La complessità del senso
18 10 2017

Lecce, Cinema Europeo 2009

 

Conclusa la X edizione del festival

 

Grande successo di pubblico e di critica per il festival di Lecce (31 marzo – 5 aprile 2009), diretto da Alberto La Monica e Cristina Soldano. Si è registrato un incremento al botteghino che supera oltre il 50% rispetto allo scorso anno. Alla serata di premiazione, condotta da Carlo Gentile e Alberto La Monica, numerose presenze istituzionali tra cui il Sindaco di Lecce Paolo Perrone, Nichi Vendola Presidente della Regione Puglia, insieme agli ospiti del Festival: Costa Gavras, Riccardo Scamarcio, Valeria Golino, Mimmo Calepresti e tanti altri. La manifestazione quest’anno ha visto come protagonisti del cinema Europeo: Costantin Costa Gavras, Margherita Buy, Ferzan Ozpetek, Raoul Bova, Mimmo Calopresti, Monica Guerritore,Simonetta Solder, Riccardo Scamarcio, Nico Cirasola, Tonino Zangardi, Adriano Giannini, Andrea Osvart, Fulvio Lucisano, Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni, Giuseppe Piccioni.
 
La Giuria internazionale, composta da Eva Zaoralova (direttrice del festival Karlovy Vary), Carlo di Carlo (regista e storico del cinema), Carlos Hugo Aztarain (direttore di riviste, attore), Dunja Klemenc (produttrice), Philip Bergson (critico, sceneggiatore ed attore) ha così espresso le proprie preferenze:

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Premio ULIVO D’ORO per il Miglior Film      
Kino Lika di Dalibor Matanic, Croatia
«Con sicuro mestiere e con una solida struttura, riesce a raccontare con efficacia una storia di solitudine e di disperazione di una piccola comunità di un villaggio di montagna».
 
Premio per la Migliore Cinematografia
Tranquility di Robert Alfoldi, Ungheria
«Con sapienza professionale, il direttore della fotografia Tamas Babos ha dato un forte impatto visivo alle qualità narrative del film».
 
Premio per la Migliore Sceneggiature
La belle personne di Christophe Honorè, Francia
«Per essere riuscito, attraverso un rilevante impianto drammaturgico, a dare vigore espressivo al racconto di un’educazione sentimentale».
 
Premio speciale della Giuria
For a moment freedom di Arash T. Riahi
«Un film che racconta l’odissea di rifugiati iraniani e curdi in fuga dall’Iran e dall’Iraq, con partecipazione e con impegno solidale, restituendone con incalzante espressività drammi, paure ansie e speranze di questi uomindi di oggi».

 

Il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, presieduto da Laura Delli Colli, ha attribuito
il PREMIO AL MIGLIOR ATTORE EUROPEO a
Alba Rohrwacher per In carne ed ossa di Christian Angeli.

 

 
La Giuria composta dai critici Paola Casella, Christophe Chauville e Olivier Rahayel ha attribuito
il PREMIO FIPRESCI a:
Mukha del regista russo Vladimir Kott
«Per la rappresentazione vitale ed energica di una società in trasformazione che prende a prestito da tutto il mondo per costruire la propria identità e per il ritratto di un trentenne che non sa come essere padre ma non smette di provarci».
        
Il premio PUGLIA SHOW – Concorso di cortometraggi di giovani registi pugliesi, in collaborazione con il Centro Nazionale del Cortometraggio e con Fuji, e presieduto dalla Giuria costituita da: Gianni Volpi, Davide Di Giorgio, Pier Paolo Battocchio, ha assegnato due premi:
 
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Sonderbehandlung di Carlo Michele Schirinzi
«Per la ricerca espressiva che rielabora materiali di repertorio in un immaginario personale».
Menzione 
Cara Valentina di Angela Ragone
«Per l’efficace e delicato ritratto di una giovane ragazza in difficoltà».
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Costa-Gavras:
Il cinema e i temi più attuali

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Il Festival del cinema europeo di Lecce ha dedicato
un’ampia retrospettiva al regista Costa-Gavras.
Ecco una sintesi dell’incontro avuto con la stampa.
 

Quale ruolo può avere oggi  il cinema?

 Deve essere il guardiano della memoria collettiva, il testimone della nostra storia. Da 114 anni continua a dare e a fare molto per la società. Sul ‘New York Times’ abbiamo letto che il cinema ha contribuito a fare eleggere Obama, perché aveva dato dei neri una visione diversa dall’uomo brutto e sporco che lava i vetri.

Come giudica l’evoluzione tecnologica nel cinema?

È un grande cambiamento dell’immagine. Il digitale è destinato a modificare tutto, anche se non si sa come. Tra cinque anni sarà forse generalizzato. Il digitale cambia l’estetica del film, nel bene e nel male. L’immagine non è così straordinaria come nella pellicola tradizionale. Io giro ancora con la pellicola, anche perché mi hanno detto che ogni 10 anni le cose fatte in digitale devono essere rigenerate, pena il rischio della perdita. Circa i film sul telefonino,  la reputo una cosa mostruosa, è la negazione del cinema.

Il suo ultimo lavoro, Verso l’Eden, affronta la tematica dell’immigrazione…

Il film va inteso come un omaggio a un uomo che vuole cambiare la sua vita e vivere un’utopia. L’immigrato è completamente solo, sfruttato in tutti i modi, dal lavoro al sesso. Lui deve accettare questo per sopravvivere. Sono i problemi di tutti gli immigrati.

Come mai ha scelto una star come Scamarcio?

In realtà non sapevo che fosse così famoso. Me ne sono accorto in una pausa della lavorazione, alla frontiera tra l’Italia e la Francia, quando da un bus sono scese delle italiane che l’hanno quasi assediato. E’ comunque un bravo attore e un giovane intelligente.

Perché non ha dato al suo personaggio una nazionalità definita?

È una scelta ben ponderata. La scena in cui gli immigrati buttano tutti i documenti vuole significare una rottura completa con le loro radici. Se gli avessi dato un’origine precisa, sarebbe stato caricato della storia di un Paese specifico e non di questo Paese.

Quali altri argomenti dovrebbe affrontare oggi il cinema?

La crisi economica e il potere delle banche. Vedo il rischio di una sorta di fascismo mascherato, con la giustificazione di dover aiutare l’economia. Grande rilevanza dovrebbe essere data anche alle questioni del lavoro e dell’ambiente.

Qual è il suo giudizio sull’Italia di oggi?

Vedo due cose in forte contraddizione: da un lato, l’Italia è il Paese della cultura, dell’arte che ci nutre intellettualmente. Dall’altro, non si capisce perché gli italiani hanno un leader così tragicomico.

È vero che aveva pensato di girare un film sul caso Moro?

Sì,  era un progetto anche molto avanzato. Avevo lavorato alla sceneggiatura con Eugenio Scalfari e Franco Solinas. Poi sono stato avvicinato in Francia da alcuni brigatisti rossi, ma non vollero spiegarmi perché Moro fosse stato ucciso. Allora decisi di abbandonare il lavoro, perché non posso raccontare una storia senza un finale.

Giovanni Casa

 

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6 aprile 2009