La complessità del senso
14 11 2018

Tiziana Finzi: Locarno, festival dedicato agli autori

 

Positivo il bilancio del 61° Festival del Film di Locarno 

Tiziana Finzi, capo della programmazione:
«È stata un’edizione più faticosa delle precedenti e credo che sia stato così anche per gli altri. La produzione era di buon livello, ma è mancato il capolavoro. In ogni caso, alla fine è uscita una selezione di alta qualità, dal punto di vista artistico, stilistico e narrativo. La rassegna stampa, mai così ricca, riflette bene questa situazione e anche quando sono nate polemiche, le critiche sono state sempre stimolanti».

Quali sono state le difficoltà maggiori nell’organizzazione?
«Portare a casa i film. Spesso registi e produttori sono sensibili a Locarno, ma non possiamo ignorare che l’industria punta a festival più prestigiosi, nel senso popolare del termine, e il rischio dello “scippo” è sempre in agguato. Tuttavia, anche quest’anno ci siamo difesi».

Quale crede sia stato il fiore all’occhiello di questa edizione?
«La quantità delle opere prime e seconde. Abbiamo sempre l’auspicio che giovani autori partano da Locarno per arrivare poi a Cannes o Venezia, e tornare magari qui come membri di giuria. È successo e speriamo che accada di nuovo».

Come avviene la selezione dei film?
«Abbiamo preso in visione inizialmente circa 1.500 lungometraggi inediti, poi ne ho visti altri 500. Lavoro con una squadra di 12 persone, tra delegati artistici, commissione programmi e consulenti internazionali. Cominciamo a gennaio e chiudiamo a fine giugno, anche se il vero punto di svolta è costituito dal Festival di Cannes. Siamo consapevoli che quello è il principale obiettivo di molti e che prima è assai difficile ottenere dei sì. Subito dopo la rassegna francese, i ritmi di lavoro diventano massacranti».

Negli ultimi anni è avvenuta una sorta di proliferazione di festival. Come vedete questa concorrenza?
«Sappiamo benissimo che dobbiamo lavorare tra due “mastini napoletani” come Cannes e Venezia, ma noi abbiamo un’identità forte. Di recente sono cresciuti Karlovy Vary, San Sebastian e Toronto, ma questi hanno un impianto più tradizionale o sono molto legati al business. Ciò che ci caratterizza è la nostra volontà di fare una rassegna dedicata agli autori, non alle star. In fin dei conti, siamo un festival con oltre 60 anni di tradizione e sono pochissimi quelli che ci battono. Sessant’anni non si cancellano con un bulldozer che arriva da Zurigo, anche se ben finanziato. La storia non si distrugge solo con i soldi, o almeno a me piace pensarla così».

Intervista di Giovanni Casa

 

 

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17 agosto 2008