La complessità del senso
15 11 2018

Jazz Domani, L’assessore umbro e il metro “Down Beat”

 

Pare sia difficile, oggi, sostenere la necessità di chiare interpretazioni politiche dei fatti culturali e, nel caso specifico, musicali e più ancora jazzistici. Come se la musica fosse una sola, analizzabile secondo una scala di valori assoluta. Pare sia difficile considerare le classifiche di musicisti organizzate da determinate riviste per quello che sono: operazioni culturali con una precisa fisionomia e non certo veicoli neutri di verità estetiche.

Sostenere il valore di un jazzista, poniamo Phil Woods, sbandierando il suo primo posto nella classifica del Down Beat non è operazione rozza come sembra. Dipende dall’obbiettivo che si vuole colpire. Un conto è cercare di vendere una certa musica appoggiandosi all’immagine di rispettabilità commerciale costruita dai mezzi di comunicazione funzionali a tali scopi (con i risvolti di comportamento sociale che ciò comporta), altra faccenda è valutare il peso culturale di un “cartellone” di concerti, o anche di un singolo concerto, col metro del Down Beat, pretendendo con ciò di essere a posto dal punto di vista dell’impegno di una politica culturale che si voglia impostare su situazioni specifiche e su dinamiche strutturali determinate – per esempio Perugia, l’Umbria, la sua storia musicale e le sue vicende jazzistiche.

Abbiamo criticato l’impostazione “cartellonistica” e abbiamo cercato di inquadrare la figura musicale di un Phil Woods, chiamato al Morlacchi di Perugia recentemente per un concerto organizzato dal locale Jazz Club con il contributo finanziario della Regione ed abbiamo auspicato, confortati dalle dichiarazioni dell’assessore alla Cultura perugino e dal responsabile dell’Arci provinciale, un’impostazione più adeguata, per il futuro, alle esigenze del territorio e ai metodi democratici. Infatti, ci è stato detto che l’anno prossimo, prima di stanziare i contributi, le varie proposte saranno vagliate da un’apposita commissione musica.

Bene. Siamo stati attaccati duramente, sulla pagina “Umbria” dell’Unità (18 nov.). Saremmo populisti e confusionari. L’articolo, firmato Giampiero Rasimelli, responsabile culturale del comitato regionale del Pci, da chi potrà essere utilizzato con maggiore profitto? Da coloro, ci sembra, che hanno in passato combattuto la battaglia per chiudere Umbria Jazz facendo leva sulla questione dell’ordine pubblico e che ora si compiacciono del cambiamento di rotta, o meglio del ritorno al sano sistema del “cartellone”, impostato sui gusti di un gruppetto di “appassionati”, ai quali gli enti locali dovrebbero dare l’appoggio economico sulla base delle loro referenze manageriali.

Purtroppo siamo nella necessità di dover ricordare al responsabile culturale del comitato regionale del Pci che la storia del jazz, quella scritta sui libri e incisa sui dischi, è ancora in gran parte, e sostanzialmente tutta, quella trasmessaci dall’affarismo americano, che ha sempre visto in sottordine le ragioni culturali e sociali di una certa musica. Basti pensare che si è dovuto attendere il 1963, e per la traduzione italiana il ’68, per avere una voce diversa, che ci raccontasse da un altro punto di vista la storia del Popolo del Blues (il libretto di LeRoi Jones, pubblicato da Einaudi, che non ci stanchiamo di raccomandare).

Con questo non vogliamo dire che non vi debba essere una quanto più vasta informazione e che non si debba ascoltare anche Phil Woods. O che non debbano sorgere mille e mille club privati, con le loro brave programmazioni di jazz. Ma appoggiarsi alle sttrutture pubbliche qualificando un certo concerto come il massimo della qualità sulla scorta del Down Beat, questa è un’altra cosa. Il Down Beat non è la Verità, è la rivista che più ha contribuito, nella storia del jazz, al travisamento della musica di Parker e di Ornette Coleman. E questo non si può ignorare, altrimenti ci si mette sullo stesso piano di chi crede di essere qualificato culturalmente solo perché è capace di far trovare puntualmente il cappuccino, la mattina, sul comodino dei musicisti ingaggiati.

 


Franco Pecori Jazz Domani, L’assessore umbro e il metro “Down Beat” Paese Sera, 23 novembre 1980


 

 

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23 novembre 1980