La complessità del senso
17 11 2018

Cinema italiano delocalizzato

 

«Sempre più numerosi

i lavoratori dell’industria cinematografica

che vedono emigrare il loro lavoro

rimanendo disoccupati in Italia»

Così dichiara Maurizio Feriaud, segretario generale del Sindacato Attori Italiano Slc/Cgil,
in apertura della conferenza stampa di presentazione
dei dati sulla delocalizzazione all’estero dei set di film e fiction di produzione italiana
organizzata insieme all’Ufficio Sindacale Troupe Slc/Cgil.

 

ATTORI. «Da tempo denunciamo il problema della delocalizzazione – prosegue il sindacalista – un fenomeno che coinvolge pesantemente anche il settore artistico che vede sempre più spesso i copioni di produzioni italiane affidati ad attori non sulla base di elementi correlati alle esigenze artistiche, ma solo perché reperibili nelle locations estere che di volta in volta vengono individuate per motivi di budget. Una prassi che oltre a lasciare senza lavoro  attrici e attori italiani compromette le sceneggiature, magari ideate per personaggi caratteristici del nostro contesto sociale e tradizionale, che vengono poi affidate ad interpreti dall’improbabile espressività italica per i quali è necessario il ricorso ad un attento lavoro di doppiaggio. Un problema – ricorda Feriaud – che incide su figure socialmente fragili, che non possono fruire di alcun sostegno al reddito e che per veder riconosciuta l’indennità di malattia devono aver maturato almeno 100 giornate lavorative nell’anno precedente. Inoltre il fenomeno della delocalizzazione va a sommarsi alla prassi nazionale che si va diffondendo di non utilizzare attrici e attori professionisti per le realizzazioni audiovisive, ricorrendo a queste ultime figure solo per doppiare gli interpreti “improvvisati”, vanificando le battaglie di anni per ottenere il famoso “voce volto”. A tutto questo si aggiunge il reiterato impedimento da parte delle produzioni di stabilire norme contrattuali anche per gli attori che rimangono le uniche figure professionali sul set senza alcuna regolamentazione collettiva. Un comportamento inaccettabile soprattutto quando ci si comporta da padroni delle ferriere con i soldi pubblici».

MAESTRANZE. L’ufficio sindacale troupe di Slc/Cgil nazionale, ha analizzato i dati relativi alle riprese di film e fiction televisive realizzate in territorio estero dal 2008 a aprile 2010. L’analisi evidenzia l’incremento delle giornate lavorative effettuate fuori dall’Italia con lavoratori assunti in loco.

«Senza voler minimamente censurare e condizionare le scelte autoriali e imprenditoriali nell’ipotizzare e realizzare, in parte o in toto, le riprese del prodotto all’estero – dichiara Umberto Carretti, coordinatore nazionale troupe Slc/Cgil – è doveroso esporre le conseguenze che tali scelte producono per tecnici e maestranze lasciati a casa, per il comparto industriale dei fornitori cine-televisivi, per le casse previdenziali e fiscali dello stato. Nella storia della narrazione filmica le ambientazioni estere ci sono sempre state, ma le connotazioni del prodotto nazionale, attraverso l’utilizzo di professionisti italiani, veniva sempre rigorosamente mantenuto».

DATI. La progressione della perdita di occasioni di lavoro nel periodo 2008 – aprile 2010 supera le aspettative peggiori, con i primi quattro mesi del 2010 che già superano l’intero 2009. In totale sono 76.136.136 gli euro persi in questo periodo tra mancato reddito dei lavoratori italiani, mancati proventi delle società di nolo e per lo Stato. Nel 2008 hanno lavorato 22 produzioni per 244 settimane di riprese. Di queste, 139 settimane sono state effettuate in Italia, 105 all’estero. 590 i lavoratori esteri coinvolti, per una perdita complessiva di giornate lavorative per gli italiani che ammonta a 16.980. Il totale economia sottratta nel 2008 è pari a 21.267.478 €, suddivisi in mancato reddito per i lavoratori italiani per 3.396.000 €, in mancati proventi per le società di nolo ecc per 12.855.298 € e 5.016.180 € di perdite di oneri e tasse per lo Stato (Irpef, Enpals, Iva).

Nel 2009 hanno lavorato 22 produzioni per 216 settimane di riprese. Di queste, 106 settimane in territorio italiano, 110 all’estero, coinvolgendo 710 lavoratori esteri. La perdita di giornate lavorative per gli italiani sale a 25.740. Il totale economia sottratta nel 2009 è pari a 25.451.032 €, suddivisi in mancato reddito per i lavoratori italiani per 5.160.000 €, in mancati proventi per le società di nolo ecc per 12.602.482 € e 7.688.550 € di perdite di oneri e tasse per lo Stato (Irpef, Enpals, Iva).

Nel 2010 (da gennaio ad aprile) risultano 17 produzioni per 192 settimane di riprese, di cui solo 57 effettuate in Italia, 135 all’estero. I 535 lavoratori esteri fanno ammontare a 31380 le giornate perse per i colleghi italiani. Il totale economia sottratta nei primi mesi del 2010 è pari a 29.417.626 €, suddivisi in mancato reddito per i lavoratori italiani per 6.276.000 €, in mancati proventi per le società di nolo ecc per 15.518.568 € e 7.623.058 € di perdite di oneri e tasse per lo Stato (Irpef, Enpals, Iva).

È una scommessa che si può vincere, e le organizzazioni sindacali delle troupe, con le associazioni datoriali del settore operano da tempo per questo obiettivo. Formazione, qualificazione dell’apprendistato, certificazione professionale, flessibilità contrattuale. In sostanza recupero del carattere industriale del settore del cineaudiovisivo, mantenendo vive le connotazioni artigianali e di “mestiere” ma con la consapevolezza delle evoluzioni tecnologiche e di linguaggio. Un impegno che ha tenuto conto di tutte le occasioni proposte dalla  la Comunità Europea, che, peraltro,  invita gli Stati membri a programmare politiche economiche destinate allo sviluppo del settore audiovisivo. Per tutta risposta assistiamo invece, nel nostro paese, ad una costante e progressiva deriva del settore a causa di un approccio, da parte dei committenti, che si fa più superficiale, meno attento alla salvaguardia degli standard qualitativi e finalizzato a realizzare utili prevalentemente attraverso l’abbattimento dei costi.

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30 aprile 2010