La complessità del senso
17 12 2017

Alain Cuny, magistrato in crisi

 

Sul set di Irene Irene

Il disperato suicida de  La Dolce vita
e il maestro di erotismo di Emmanuelle
ritorna sugli schermi nel film di Peter Del Monte 
nel ruolo di un presidente di tribunale 
messo in crisi dall’improvvisa fuga della moglie.

 

Lucido e nello stesso tempo appassionato e sensibilissimo, Alain Cuny conserva nel volto duro e misterioso molti tratti dei personaggi interpretati per il cinema. L’ultimo, il Mario di Emmanuelle, il maestro della pratica amorosa, nonostante l’attrattiva erotica, porta con sé un qualcosa di macabro che richiama alla mente lo Steiner, il disperato suicida de La dolce vita. Siamo stati a trovare Cuny sul set di Irene Irene, il film che Peter Del Monte ha quasi finito di girare per l’Italnoleggio, incuriositi da quest’altro personaggio, Guido, del quale ci aveva parlato il regista. Guido Boeri, presidente di tribunale sulla sessantina, abbandonato improvvisamente dalla moglie dopo tutta una vita “felice”, rimette in gioco se stesso e cerca di verificare le proprie idee, i sentimenti, il modo di concepire i rapporti con gli altri.

Il Mario di Emmanuelle sapeva tutto sulle donne: come si trova Cuny nei panni di questo Guido che si accorge di non sapere più niente neanche della moglie? L’attore esprime con un lieve sorriso una consapevolezza profonda:

Per Mario il mistero dell’esistenza non si spiega, egli rifiuta Dio e non ha come esperienza umana che il suo corpo e il corpo dei suoi simili, uomini e donne… Anche Guido è probabilmente senza Dio, ma le sue preoccupazioni raggiungono forse un assoluto mistico. Egli crede di aver conosciuto con Irene una pienezza di cuore, di spirito e anche carnale: ha confuso la voluttà reale con una concezione poetica e astratta della voluttà. È un professionista in una vita sociale falsa e sbagliata e nella vita reale è un amante disperato. Per questo alla fine muore, tuttavia la sua morte è nobile giacché molti altri nelle sue condizioni continuano a vivere…

Notiamo una certa convinzione nel descrivere i suoi personaggi, Alain, evidentemente li sente molto vicini…

Montaigne ha detto che ogni uomo contiene in sé tutta l’umanità. Forse non cè molta differenza tra Mario e Guido, e forse anche Steiner… – Si ferma un attimo, beve un sorso di vino e poi riprende a parlare lentamente, quasi dettando:

Steiner per sottomissione, per accettazione superficiale di una convenzione sociale e cattolica, sposa una donna, ha due figli, ma la sua gioia la trova nella solitudine e nella musica di Wgner, di Bach. Qundo incontra il giovane giornalista, realizza con lui un’intimità che la moglie non gli ha mai dato. Uccide i suoi figlioli perché odia la donna che glieli ha dati, poi si suicida perché non può sopportare nel suo intimo la convenzione volgare secondo cui un uomo deve amare una donna. Anche se non lo sa, egli ama gli uomini e muore per non aver saputo rispondere a questo desiderio.

Per il personaggio di Steiner lei fu guidato nientemeno che da Fellini. Ora sta lavorando con un regista molto diverso e molto più giovane dell’attore. Abbiamo notato che c’è una stretta collaborazione e intesa, molta concentrazione, molta armonia.

Fellini regna sul set, domina, è potente in quanto il successo gli è riconosciuto. Del Monte non ha i mezzi materiali di Fellini, ma c’ è in lui una struttura professionale perfetta, al suo livello. Del resto, tutti della troupe sentono che stanno facendo una certa esperienza che forse sorpassa l’ambizione dei loro sogni, rispettano la suscettibilità degli altri, qualche volta c’è uno slancio senza riserve. La buona riuscita di un film dipende sempre da diverse cose. Io sono da tempo amico di Robert Bresson e lui mi dice sempre che la tecnica cinematografica si può imparare anche solo in due giorni!

Che cosa farà dopo Irene Irene?

Vorrei fare un film come regista. L’ho già in mente. Si tratta di un uomo di quarant’anni, di due sorelle molto giovani e di un ragazzo. L’uomo desidera le due ragazze, ma non riesce ad averle e non capisce neanche lui le regioni della sua inibizione. È come Nietzsche, Baudelaire o Lautréamont, che amavano le donne ma erano presi dal terrore di averne. Il mio personaggio trova rifugio nella creazione artistica.

Alain, ci permetta una domanda anagrafica…

L’origine è difficile da dire, perché spero che mia madre, come tutte le donne, non sia stata fedele a suo marito! Comunque sono nato in Bretagna, a St. Malo. Mia madre è normanna e irlandese.

Che cosa pensa di Alain Cuny sullo schermo, come uomo non come attore?

Non sono contento di ciò che divento in fotografia. Non ho orrore della vecchiaia né della morte, ma non sto andando verso la morte come vorrei. Allora, per il momento, mi guardo il meno possibile.

 


Franco Pecori Alain Cuny, magistrato in crisi Giorni, 26 marzo 1975


 

 

 

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26 marzo 1975