La complessità del senso
18 12 2017

Mépris, B.B. nuda e Moravia

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A 776 giorni – un battere di ciglia per la storia del cinema – dall’uscita in Italia (20 novembre 2014) dell’ultimo film di Jean-Luc Godard – Adieu au language – Addio al linguaggio, Prix du Jury a Cannes 2014 -, mentre risuona negli orecchi il commento di giovani colleghi giornalisti all’uscita dell’anteprima romana per la stampa (“Ahò, ‘n c’ho capito ‘na mazza”), ha rivisto la luce, grazie alla Cineteca di Bologna, Le mépris – Il disprezzo (1963), in una riedizione pubblicizzata da un giornale importante puntando sulla nudità di Brigitte Bardot, tagliata a suo tempo per volere del produttore Carlo Ponti. Altro elemento importante nella riproposta in circuito [una sala a testa, a Biella, Bologna, Fermo, Firenze, Forlì Cesena, Genova, Napoli, Parma, Pistoia, Terni, Torino, Treviso, Verona, Vicenza] è l’accenno al romanzo da cui il film è “tratto” (parola orribile specialmente qui, giacché mai il cinema fu tanto lontano da un’opera letteraria quanto in un qualsiasi film di Godard). Pensate, rispunta il nome di Alberto Moravia.

Nel 1963, in Segnalazioni Cinematografiche, vol. 54, si notava: “Questo film presenta una ‘situazione’ psicologica che il regista non spiega e non approfondisce”.

Franco Pecori

 

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6 febbraio 2017