La complessità del senso
15 10 2019

Woodstock, 50 anni

 Ferragosto 1969, mezzo milione di persone sul campo di un allevatore della cittadina di Bethel, a nord dello Stato di New York…

« When I’m there, I’m not here. I can’t talk about my singing; I’m inside it. How can you describe something you’re inside of ? »

Woodstock: l’accumulo più gigantesco sull’altare del valore simbolico. I cinquecentomila ragazzi di quei tre giorni d’agosto segnano il punto d’arrivo di un’ideologia totalizzante, che finisce per identificarsi materialmente con il corpo-folla di chi la pratica. Il grande sogno dell’Amore e della Libertà si chiude su se stesso, digerendo in un weekend tutta la carica “alternativa” del decennio: i Beatles e Bob Dylan, i Rolling Stones e Jimi Hendrix, Janis Joplin e Joan Baez. Per il manager Albert Grossman, Woodstock è un oggetto che può valere un investimento di oltre un milione di dollari.

Dopo Woodstock, comincia a farsi strata l’idea del revival. E con la riproposta degli anni Cinquanta (a cominciare dagli Sha Na Na), la dimensione riflessiva, il versante interpretativo, l’adozione del metalinguaggio diventano espliciti. Conseguentemente, l’aspetto commerciale, il rock come affare, è imposto in quanto tale, senza più bisogno di velatura di autenticità o di manifesti esistenziali. La morte di Hendrix e della Joplin aiuta a siglare la fine di una dimensione “folk” perduta nel sogno di un’America diversa.

IL ROCK E LA SUA IMMAGINE

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14 agosto 2019