La complessità del senso
17 11 2018

Il mondo che vorrebbe Vasco

 

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Vasco Rossi: Il mondo che vorrei

 

Ed è proprio quello che non si potrebbe
quello che vorrei,
ed è sempre quello che non si farebbe
quello che farei,
ed è come quello che non si direbbe
che direi
quando dico che non è cosi il mondo
che vorrei

non si può sorvolare le montagne
non si può andare dove vorresti andare
sai cosa c’è ogni cosa resta qui
qui si può solo piangere
e alla fine non si piange neanche più

ed è proprio quando arrivo lì
che già ritornerei
ed è sempre quando sono qui
che io ripartirei
ed è come quello che non c’è
che io rimpiangerei

quando penso che non è cosi il mondo che vorrei
non si può fare quello che si vuole
non si può spingere solo l’acceleratore
guarda un pò ci si deve accontentare
qui si può solo perdere
e alla fine non si perde neanche più! 

 

 

Ma che nonno giovane! Ha 56 anni e sembra un ragazzo. O forse sta tornando indietro? Le parole dell’ultimo successo, uscito in Italia il 14 marzo, impressionano per l’ambiguità. Volere, fare, dire, andare, arrivare, ritornare, ripartire, rimpiangere, accontentarsi: si può solo perdere. E’ disperato, Vasco? Certo ne ha viste di tutti i colori, di cotte e di crude. Sostanzialmente vuol essere un simpatico. Un po’ spregiudicato? Qualche volta, forse. Ma alla fine, cioè oggi (ma oggi è la fine?), insomma ormai, non sa più che fare: si arrende all’evidenza e trasforma la resa in scetticismo. Leggerezza dell’essere? Non resta che riandare ai Greci (solo per il classico). Oppure rimasticare. Tutto questo per un cd o per un ipod in un giro in macchina verso o da discoteca? Non è detto. Va bene anche la metro, o due passi in riva al lago la sera. Va bene anche romantico. Tanto, si può solo perdere. E m’hai detto niente!

Franco Pecori

 

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4 aprile 2008