La complessità del senso
22 11 2018

Patti Smith, Tournée italiana

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Strana, questa Patti Smith, strega canterina che canta Volare guardando estasiata, dopo cena, il Ponte Vecchio. «La bambina», dicono la chiami Gregory Corso, poeta della Beat Generation. Quando fa il rock, va sul duro di brutto, ma poi ogni tanto si sdilinquisce in romanticherie poetiche: «Non piangere andiamo alzati danziamo nell’erba», «vagabondiamo ballando il rock ‘n roll». Di questa Smith s’è parlato un po’ a vanvera, lasciando passare per buone certe scemenze culturali che avrebbe potuto benissimo dire, nella conferenza stampa di Venezia preparatoria dei concerti di Bologna e Firenze, un impersonale press agent. Amplificazione e oggettivazione dell’ambiguità sociologica, questo il dettato della strategia promozionale dello star-system e questa l’esecuzione disciplinata degli “inviati speciali”.

 

Dice la Smith che in America, prima degli anni Cinquanta, non c’era una «vera e propria cultura»; poi con il rock ‘n roll i ragazzi trovano uno «strumento di comunicazione universale», che «libera il corpo» e «modifica la consapevolezza». Forse è per questo che, in concerto, appena lei accenna a trasformare il rock duro in espressione più frazionata, fino a rasentare certe libertà della musica “creativa”, i giovani non la seguono. I giovani, quell’erba delle sue poesie la strappano a zolle dal campo di gioco del Bologna e gliela tirano addosso, per affetto forse. I giovani, questo universo misterioso che insegue «desideri» e «bisogni» collezionando giudizi/lecca-lecca su cavalli industriali, direttamente all’arrivo di percorsi non fatti. A loro, tramite gli “inviati”, la Smith ha parlato di Michelangelo e di Leonardo, di Rimbaud e Pasolini, di Genet, di Anna Magnani e di Bertolucci. Tutti insieme e nessuno ha fatto una piega. Le penne si sono immerse piuttosto nella fenomenologia del grande evento.

 

Certo, 60-80 mila ragazzi in uno stadio sono tanti, ma gli stadi sono pure abituati a riceverne di gente! A meno che, suggestionati dai riferimenti letterari, non si voglia far credere che il Rock e il Punk siano più cultura del calcio. Quando si dice «folla protagonista» non si dà una novità sconvolgente. Bisognerà piuttosto interpretare in maniera corretta la funzione di questa folla, il suo essere specchio e fonte del consumo, relativamente alle condizioni della messa in scena, che sono il messaggio più interessante. Questa massa di giovani “rifiuta” il prodotto e perciò va da Patti Smith? C’è chi lo ha scritto. Una cosa è sicura: il “rifiuto” avviene su di un piano dichiaratamente simbolico, scenico, rituale; la funzione della folla viene rovesciata da trasgressiva in legittimante. Abbiamo visto foto in controluce con mani tese, bibliche, a supplicare il miracolo che si colmasse con un sol gesto la distanza esistenziale e si frantumasse l’identità economica tra potenza di watt ed estasi espressiva. C’è «qualcosa» in questi concerti rock che va al di là del fatto musicale, ha sentenziato qualcuno.

 

Sì, qualcosa c’è, al di là e al di qua: l’ignoranza programmatica del neo-romanticismo industriale che produce reazioni generiche e insoddisfazioni informi. Non è vero che in America non vi siano state esperienze. Lo Swing degli anni Trenta non fu certo da meno, quanto a carica “liberatrice”, in una società che con la crisi economica s’era sentita mancare il terreno sotto i piedi. E la gente ululava e sveniva, proprio come oggi. Quelle feste sfrenate, rituali anche allora, stravolsero per qualche tempo una musica più vera, più crudele, più scomoda, più bella, che stava all’origine della cultura musicale americana: il jazz. Fu anche quella una “maledizione”, per riscattarsi dalla quale bisognò aspettare – a parte la breve scintilla del Be-bop – gli anni Sessanta e la Free Music. Ma Patti Smith, la nuova “maledetta”, queste cose agli “inviati” non le ha fatte sapere (e loro non le hanno scritte), perché lei i suoi lanciatori di zolle li ama così, vibranti e non-decentrati. La prossima volta, all’Olimpico, lo stesso giorno di Roma-Lazio: pensate che spettacolo!

 

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Franco Pecori Patti Smith in Italia Paese Sera 17 settembre 1979


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17 settembre 1979