La complessità del senso
20 11 2017

Venezia, Settimana della Critica – Programma

26. Settimana Internazionale della Critica
31 agosto – 10 settembre 2011


I sette film in concorso

Stockholm Östra (Stoccolma Est) di Simon Kaijser da Silva – Svezia, 2011World Premiere – Film di apertura – Fuori Concorso

Totem (id.) di Jessica Krummacher – Germania, 2011World Premiere

El campo (Il campo) di Hernán Belón – Argentina, 2011World Premiere

El lenguaje de los machetes (Il linguaggio dei machete) di Kyzza Terrazas – Messico, 2011World Premiere

Là-bas (id.) di Guido Lombardi – Italia, 2011World Premiere

La terre outragée (La terra oltraggiata) di Michale Boganim – Francia-Ucraina, 2011World Premiere

Louise Wimmer (id.) di Cyril Mennegun – Francia, 2011World Premiere

Marécages (Acquitrini) di Guy Édoin – Canada, 2011World Premiere

Missione di pace di Francesco Lagi – Italia, 2011World Premiere – Film di chiusura – Fuori Concorso


Evento speciale a sorpresa in collaborazione con le Giornate degli Autori


Dalle tracce filmiche disseminate nel programma di questa 26. Settimana Internazionale della Critica, si decifra una geografia del contemporaneo precisa, dura, sconcertante. Anche perché a disegnarla sono autori esordienti, tutti piuttosto giovani, che mettono in scena con coraggio estetico e disinvolto uso del mezzo, un’attualità spesso disperante, dove non solo le condizioni esistenziali (e non sempre e solo giovanili) sono messe a dura prova, ma anche le sicurezze ambientali, il rapporto con le risorse naturali del pianeta, i tentativi di conciliazione per le conseguenze dei flussi migratori. E se la visione complessiva che emergeva, ad esempio, all’ultimo Festival del Cinema di Cannes era quella di un immaginario contemporaneo legato a temi che spesso alludevano ai disagi infantili, agli abusi, alle forme estreme di conflittualità presenti nell’organismo fondante della “famiglia” (si pensi solo allo splendido film di Malick), anche noi, nel selezionare il nostro programma di film ci siamo imbattuti in una manciata di ottimi film che con il tema della “famiglia” flirtavano spesso e volentieri. Convincendoci così che attorno alle dinamiche del conflitto familiare, sia esso vissuto in chiave drammatica o, più sporadicamente, di commedia, ruoti l’estrema e disperata ricerca di un cinema che ancora ama farsi portatore di segnali di rinnovamento in una realtà di crisi globalizzata. Nove film, quelli di quest’anno, nove opere prime tutte in prima mondiale, considerati anche i film d’apertura e chiusura che pur non partecipando al concorso rientrano a pieno titolo nel discorso fatto prima, che raccontano di cose diverse in forme diverse, eppure tutti sintonizzati sulla stessa emergenza espressiva, che è quella che più ci interessa: uno sguardo, un’intensità, finanche una forza bruta nel gesto filmico. Paesi diversi, due film italiani, molta Europa, America latina, l’assenza dell’Oriente, dell’Iran, degli Stati Uniti (ma c’è il Canada): senza cercare motivazioni forzate, può essere un caso, una circostanza, un semplice avvicendamento anche nei nostri gusti. A volte colpisce però la conferma: in questo senso quello che sembra avvertirsi di positivo, nel giovane cinema italiano, al di là e a dispetto della crisi economica e politica che fa della cultura un peso di cui liberarsi e non un valore e un diritto di tutti, è una certa sfrontata libertà, un coraggio anche immaturo ma di grandissimo valore, che non produce necessariamente opere di sicura ma media intensità (come ad esempio fa da anni il cinema francese, da sempre attento ai propri esordienti), piuttosto film forse imperfetti ma animati da una forza e da un’urgenza che li rendono ancora di più necessari. […] (dalla Presentazione, di Francesco Pace)

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28 agosto 2011