La complessità del senso
19 12 2018

Accardo: E la musica nella scuola? Pensare ai giovani

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«Un paese si basa e vive sulla cultura, se si taglia la cultura siamo messi veramente male». Lancia l’allarme il maestro Salvatore Accardo alla vigilia del concerto, promosso dall’Associazione Stampa Romana nel Centenario della Federazione (4 ottobre 2008 all’Auditorium-Parco della Musica di Roma). «In Italia – dice Accardo a Ign, testata online del gruppo Adnkronos – ci troviamo dal punto di vista musicale in una situazione paradossale, perché abbiamo negli ultimi tempi una fioritura di talenti notevoli e invece dall’altra parte si taglia e tagliando si va a discapito dei giovani. Mentre i ragazzi avrebbero bisogno di una visibilità maggiore e questa la possono dare solo le istituzioni concertistiche che li fanno suonare. Ma se si tagliano i fondi non c’è la possibilità di aiutare i talenti. Si continua solo con i concerti di grandi artisti, tanto quelli vanno sempre, ma si tarpano le ali ai giovani. E’ questa la mia preoccupazione, l’impossibilità di giovani talenti di farsi sentire e di farsi conoscere. Io insegno da una trentina d’anni, ma mai come adesso i ragazzi mi dicono: ‘noi studiamo, facciamo sacrifici, ma poi dopo?’. Il futuro di questi ragazzi non è roseo”.

«Gli eventi sono sempre pieni, ma non è l’evento che fa la base della cultura. La base della cultura la fann0 l’educazione e la scuola. Quello che manca in Italia è un’educazione musicale completa per i giovani che non saranno musicisti, cosa che invece c’è negli altri paesi, partendo dall’Australia e dagli Stati Uniti. E non parliamo poi di paesi con una grande tradizione come l’Austria e la Germania».

«In Australia – continua Accardo – ci sono decine di orchestre formate da architetti, da medici, da ingegeneri, però tutti hanno studiato uno strumento a scuola e formano queste orchestre di dilettanti che sono straordinarie. Anche nella scuola inglese, dove vanno i miei nipotini, ognuno studia uno strumento. Poi, se farà il musicista o no è un altro discorso. Però devono avere una cultura, solo così si forma anche il pubblico di domani».

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3 ottobre 2008