La complessità del senso
18 10 2017

Miniritratti, Alfred Hitchcock

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Janet Leigh e Alfred Hitchcock sul set di Psycho, 1960


Quando Hitch non era un “autore”
Le celebrazioni di un centenario come quello di Hitchcock rischiano di risultare, complessivamente, un’ovvietà: grande regista, maestro del brivido e  via dicendo. Ma non è ancora un’ovvietà ricordare che fino alla metà degli anni ’50 l’autore di Notorious non era     considerato un autore dalla critica. Il merito di aver rivalutato l’opera    di Alfred Hitchcock come fatto artistico è degli europei e precisamente  dei registi-critici francesi della Nouvelle Vague. Truffaut e compagni smontarono e rimontarono Hitchcock alla moviola, ne scoprirono segreti e qualità.

Il regista che dormiva troppo
Hitch aveva già fatto Il club dei 39 e L’uomo che sapeva troppo quando Hollywood lo chiamò come miglior regista inglese. C’era un progetto sulla tragedia del Titanic, che non andò in porto per l’intenzione del regista di affondare veramente la nave Leviathan   per rendere realistico il film. Hitchcock fu stravagante anche fuori    dal set. Famose le sue “pennichelle” improvvise in presenza di personaggi come Loretta Young o Thomas Mann. Primo nella storia del cinema, fece fugaci apparizioni in 36 degli oltre 50 film girati. E non perdonò ad alcuno osservazioni sul suo peso abbondante.

L’importanza dei particolari
Telegramma del regista ad un assistente per un breve ciak di tre secondi in Caccia al ladro: «Visto piano in cui auto evita bus. Temo non faccia effetto. Prendendo cinepresa curva l’auto esce di campo così rapido che è già passato prima che si realizzi pericolo. Dovremmo avanzare su strada dritta con curva in fondo in modo da    essere avvertiti della curva prima di arrivarci. Raggiunta curva, dovremmo essere shoccati da bus che improvviso viene contro noi. Secondo: solo metà bus appare su schermo. Correggere con cinepresa puntata a sinistra in modo che mentre camera-car prende curva cinepresa fa panoramica da sinistra a destra».

Uno che i film li faceva per il pubblico
«Ci sono due tipi di registi: quelli che tengono conto del pubblico concependo e poi realizzando il loro film e quelli che non ne tengono conto. Per i primi il cinema è un’arte dello spettacolo, per i secondi un’avventura individuale. Non si tratta di preferire gli uni agli altri, si tratta di prenderne atto. Mentre Bresson, Tati, Rossellini, Nicholas Ray girano i film a modo loro e domandano poi al pubblico di entrare nel loro gioco, Renoir, Clouzot, Hitchcock, Hawks fanno i loro film per il pubblico ponendosi continuamente domande per essere certi di essere il pubblico» (François Truffaut, 1975).



Franco Pecori  Alfred Hitchcock cento anni Rai Televideo, 10 agosto 1999


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10 agosto 1999