La complessità del senso
17 12 2018

Lecce, Cinema del reale


Siamo italiani, il film-denuncia che nel ’64 ha raccontato al mondo
le condizioni di vita degli emigranti italiani in Svizzera,
apre la Festa di Cinema del reale di Specchia (Lecce)

IX edizione 
Dal 25 al 28 luglio 2012

Nella corte del Castello Risolo

Quattro giorni all’insegna del cinema più spericolato, curioso e inventivo.
Più che una rassegna, una “festa di sguardi” che, attraverso proiezioni, mostre,
installazioni, incontri e musica dal vivo, vuol sostenere e promuovere
le narrazioni del reale e il cinema documentario realizzati in Italia,
nei Paesi del Mediterraneo e in tutto il mondo.

Siamo italiani racconta l’intolleranza – talvolta persino la segregazione – subita dagli oltre 500mila italiani che, nel secondo dopoguerra, andarono a soddisfare il bisogno di forza lavoro dell’economia svizzera: trattati come un problema, come “non-cittadini”, come individui sporchi e pericolosi da una società che li “accolse” come un corpo estraneo.

Così scriveva Lino Miccichè su L’Avanti: «(…) le lunghe sequele dei nomi alla stazione svizzera d’ingresso, le file dei lavoratori seminudi che attendono la visita, il rumore infernale delle macchine del benessere svizzero che essi muovono, e del loro ritrovarsi di uomini del sud nelle strade di Basilea come fossero la «piazza» di un paese meridionale italiano, sono fatti che Seiler dà appunto come tali con un apparente distacco, che ne è la forza, con una «oggettività» che ne diventa la segreta molla emozionale».

Siamo italiani è il primo capitolo di un dittico dedicato all’emigrazione italiana in Svizzera, che si completerà decenni più tardi con Il vento di settembre (2002), anche questo in programma alla Festa di cinema del reale, indagine sulla cosiddetta “emigrazione di ritorno” vissuta quarant’anni dopo da chi ha deciso di lasciare la Svizzera per tornare ad Acquarica del Capo, nel Salento. Storie di anziani rientrati a casa dopo decenni di duro lavoro, che aspettano per tutto l’anno la visita dei figli rimasti in Svizzera, vivendo sulla propria pelle un nuovo, costante sradicamento. Perché lì come qui, spiega Tonuccio, «la distanza e il desiderio ti spezzano il cuore».

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25 luglio 2012