La complessità del senso
18 11 2018

Roma, Carmelo Bene al Trevi

Carmelo Bene in Nostra Signora dei Turchi, 1968


Dal 29 al 31 maggio 2012 al cinema Trevi di Roma

CARMELO BENE. IL CINEMA, OPPURE NO

Nella rassegna del mese (2-31 maggio) anche, tra l’altro,

i film di Jia Zhang-ke, Andrea Frezza, Mario Schifano.

Omaggio a Tonino Guerra.


Carmelo Bene. Il cinema, oppure no

«Sarebbe possibile un cinema come quello di Carmelo Bene, oggi? Io mi azzardo a rispondere in modo categorico, anche se forse non è giusto: no. Perché? Perché manca il senso della libertà. Oggi si vuole produrre o realizzare qualcosa per cui lo spettatore si senta soddisfatto nel ritrovarsi nei suoi schemi usuali, dolorosi o felici, sognanti o realistici, ma sempre attraverso un filo narrativo che non deve mai perdere, perché non va al di là dello schema a cui è abituato fin dalla scuola, dalla scuola che insegna ad essere pedanti e quindi non liberi. Ci si sente obbligati a non frastornarlo, a chiarirgli tutto, a mantenerlo in una situazione di tranquillità narrativa: succede questo e poi quest’altro, e lui deve capire lo svolgimento conseguente, secondo la necessità naturale a cui l’uomo si sente sottomesso. Manca totalmente il senso dell’ironia, del sarcasmo, del mettersi in ridicolo (il caso di Ciprì e Maresco potrebbe rappresentare un’eccezione). Il ruolo principale nel cinema è sempre un eroe. Carmelo è l’anti-eroe. Carmelo nelle sue opere ci libera. Ci fa pensare e ci fa ridere di noi stessi. Oggi siamo troppo presi dalle analisi burocratiche mentali che ci fanno perdere il senso del ridicolo. Vorrei citare a questo proposito una frase di Christian Morgenstern: “Se osservo un gruppo di persone appartenenti alla ‘buona società’, vedo che è tutta gente che si può amare per l’uno o per l’altro tratto della loro natura; tutti sono amabili, chi poco, chi molto. Bisognerebbe però inoculare pressoché in ognuno di essi il veleno di una debole ma continua inquietudine. Troppo poco essi vogliono trascendere se stessi, hanno in sé troppa poca crescita, troppo poca sete di vagabondaggio. Essi credono di avere trovato se stessi a trent’anni, e chiamano ciò: essere adulti, e già si siedono per riposare con se stessi. Essi non sapranno più fare né dire nulla d’inaspettato; eppure bisognerebbe aspettarsi qualcosa d’inaspettato da ogni uomo in ogni ora. Si potrà calcolare il loro corso come se essi fossero qualcosa di molto comune: eppure sono la cosa più straordinaria del mondo, e cioè degli uomini, e portano in sé la cosa più incalcolabile del mondo, e cioè un’anima capace di ogni cosa inaudita”. Ecco, Carmelo ha commesso questo inaudito». Mario Masini.

Programma a cura di Fulvio Baglivi e Maria Coletti. Si ringrazia per la collaborazione Rai Teche.

martedì 29

ore 17.00

Carmelo Bene in Carmelo Bene – 4 momenti su tutto il nulla (2001-2004)

Regia: Carmelo Bene; montaggio: Alessandro Buonomo; origine: Italia; produzione: Nostra Signora S.r.l., Sacha Film Company, Rai Trade; durata: 105’

Ultima opera di Carmelo Bene, realizzata per Rai 2 Palcoscenico nel 2001 e trasmessa in due puntate il 25 luglio e il 1° agosto 2004: quattro momenti/monologhi girati con inquadratura fissa e dedicati ad altrettanti argomenti: Momento 1 – Il Linguaggio; Momento 2 – La Conoscenza/Coscienza; Momento 3 – L’Eros; Momento 4 – L’Arte.

Copia per gentile concessione di Nostra Signora S.r.l., Sacha Film Company, Rai Teche – Ingresso gratuito

ore 19.00

Carmelo Bene. Un ritratto (1971)

di Monica Maurer, Dietrich Schubert; durata: 30’

Un omaggio in forma di frammento, con testimonianze di Mario Masini e Lydia Mancinelli.

Versione originale tedesca con sottotitoli in italiano

a seguire

Incontro con Enrico Magrelli, Fulvio Baglivi, Maria Coletti, enrico ghezzi, Donatello Fumarola, Monica Maurer.

Nel corso dell’incontro sarà presentato il libro, a cura di Fulvio Baglivi e Maria Coletti, Carmelo Bene. Il cinema, oppure no (collana I Quaderni della Cineteca Nazionale)

 

ore 20.30

Il barocco leccese (1968)

Regia: Carmelo Bene; fotografia: Mario Masini; origine: Italia; produzione: Nexus Film; durata: 10’

Cortometraggio/documentario – il primo dei tre che Carmelo Bene si era accordato di girare per la Nexus Film – sull’architettura e le statue del duomo di Lecce. Alcune sequenze finiranno nel montaggio di Nostra Signora dei Turchi.

Ingresso gratuito

 

a seguire

Nostra Signora dei Turchi (1969)

Regia: Carmelo Bene; soggetto e sceneggiatura: C. Bene; fotografia: Mario Masini; coordinamento musicale: C. Bene; montaggio: Mauro Contini; interpreti: C. Bene, Lydia Mancinelli, Ornella Ferrari, Anita Masini, Salvatore Siniscalchi, Vincenzo Musso; produzione: Carmelo Bene, Nexus Film; origine: Italia; durata: 125’

Premio speciale della Giuria alla XXIX Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia («per la totale libertà con cui ha espresso la sua forza creativa mediante il mezzo cinematografico»). «Nostra signora dei Turchi è un melodramma, ma non per la melodia che arriva alle orecchie, per la melodia che arriva agli occhi. La musica ci libera dalle idee, da ogni cosa. Non credo che alla musica, e, grazie a Dio, non ho mai imparato a scriverla o a leggerla. Verdi ha creato un’arte drammatica per le orecchie, non per gli occhi. Io faccio il contrario. Verdi creava azioni per le orecchie, io creo musica per gli occhi. Credo sia la stessa cosa» (Bene).

Ingresso gratuito

 

mercoledì 30

ore 17.00

Edipo re (1967)

Regia: Pier Paolo Pasolini; soggetto e sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini, liberamente tratta da Edipo re e Edipo a Colono di Sofocle; fotografia: Giuseppe Ruzzolini; scenografia: Luigi Scaccianoce; costumi: Danilo Donati; musica: P. P. Pasolini; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Silvana Mangano, Franco Citti, Alida Valli, Carmelo Bene, Julian Beck, Ninetto Davoli; origine: Italia/Marocco; produzione: Arco Film, Somafis; durata: 110’

Versione della tragedia di Sofocle in forma di saggio, con gli opportuni riferimenti alla psicanalisi. La storia dell’uomo che, inconsapevolmente, uccide il padre, sposa la madre e, quando scopre la verità, si acceca diventa per Pasolini un dramma universale e al tempo stesso autobiografico. Prologo negli anni Venti, epilogo nella Bologna moderna, parte centrale in una immaginosa Grecia barbara e fuori dal tempo (ricostruita in Marocco). Questa è la prima apparizione su un set cinematografico di Carmelo Bene come attore, a segnare l’inizio di quella “parentesi cinematografica” che va dal 1967 al 1972 e che gli darà notorietà e risonanza internazionale, in Italia non senza scandali e attacchi feroci, non solo dalla critica dei detrattori ma anche dagli spettatori comuni, che causarono devastazioni selvagge e incendi nelle sale in cui avvenivano le proiezioni.

ore 19.00

Un Amleto di meno (1973)

Regia: Carmelo Bene; soggetto e sceneggiatura: C. Bene, liberamente tratto da Hamlet, ou les suites de la piété filiale di Jules Laforgue; fotografia: Mario Masini; scene e costumi: C. Bene; coordinamento musicale: C. Bene; montaggio: Mauro Contini; interpreti: C. Bene, Lydia Mancinelli, Alfiero Vincenti, Pippo Tuminelli, Franco Leo, Isabella Russo; origine: Italia; produzione: Donatello Cinematografica; origine: Italia; durata: 70’

«Pellicola a doppia perforazione. Stavolta il corpo è svanito del tutto. Lo presentai nel maggio successivo a Cannes. Comunque alla versione filmica preferisco senza dubbio quella televisiva» (Bene).

 

a seguire

Amleto di Carmelo Bene (da Shakespeare a Laforgue) (1974-1978)

Scene e costumi: Carmelo Bene; fotografia: Giorgio Abballe; musica: Luigi Zito; montaggio rvm: Gaetano Marguccio; interpreti: C. Bene, Alfiero Vincenti, Jean-Paul Boucher, Franco Leo, Paolo Baroni, Luigi Mezzanotte; origine: Italia; produzione: Rai; durata: 63’

Realizzato nel 1974 e trasmesso da Rai 2 il 22 aprile 1978. «La girai due anni dopo Un Amleto di meno per Massimo Fichera, direttore di Rai Due. Tutta in bianco e nero (esclusi i grigi). Tirammo fuori dei neri inchiostrati straordinari, l’équipe tecnica era di altissimo livello, tutta gente che la Rai non ha mai più avuto. Per l’Amleto mi serviva il bianco e nero in senso espressivo. Volevo sottolineare violentemente i contrasti e abolire il grigio. Tutte le sfumature di grigio che inquinano le immagini del bianco e nero quando è usato in maniera distratta o abitudinaria» (Bene).

Copia per gentile concessione di Rai Teche – Ingresso gratuito

ore 21.20

Bis (1966)

Regia: Paolo Brunatto; fotografia: Mario Masini; montaggio: Pino Giomini; interpreti: Carmelo Bene, Lydia Mancinelli, Maria Monti, Ornella Ferrari, Sylvano Bussotti, Vittorio Gelmetti; origine: Italia; produzione: Nexus Film; durata: 20’

Paolo Brunatto e Mario Masini (poi autore della fotografia dei film di Bene) filmano le prove del primo atto dello spettacolo Il rosa e il nero, tratto da Lewis, nell’appartamento di Maria Monti a vicolo del Cinque a Trastevere. Nel film compaiono Sylvano Bussotti, Aldo Braibanti, Vittorio Gelmetti e il cantautore Silvano Spadaccino. L’arte di Bene è qui racchiusa in una frase: «Non si può continuare a prostituire l’idea di teatro, che vale soltanto per un legame magico, atroce, con la realtà».

 

a seguire

Hermitage (1968)

Regia: Carmelo Bene; soggetto e sceneggiatura: C. Bene; fotografia: Giulio Albonico; montaggio: Pino Giomini; musica: Vittorio Gelmetti; interpreti: Carmelo Bene, Lydia Mancinelli; produzione: Nexus Film; origine: Italia; durata: 25’

«Il corpo, sacralizzato da una tradizione complessa e spesso contraddittoria (si pensi all’affollata cristologia occidentale), viene sistematicamente travagliato, disorganizzato, devastato. In Hermitage comincia già con le cose, con le scarpe scambiate a inizio del film, continua nei letti sfasciati e continuamente rifatti ma in modo tale che, ironicamente, siano ancora più sfasciati di prima; continua nelle masse dei cuscini in cui il corpo, cerca, non trovandola, una sistemazione mai adeguata alla finalità di ciò che suppone» (Jean-Paul Manganaro).

 

a seguire

Don Giovanni (1970)

Regia: Carmelo Bene; soggetto e sceneggiatura: C. Bene; voce fuori campo: John Francis Lane; fotografia: Mario Masini; scenografia: Salvatore Vendittelli; coordinamento musicale: C. Bene; montaggio: Mauro Contini; interpreti: Carmelo Bene, Lydia Mancinelli, Vittorio Bodini, Gea Marotta; produzione: Carmelo Bene; Italia; durata: 70’

«Oscar Wilde diceva: La fantasia imita, ma è lo spirito critico che crea. Nel Don Giovanni ho fatto della critica. La critica è all’opera in ogni inquadratura. Perché dunque fare ancora della critica, dopo? È superfluo che ci sia una prima e una seconda critica. La critica è la diffamazione. Nel cinema esiste il montaggio, sicché il film non è soltanto già scritto, ma anche già letto, dal momento che viene montato. Sicché, è già criticato, criticato, criticato. Un’ultima critica che si aggiunga al montaggio non può che essere una diffamazione» (Bene).

giovedì 31

ore 17.00

Carmelo Bene. Le tecniche dell’assenza (1984)

Regia teatrale: Carmelo Bene; scene e costumi: C. Bene; fonici: R. Chessari, G. Burroni; elettricista: M. Carletti; macchinisti: F. Bonanni, E. Potenza; direzione di scena: M. Contini. Regia del video: F. Marotti; cura del video: Maurizio Grande; riprese: A. Muschietti; fonico: G. Cabiddu; tecnico video: S. Casaluci; montaggio: A. Conforti; produzione: Centro Teatro Ateneo; durata: 92’

Il Macbeth di Carmelo Bene – un progetto di Ferruccio Marotti a cura di Maurizio Grande – si compone di due audiovisivi girati da Marotti nel 1982 ed editi da Grande nel 1984: Le tecniche dell’assenza e Concerto per attore solo. I video ricostruiscono gli elementi strutturali della messinscena di Carmelo Bene attraverso immagini tratte dall’eccezionale videoregistrazione in tempo reale di 32 giornate di prove di scrittura di scena di Bene uomo-teatro, per un teatro di non-rappresentazione, massacro dei classici (Macbeth è un ricco pazzo internato in una clinica di lusso assistito da un’infermiera sado-maso che è Lady Macbeth). Dal video – unico esistente su Carmelo Bene in prova – emergono con chiarezza gli elementi di fondo della sua poetica: le tecniche dell’assenza, il depensamento, lo stream of consciousness, la phoné, la macchina attoriale, la sospensione del tragico, l’incomunicabilità, l’irrappresentabilità.

In collaborazione con Centro Teatro Ateneo – Ingresso gratuito

 

a seguire

Il canto d’amore di Alfred Prufrock (1967)

Regia: Nico D’Alessandria; soggetto e sceneggiatura: N. D’Alessandria; fotografia: Elio Bisignani, Michele Picciaretta; ambientazione: Francesco della Noce; suono: Luciano Berio; voce: Carmelo Bene; interpreti: N. D’Alessandria; durata: 20’

La voce di Carmelo Bene è protagonista assoluta de Il canto d’amore di Alfred Prufrock, saggio di diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia di Nico D’Alessandria, il regista dell’indimenticabile L’imperatore di Roma, il cui motto preferito, «questo cinema va distrutto!», sarebbe piaciuto allo stesso Bene.

Ingresso gratuito

 

ore 19.00

Capricci (1969)

Regia: Carmelo Bene; soggetto e sceneggiatura: C. Bene; fotografia: Maurizio Centini; coordinamento musicale: C. Bene; montaggio: Mauro Contini; interpreti: C. Bene, Anne Wiazemsky, Tonino Caputo, Giovanni Davoli, Ornella Ferrari, Gianfranco Fusco; origine: Italia; produzione: BBB (Gianni Barcelloni, Carmelo Bene, Jacques Brunet); origine: Italia; durata: 95’

«È un capriccio di Nostra Signora. A differenza di Nostra Signora dei Turchi, Capricci è il nulla assoluto, nell’arte, nella vita, nell’amore, nella passione, in tutto: il nulla, insomma. Tutto è falso. Nei miei film non si deve credere ai personaggi, non si deve credere a nulla» (Bene).

 

ore 21.00

Frammento di backstage di Salomè (1971/1972)

di Monica Maurer; durata: 15’

Sul set di Salomè: materiale filmato da Monica Maurer che all’epoca era aiuto regista di Carmelo Bene. Riprese in super8, riversato per l’occasione su dvd.

Ingresso gratuito

 

a seguire

Salomè (1972)

Regia: Carmelo Bene; soggetto e sceneggiatura: C. Bene, liberamente tratto da Salomè di Oscar Wilde; fotografia: Mario Masini; scene: C. Bene; interventi speciali: Gino Marotta; coordinamento musicale: C. Bene; montaggio: Mauro Contini; interpreti: C. Bene, Lydia Mancinelli, Alfiero Vincenti, Donyale Luna, Veruschka, Piero Vida; origine: Italia; produzione: Carmelo Bene; durata: 80’

«Salomè è tante altre cose. È l’impossibilità del martirio in un mondo presente, non più barbaro, ma esclusivamente stupido. Una specie di Salambô multirazziale, tecnologicamente avanti di almeno trent’anni. La scommessa del colore. Della luce. Salomè non colora più gli oggetti, li illumina. Anticipai di vent’anni la tecnica dei videoclip». (Bene).

Ingresso gratuito

 

ore 22.40

L’Ulisse di James Joyce secondo Carmelo Bene (1988, 17’)

Carmelo Bene legge dei passi del romanzo di Joyce per la trasmissione Una sera, un libro.

Copia per gentile concessione di Rai Teche – Ingresso gratuito

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28 aprile 2012