La complessità del senso
18 12 2017

Venezia, Settimana della Critica – Programma


29 agosto – 8 settembre 2012


I sette film in concorso


Luigi Lo Cascio esordisce nella regia (La città ideale)


Water (Acqua) di Nir Sa’ar, Maya Sarfaty, Mohammad Fuad, Yona Rozenkier, Mohammad Bakri, Ahmad Bargouthi, Pini Tavger, Tal Haring – Israele/Palestina-Francia, 2012 – International Premiere – Film di apertura – Evento Speciale Fuori Concorso

 

(*) Äta sova dö (Eat Sleep Die/Mangia dormi muori) di Gabriela Pichler – Svezia, 2012 – World Premiere
La città ideale di Luigi Lo Cascio – Italia, 2012 – World Premiere
Küf (Mold/Muffa) di Ali Ayd?n – Turchia-Germania, 2012 – World Premiere
O luna in Thailandia (A Month in Thailand /Un mese in Thailandia) di Paul Negoescu – Romania, 2012 – World Premiere
No Quiero Dormir Sola (She Doesn’t Want to Sleep Alone/Non voglio dormir sola) di Natalia Beristain – Messico, 2012 – World Premiere
Welcome Home (Bentornata a casa) di Tom Heene – Belgio, 2012 – World Premiere
Xiao He (Lotus) di Liu Shu – Repubblica Popolare Cinese, 2012 – World Premiere

 

Kiss of the Damned (Il bacio dei dannati) di Xan Cassavetes – Stati Uniti, 2012 – World Premiere – Film di chiusura – Evento Speciale Fuori Concorso

 

(*) Premio Settimana della Critica

 

La prima buona notizia è relativa a un falso allarme: se una delle polemiche all’ultimo festival di Cannes era incentrata sull’assenza di registe donne nella competizione ufficiale, possiamo tranquillizzare chi sostiene anche al cinema, e nei festival, la necessità di quote rosa: la forte preponderanza di autrici nei film d’esordio che quest’anno ci sono stati sottoposti sottolinea che esiste un coraggio e una urgenza espressiva che supera ostacoli culturali, censure politiche o economiche. E se nella selezione della Sic di quest’anno quattro degli otto registi esordienti (il nono titolo è un film collettivo) sono donne, non sarà un caso. E neanche frutto di una decisione opportunistica: il cinema sarà pure una forma in via di estrema mutazione, ma resta linguaggio universale che non può conoscere limitazioni legate al gender, alla razza, alla connotazione sociale, alla censura. Naturalmente le possibilità reali di un cinema “al femminile” variano di Paese in Paese, ma stupisce positivamente che sempre più da quelle culture e da quelle aree dove la condizione femminile è più drammatica, provengano esempi di ribellione artistica che danno vita a film spesso coraggiosi, innovativi, soprattutto quando non imbrigliati in esigenze più programmatiche o didattiche.

La seconda buona notizia è che dal cinema degli esordienti emergono anche quest’anno grandi scoperte e non solo, crediamo, dalla nostra sezione che a questo cinema si dedica ormai da anni: in questo senso la competizione, anche amichevole, fra le varie sezioni della Mostra sarà forte, ma la mappa tracciata dalla Sic di quest’anno è più che mai precisa e segnala “luoghi” di interesse che rivendichiamo orgogliosamente come nostri.

Si inizia con un evento di estrema importanza, frutto di un progetto dell’Università di Tel Aviv: Water (Acqua) è un film collettivo, girato e interpretato da registi e attori israeliani e palestinesi, un collage di 7 cortometraggi legati al tema dell’ acqua, un tema che in quei territori assume una valenza più che simbolica, anzi drammaticamente reale e legata ai temi del conflitto.

Il concorso, con sette film in prima mondiale, si sviluppa secondo proposte provenienti da Paesi diversi, con alcune conferme positive (il cinema nordico, quello messicano), alcuni graditi ritorni (il bellissimo film turco e il coraggioso film cinese) e la presenza di un altro paio di titoli europei che si interrogano su identità comunitaria e spaesamento esistenziale passando attraverso due vicende sentimentali e due stili completamente diversi.

E l’italiano, naturalmente, che anche quest’anno ci sentiamo di poter iscrivere tra le più belle scoperte della Sic: La città ideale, esordio registico dell’attore Luigi Lo Cascio, si dimostra opera già solida e matura, parabola sull’Italia contemporanea nella tradizione di un certo cinema di impegno civile che vira verso il giallo morale, attraverso le vicende di un convinto e quasi ossessivo militante ecologista (interpretato dallo stesso regista-attore), che vede improvvisamente messe in dubbio le sue certezze etiche.

Per tornare agli altri titoli in competizione, ritroviamo temi fortemente sociali e politici, uniti all’eleganza stilistica tipica della migliore recente tradizione del cinema turco, nell’intenso film di Aly Aid?Küf (Muffa): un anziano guardiano di ferrovia in un villaggio aspetta da 18 anni notizie del figlio, scomparso in seguito a manifestazioni di protesta a Istanbul. E nel coraggioso film della regista cinese Liu Shu, Xiao He (Lotus), una giovane insegnante di un paese nel nord della Cina è costretta a lasciare il proprio lavoro per il suo spirito indipendente e per le sue idee progressiste: a Pechino capirà che il proprio destino di donna può trovare due strade contrapposte, quella della sottomissione alla cultura e all’economia imperante oppure quella della dissidenza.

Un’altra donna che sconta sulla propria pelle la ricerca di indipendenza, anche quella delle proprie scelte sentimentali e sessuali, nella cornice simbolica della città europea per eccellenza, Bruxelles, la troviamo nell’opera prima del belga Tom Heene, Welcome Home (Benvenuta a casa): tre incontri, tre uomini, nella giornata di Lila, la cui ricerca di identità è simbolicamente quella di un intero continente. La stessa ricerca caratterizza i giovani protagonisti del rumeno O luna in Thailandia (Un mese in Thailandia), di Paul Negoescu, un film che guarda volutamente a certo cinema francese di ronde sentimentale, ma che dietro l’apparente semplicità e la perfetta circolarità della sua messa in scena allude apertamente allo spaesamento di una gioventù sempre propensa a guardarsi indietro nostalgicamente, ma contraddittoriamente protesa verso la modernità indotta dalla nuova appartenenza comunitaria.

E siamo in Europa anche nel film svedese Äta sova dö (Mangia dormi muori) della regista Gabriela Pichler: la crisi economica si avverte anche da quelle parti, a quanto pare. Una ragazza perde il lavoro e fronteggia in modo energico e mai rassegnato la sua nuova condizione, barcamenandosi tra corsi di recupero per disoccupati (lì gli ammortizzatori sociali sono evidentemente una cosa molto seria) e oggettive difficoltà di reinserimento. Il film costruisce uno straordinario ritratto di donna che va molto al di là del suo impianto narrativo solo apparentemente realistico. Dal Messico arriva l’ultimo film interamente “femminile” di questa selezione, No quiero dormir sola (Non voglio dormir sola), di Natalia Beristain: due donne, Amanda e Dolores, nipote e nonna, si confrontano in una fase cruciale della loro vita, in un film di estremo rigore formale e di intensa partecipazione che mette al centro della narrazione il corpo, la solitudine, la vecchiaia e il tema dell’eutanasia.

Il corpo, l’amore impossibile, la vita e la morte: per restare su questi temi quest’anno ci siamo concessi una chiusura eccentrica, ma non meno motivata e appassionata: starà a voi giudicare se Kiss of the Damned (Il bacio dei dannati), il fantastico esordio di una figlia d’arte, Xan Cassavetes, è semplicemente l’ennesima variazione del genere vampire movie o se dietro l’affascinante ed eroticissima storia di due sorelle vampire nel Connecticut, l’una decisa a mettere fine alla propria sete di sangue per coronare il suo sogno d’amore e l’altra determinata nel voler a tutti costi condividere un destino di famelico desiderio di morte, si nasconda qualcosa di più interessante. A cominciare magari dall’omaggio, da parte di una regista esordiente ma molto cinefila, a tutto un immaginario di genere soprattutto fantastico italiano, rivisitato attraverso un gusto che mescola underground e video art, fumetto e video music. Ok, avrete già capito come la pensiamo noi… [dalla Presentazione, di Francesco Di Pace]





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14 agosto 2012