La complessità del senso
19 12 2018

Corti, Arcipelago 2010

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Multisala Intrastevere

ARRIVANO I CORTI-FINE-DI-MONDO

Un giovane Peter SELLERS la “scoperta” di questa edizione

Il primo focus su Claudio NOCE

Il movimento zapatista del CHIAPAS

I vincitori del concorso “Nuovi Italiani”

L’OSCAR per il Miglior Corto d’Animazione

I registi Richard LESTER, Tony PALMER, Eugenio CAPPUCCIO,

Adriano GIANNINI, Pippo DELBONO, Susanna NICCHIARELLI

Gli attori Antonio BANDERAS, Dario FO, Isabella ROSSELLINI, Ascanio CELESTINI,

Isabella RAGONESE, Daniela VIRGILIO, Giorgio COLANGELI, Alba ROHRWACHER, Paolo SASSANELLI

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Un giovane Peter Sellers ancora agli albori della sua carriera cinematografica (siamo negli anni ’50) è il protagonista – a trent’anni dalla sua improvvisa scomparsa, avvenuta il 24 luglio del 1980 – della sezione OUTSIDERS. Al popolare attore britannico, maestro di trasformismi di insuperata comicità – dal Dottor Stranamore a La pantera rosa e Hollywood Party – ARCIPELAGO rende omaggio all’insegna dell’inedito e dell’anteprima italiana. Pochi sanno, infatti, che una delle ultime tappe della lunga transizione di Peter Sellers da una brillante carriera di imitatore radiofonico alla straordinaria avventura cinematografica che ne seguì – passando per la tv – è stata un cortometraggio del 1959, The Running Jumping and Standing Still Film, realizzato assieme all’amico Richard Lester e girato “in casa” con una piccola cinepresa 16mm di proprietà dello stesso Sellers, nell’arco di due domeniche e al costo di 70 sterline. Quello che era nato come un gioco tra amici finì per essere addirittura candidato all’Oscar per il Miglior Cortometraggio, oltre a valere a Lester – pochi anni dopo – la “chiamata” dei Beatles a dirigere il loro primo film, il celebre A Hard Day’s Night, e poi anche Help!.

Mai proiettato prima in sala in Italia, The Running Jumping and Standing Still Film – una sorta di surreale slapstick comedy ispirata al cinema degli albori – verrà proposto in 35mm ad ARCIPELAGO, accanto ad altre due rarità assolute, anch’esse mai apparse sugli schermi del nostro paese: si tratta di Let’s Go Crazy di Allan Cullimore, dove il futuro “Ispettor-Capò Jacques Clouseau“ si cimenta in svariati e spassosissimi ruoli (tra cui quello di Groucho Marx!), e Penny Points To Paradise di Tony Young – ambedue del 1951. Dati per smarriti per decenni, nel 2006 i due film sono stati ritrovati in una cantina dalla nipote del produttore Arthur Dent, Kate Lees, e nel 2009 il British Film Institute ne ha terminato il restauro. Ma mentre del primo film vedremo ad ARCIPELAGO proprio la versione recentemente restaurata, di Penny Points To Paradise verrà invece presentata l’unica copia rimasta – e conservata al National Film and Sound Archive di Canberra, in Australia – dell’edizione rimontata nel 1960 in una versione ridotta a 55 minuti (l’originale ne durava 77) per il mercato estero, principalmente l’Australia e la Nuova Zelanda.

A completare l’omaggio a Sellers è il documentario del 1969 The World of Peter Sellers, l’unico ritratto – a tratti perfino intimo, e forse proprio per questo bandito dalla BBC – in cui l’attore si sia mai riconosciuto. A firmarlo, non a caso, è uno dei migliori e più attivi documentaristi inglesi specializzati in biografie, quel Tony Palmer già autore – tra gli altri – di 200 Motels, documentario cult sulla leggendaria rockstar Frank Zappa.

Nel palinsesto dell’edizione numero 18 – quella della “maggiore età” – anche la prima personale dedicata ad una delle più recenti scoperte di ARCIPELAGO, quel Claudio Noce che – affermatosi l’anno scorso a Venezia con l’eccellente opera prima Good Morning Aman – già a partire dal 2000, con il documentario Snafu, è stato uno dei frequentatori più assidui delle varie “finestre” del Festival, quasi sempre in competizione e in almeno due occasioni con film vincitori: Gas nel 2003 (Menzione Speciale per i due protagonisti, un allora pressoché sconosciuto Elio Germano e Alberto Gasbarri) e Aria nel 2005 (Miglior Corto Italiano). In un decennio di attività intensa ed eclettica (ha diretto corti, documentari, videoclip, spot pubblicitari), Noce – quest’anno a sua volta giurato nella sezione CON/CORTO – ha dato corpo ad una variegata ricerca personale, culminata nel trittico sull’immigrazione costituito dal documentario breve Aman e gli altri, dal mediometraggio Adil e Yusuf e – appunto – dal lungometraggio Good Morning Aman. Un percorso che ARCIPELAGO è ben lieto di sintetizzare per la prima volta attraverso una selezione di 16 titoli, tra cui Eclisse (2005) con Carolina Crescentini, i videoclip per Piotta (Single, 2002, accompagnato anche dal backstage di La Grande Onda) e Fonosix (Da quando sei arrivata tu, 2007, con un impareggiabile Sassanelli/Fonzie), e fino al recentissimo Biancaneve e il corto, gustoso spot in doppia versione – tra Easy Rider e Russ Mayer, interpretato da Daniela Virgilio – che il regista ha voluto regalare al Festival, come testimonianza di un rapporto davvero speciale, che si affianca a quello che, nel corso del tempo, è maturato tra ARCIPELAGO e autori come Pappi Corsicato, Roberta Torre, Edoardo Winspeare, Eugenio Cappuccio, i Fluid Video Crew e altri ancora.

Accanto alle retrospettive, ARCIPELAGO, che da sempre è spinto da una spiccata vocazione alla ricerca di nuovi talenti e linguaggi, punta come di consueto gran parte delle sue energie sulle sezioni competitive. In THE SHORT PLANET – il concorso internazionale che vede sfidarsi 38 corti provenienti da tutti i continenti, la “crema” del cinema breve mondiale – segnaliamo senz’altro quattro film tricolori: l’ispirata animazione Nuvole, mani di Simone Massi (un inimitabile talento nostrano, malgrado la produzione sia francese), il surreale Blue Sofa di Lara Fremder, Giuseppe Baresi e Pippo Delbono (primo film italiano a vincere il Gran Prix del Festival di Clermont-Ferrand in trentadue anni!), la dilaniata intensità di So che c’è un uomo di Gianclaudio Cappai e il sorprendente esordio registico in salsa Camilleri di Adriano Giannini con Il gioco (Nastro d’Argento 2009). Alla pattuglia nazionale, mai così nutrita prima d’ora, si aggiunge uno stuolo di opere che faranno la gioia di chi ama la varietà e la rapidità narrative (quest’anno con un’insolitamente massiccia presenza della commedia), guidate dal vincitore dell’Oscar per il Miglior Corto d’Animazione, l’indiavolato Logorama del trio francese Alaux-de Crécy-Houplain, cui hanno ceduto il passo a Hollywood perfino il blasonato vincitore del Premio Goya La Dama y la Muerte dello spagnolo Javier Recio Gracia (con Antonio Banderas nei ruolo di co-produttore) e il polacco Tomek Baginski con il suo elegìaco Kinematograf. Per non parlare dell’ironica dissertazione pop sulla 3D-mania messa in scena in Flat Love del catalano Andrés Sanz (con l’ausilio di Isabella Rossellini come voce narrante), della ruvida comicità sub-urbana di I Love Luci, firmato dallo scozzese Colin Kennedy, come pure della toccante “soggettiva” nell’autismo di Storage (il regista è l’inglese David Lea), della gioiosa poesia del documentario di Beryl Richards Perfect World o della surreale metafora esistenziale creata dal nippo-americano Dean Yamada in Jitensha.

Sono 20 invece i cortometraggi nazionali in gara in CON/CORTO, ormai storica e fortunata prima ribalta dei nostri migliori talenti, dove quest’anno salta all’occhio la consistenza di quella che può essere definita una vera e propria “pattuglia cosmopolita” (e forse, almeno in qualche caso, anche il risultato di un’ennesima “fuga di cervelli”), composta dall’acuta e lieta riflessione sulla maternità di J’attends une femme firmata da Chiara Malta (dalla Francia), dal trepidante documentario di Rosa Russo Everyday But Sunday (dall’Inghilterra, ma girato in Etiopia), dalle rarefatte atmosfere di The Widow’s Cry di Emiliano Minutillo (ancora Inghilterra), dai due italo-argentini La gracia del mar e Somewhere (rispettivamente, di Alessio Rigo De Righi e di Caterina Gueli), dall’italo-etiopico Lightning Strikes, fulminante testimonianza del ritorno in patria dopo 70 anni dell’obelisco di Axum, firmata da una delle voci più importanti della scena videoartistica internazionale, Theo Eshetu, dal documentario sugli indocumentados messicani Torre de papel, realizzato ai confini degli Stati Uniti da Marco Vitale, e dall’italo-libanese Habibi di Davide Del Degan. Nella selezione di quest’anno fanno però spicco anche il ritorno di Massimo Cappelli (41), di Andrea Zaccariello (Caffè capo) di Ivan Silvestrini (con il suo saggio di diploma al CSC Avevamo vent’anni, interpretato da Alessandro Tiberi di Boris) e di Alessia Lucchetta, già vincitrice nel 2001 con Odissea – Pittura animata (Incubo), ma anche due film molto attesi alla loro anteprima italiana come il neo-vincitore del David Passing Time di Laura Bispuri (con Giorgio Colangeli) e l’outsider Rita di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, prodotto da Massimo Cristaldi: un vero e proprio “caso” per i numerosi riconoscimenti ottenuti all’estero, prima ancora di essere proiettato in patria.

Fuori concorso figura invece l’”extremofilm” di Eugenio Cappuccio Stazionaria, un video “estatico”, a metà tra la pura provocazione visiva e la boutade fenomenologica, che rivela – non senza ironia – nel regista di Uno su due e Volevo solo dormirle addosso una sorta di seconda identità inaspettatamente votata alla sperimentazione.

La competizione EXTRA LARGE, riservata ai documentari italiani fino a 60 minuti, propone anche quest’anno 15 titoli, tra cui due inchieste in America Latina, una nel Chiapas zapatista (L’alba del sesto sole di Roberto Salinas) e l’altra nella Colombia delle campagne – “truccate” – anti-narcos (Falsos positivos di Dado Carillo e Simone Bruno). Molto frequentati anche temi assai attuali e delicati come un’integrazione compatibile con l’identità culturale (Io, la mia famiglia Rom e Woody Allen di Laura Halilovic e Alisya nel paese delle meraviglie di Simone Amendola), il dramma dell’immigrazione tout court (In terra straniera di Claudio Di Mambro, Luca Mandrile e Umberto Migliaccio), l’emancipazione della donna (Jalla, Girls! di Annalisa Vozza, sulla squadra palestinese di calcio femminile, e Solo un giorno di Enrico Bisi, sul rapporto tra donna e religioni in India), i guasti della globalizzazione o dello sfruttamento ambientale (Workers di Tommaso D’Elia e La baia dei lupi di Bruno e Fabrizio Urso, i due gemelli catanesi vincitori nel 2009 di CON/CORTO con Luigi Indelicato) e la tragedia del terremoto in Abruzzo (I giganti dell’Aquila di Enrico Maria Artale).

Mentre “Le solite note” era il tema proposto quest’anno per i corti della sezione VIDEO/ROME, il concorso regionale organizzato in collaborazione con la Mediateca Roma dell’Istituzione Biblioteche del Comune di Roma e con l’Assessorato all’Istruzione e Cultura della Regione Lazio (cinque i video in concorso, tra cui UTunes di Stella Leonetti, con Antonella Ponziani), nella panoramica di cortometraggi già celebrati da altri festival – ITINERARILa Madonna della frutta di Paola Randi), Alba Rohrwacher (La seconda famiglia di Alberto Dall’Ara) e Paolo Sassanelli al suo esordio nella regia (Uerra), oltre a giovani promesse ancora fresche del primo confronto con il grande pubblico (Susanna Nicchiarelli, qui regista di Sputnik, e Salvatore Mereu con L’esame), oppure ormai prossime ad affrontarlo (Alessandro Celli con La pagella), o ancora appena “scese in campo” con il primo corto, come la sceneggiatrice Elisa Amoruso per Solo un gioco, interpretato dalla promettente Agnese Claisse, figlia di Laura Morante.

Accanto alla consolidata collaborazione con il DAMS dell’Università Roma 3 nello spazio Carta Bianca (sei i film in programma), si conferma anche la presenza – nel palinsesto del Festival – del quarto appuntamento con l’Evento Speciale Tutti i Diritti del Mondo, che offre una selezione di documentari e cortometraggi incentrati sul tema dei diritti della persona. Tra questi, la versione breve del documentario di Andrea Adriatico e Giulio Maria Corbelli + o – Il sesso confuso, sui mutamenti sociali determinati dall’Aids, due diverse indagini sulla cultura gitana (i Sinti pentecostali di Amèn di Stefano Cattini, i Rom nell’Italia della bufera bellica in Tzigari di Paolo Santoni), l’Africa di La coda dell’universo di Agnese Ricca e Simone Catania (girato in Camerun) e di Rwanda Again di Lawrence Blankenbyl (prodotto dal regista iraniano Babak Payami per Fabrica) e la spinosa vicenda Alitalia raccontata dal docu-fiction di Francesco Cordio Tutti giù per aria, con Ascanio Celestini nel ruolo del “coro” e Dario Fo tra i testimoni. Parallelamente, il Festival ospiterà anche la prima romana dell’impegnativa riflessione collettiva sulle divisioni e i confini Walls and Borders, realizzata da Maddalena Merlino e Claudio Paletto a beneficio della ONG International Help Onlus: ben 70 episodi diretti da 83 registi, tra cui Mimmo Calopresti e lo scomparso Armando Ceste.

Tra gli ultimi – ma non meno importanti – eventi di ARCIPELAGO 2010, il 23 Giugno sarà il turno della proiezione e della premiazione dei quattro video vincitori del concorso promosso dal Circolo di Roma di Libertà e Giustizia, in collaborazione con il Festival, intitolato Nuovi Italiani. Storie di ordinaria integrazione. Il concorso, cui è stata concessa l’Adesione del Presidente della Repubblica per il suo alto valore e il patrocinio della Provincia di Roma, era rivolto a chiunque volesse raccontare una storia di “buona integrazione”, per arginare il prevalere nei media dell’immagine negativa dell’immigrato come fonte di instabilità e insicurezza. A giudicare i video finalisti, una qualificata giuria composta da Luigina Di Liegro (vice-presidente della Fondazione Internazionale intitolata a Don Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas), dalla cantante e attrice italo-etiope Saba AnglanaCristiano Bortone.

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9 giugno 2010