La complessità del senso
18 12 2017

Bergman e la sociologia

 

 

 

 

Rimprovereremo a Saussure
di non averci spiegato
il funzionamento delle banche svizzere?

 

A proposito di Scene da un matrimonio

 

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 Ingmar Berman, Scene da un matrimonio, 1973

 

Ogni volta che l’opera di un artista viene sottoposta alla verifica della “scienza sociale” c’è da drizzare le antenne, per via del rischio di una sovrapposizione arbitraria o quantomeno affrettata di metodi e prospettive analitiche.

La risposta di Sergio Talenti ad Emilio Garroni, sul Paese Sera del 15 e del 20 novembre, circa l’interpretazione di Scene da un matrimonio, il film di Ingmar Bergman recentemente passato in Tv, colpisce per l’insistenza con cui viene riutilizzata una concezione volgare del materialismo storico.

La lettura di Garroni mi era sembrata chiarissima: non la rappresentazione, in Bergman, della crisi di una coppia in termini sociologici, ma un discorso che, in profondità, rimanda a problemi universali (chi ha parlato di “coppia universale”?). Ciò che mi sembra poco chiaro è, da parte di Talenti, il presentare la replica dal punto di vista dell’”uomo comune” e non da “critico cinematografico”.

In base a quale criterio l’”uomo comune” sarebbe esentato dall’attribuire prima di tutto alla lettura del film le considerazioni sui contenuti? L’”uomo comune” può parlare di un film senza averlo visto? Dovremmo, da spettatori “comuni”, rimproverare a Bergman, di non averci mostrato la Svezia e di averci dato soltanto la “crisi della coppia”. Si può essere d’accordo sulle cause della “crisi” che Talenti individua nelle contraddizioni di classe, nello sfascio dei valori, ecc. Solo, chiediamo: perché mai tali cause dovrebbero entrare direttamente nella rappresentazione? E come potrebbero entrarvi? Ciò che manca, in certe approssimazioni sociologiche, è il metro di confronto con il processo di significazione. Non è un caso che lo stesso Talenti, cercando determinazioni più precise, abbia scritto: “La crisi economica che parte a metà degli anni ’60 assume caratteri traumatici che sicuramente si riflettono in modo specifico all’interno della coppia”. A quale pertinenza si riferisce la specificità del modo? Questo riflettersi lo dobbiamo intendere come un rispecchiarsi? Ma in che senso le astrazioni sociologiche dovrebbero “rispecchiarsi” nel flusso organizzato delle immagini di un film? Non vorremo certo rinfacciare a Saussure, linguista ginevrino, di non aver affrontato nei suoi corsi universitari il problema della funzione delle banche svizzere nel sistema economico del suo paese. Magari, il Ferdinando aveva anche le sue idee in proposito, ma certo non servirebbero agli studenti di Tullio De Mauro per superare l’esame di Filosofia del linguaggio.

Ben altro valore avrebbe un discorso che individuasse in Scene da un matrimonio la messa in opera di modi di fare del cinema propri di una classe o di un’altra. Sarebbe come dimostrare che il film di Bergman non parla un linguaggio universale, bensì quello di un settore determinato della società svedese, quello dei “quartieri alti”. E una volta dimostrato, ci sarebbe da chiedersi: se Bergman ci stimola a individuare i caratteri di quel matrimonio, non ci aiuta proprio con ciò a studiare appunto la storia? Chi tiene a sottolineare la necessità di “rapporti” tra poesia e scienza dovrebbe stare attento a non confondere le certezze, pur sempre limitate, della scienza con le “verità” dell’arte. E chi ci darà spiegazioni? Se la sentirebbe Talenti di andarlo a domandare, una domenica qualunque, al centravanti della Nocerina, in quanto uomo “comune”, dopo la partita? Sarà difficile che l’uomo “comune” possa d’un tratto saltare il fosso del buon senso e dirci tutta la verità sulla fondatezza semantica di espressioni, anche “semplici”, come “il vino è rosso”, o “la neve è bianca”: semplicemente perché lui, uomo “comune”, lo ha bevuto il vino, o perché c’è stato sulla neve lo promuoveremo critico cinematografico? Se poi ce la vogliamo prendere con i critici cinematografici in quanto categoria professionale, il discorso diventa tutto un altro.

 


Franco Pecori, Rimprovereremmo a Saussure di non averci spiegato il funzionamento delle banche svizzere?, Paese Sera, 27 novembre 1978.


 

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27 novembre 1978