passa il tempo tra i giochi in strada con i suoi coetanei e la casa della nonna paterna. Quando la madre del ragazzino muore per un incidente, turbata per qualcosa che è venuta a sapere, la nonna ne prende il posto, amorevole verso di lui e paziente verso il genitore, un tipo che passa da momenti, peraltro rari, di tenera affettuosità a impennate irascibili. Spesso è ubriaco, autoritario verso il figlio e ossessivo nei divieti. Dalla sua camera Andrés osserva quello che succede fuori e vede delle persone che fanno cose inusuali, come mettere a terra una ragazza e coprirne il viso con un telo nero. Quando chiede spiegazioni alla nonna, questa gli dice che probabilmente si trattava di un brutto sogno. Mentre la vita continua con la sua frenesia, nella casa di fronte c’è uno strano andirivieni: forse la madre aveva visto qualcosa anche lei. C’è qualcosa che Andrés non capisce. C’è molto di oscuro, ancora, nel passato dell’Argentina.

Dall’Uruguay arriva Mal día para pescar di Álavaro Brechner, un road movie agrodolce e intrigante. Jacob van Oppen, un tempo l’uomo più forte della terra, e il suo manager Orsini, magro ed elegante uomo d’affari che si presenta come “il Principe”, passano la vita a viaggiare tra le piccole città sudamericane per organizzare esibizioni di wrestling in teatri abbandonati. Jacob van Oppen è un incontrollabile titano di dimensioni gigantesche che si tranquillizza solo al suono dolce della melodia di “Lili Marleen”. Quando questa eccentrica coppia sbarca al villaggio di Santa Maria, scatta davvero l’affare; il giornale locale è immediatamente entusiasta nel promuovere il combattimento, manifesti pubblicitari annunciano il grande evento e lanciano un appello pubblico per trovare un degno avversario. Sempre pieno di risorse, Orsini conosce il modo per trovare il combattente che fa al caso, ma la pesca in Santa Maria potrebbe portare a una preda più grossa di quanto sperasse… Film originale e umano, è anche una storia di amicizia, di lealtà e di rispetto, pervasa da un sottile senso dell’umorismo. L’avvincente racconto cinematografico è l’adattamento di un breve romanzo del famoso scrittore Juan Carlos Onetti.

Il cinema latinoamericano viaggia nella modernità, coltiva l’irrequietezza, si muove tra piccole storie che si svolgono in primo piano, fatte di una quotidianità sofferta e intrigante, disperata e stravagante, folle e giocosa, e la storia di un passato che rimane sullo sfondo, dove affiorano di tanto in tanto le durezze dell’oppressione totalitaria, spesso aggirate, frequentemente rimosse. Poi c’è la tradizione, un’arretratezza economica e sociale ancora devastante, ma che rimane un bacino inesauribile di fantasia, di stravaganza, di riti e feste collettive, di musica e danze. Il contrasto che nel sud del mondo è ancora di un’asprezza enorme tra città e campagna, la criminalità che spopola nelle periferie, la corruzione dilagante, una società che cresce tra contraddizioni violente. Paesaggi che cambiano lungo migliaia di chilometri, immensi, mutevoli e numerosi, come le vicende degli uomini che li abitano, che li attraversano portandosi dietro le loro invenzioni, le loro inquietudini, le loro furbizie, i loro intrighi. L’america latina è un contenitore inesauribile di storie, di suggestioni, di sorprese; è un territorio cinematografico di eccellenza.
 

16-18 giugno:  Auditorium di Piazza Libertà
Piazza della Libertà – 24124, Bergamo

19 giugno: Esterno Notte, cinema all’aperto
Cortile Biblioteca Caversazzi
Via Torquato Tasso 4 – 24124, Bergamo

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29 maggio 2010