La complessità del senso
14 11 2018

1976 Jazz al Testaccio

Roma, Scuola di musica sul Monte dei Cocci

“Volemo magnà”, era il grido della plebe al tempo di Nerone. Oggi, sugli antichi prati del popolo romano la gente vive nelle case popolari costruite a fine Ottocento, case ancora con la latrina, senza bagno, case che i vecchi man mano lasciano libere e il proprietario (la Cassa di Risparmio) le mura, in attesa di sfruttarle meglio. Siamo a Testaccio. il quartiere di Roma che sorge sull’antico Monte dei cocci (in latino, testa = anfora, coccio). Un gruppo di giovani si dà da fare a rimettere a posto una casa semidiroccata; l’hanno occupata quest’inverno per avere un posto dove fare scuola di musica. Portano via i rifiuti, coprono il tetto sfondato, imbiancano le pareti; su una parta c’è scritto perfino “Segreteria”: “Volemo sonà” sembra essere il grido. A pochi metri sulla sinistra, le strutture inattive del vecchio mattatoio, cotruito verso il 1890 con la raffinatezza della tradizione purista romana e ora abbandonato da più di un anno: 12 ettari nel cuore di Roma, che hanno sollecitato la fantasia di molti. Il Comune voleva demolirlo, qualcun altro ha pensato di farci l’auditorium per i romani, i quali, tutt’ora, se vogliono ascoltare due note, devono chiedere il permesso al Vaticano.

Il Comitato di quartiere ha detto no: Testaccio ha bisogno di ben altro, il mattatoio può diventare la sede di una serie di servizi, per la riaggregazione di una vita sociale che attualmente è in dissolvimento. Pare ci siano riusciti: “Testaccio è rosso per oltre il 50% – dice Lisi Natoli, membro del Comitato e animatore della cooperativa di Soazio Zero, che ha piazzato il suo tendone proprio davanti al mattatoio – ma tutte le forze democratiche sono d’accordo per attuare il processo di ricomposizione del quartiere, che rimane un quartiere operaio e vuole avere la sua vita. La scuola di musica di Bruno Tommaso ci aiuta molto, perché la gente deve essere coinvolta nel modo più ampio e qualificante”.

I giovani della scuola di musica non hanno intenzione di restare per sempre in quella specie di rudere e guardano al mattatoio, sperando che si realizzi il centro culturale polivalente, nel quale ci sarà posto per trombe, sassofoni e chitarre. L’idea del verde attrezzato, con un centro socio-sanitario per gli anziani, scuola a tempo pieno, asilo nido, palestra e spazi per le attività artistiche, è appoggiata in pieno dalla prima Circoscrizione. E’ anzi l’architetto Renato Nicolini, il quale, in qualità di consigliere comunista ha portato avanti la proposta con più convinzione: “Testaccio riflette la storia antica del proletariato romano, dobbiamo rispettare questa storia. Il mattatoio è l’occasione per sperimentare un tipo di servizio nuovo, che integri il quartiere su scala cittadina,tenendo conto della sua particolare realtà. Il centro culturale che vogliamo realizzare nel recinto del campo boario servirà a tenere tutti uniti, compresi gli anziani”. Nel mattatoio tutto è rimasto come se l’ultimo vitello fosse stato ammazzato ieri: padiglioni, carrucole, rampini, un grande spazio verde al centro. Molto materiale è immediatamente utilizzabile. “Si potrebbe far posto agli uffici del Comitato di quartiere – dice Nicolini – e, assessorato alla Sanità permettendo, dare il via al centro per gli anziani”.

Meglio cominciare a fare qualcosa; la scuola di musica insegna. “Siamo partiti per conto nostro – dice Bruno Tommaso, diplomato in contrabbasso al Conservatorio di S. Cecilia e jazzista di valore europeo – perché una scuola popolare di musica non ha precedenti qui da noi e, per quando il centro del mattatoio sarà un a realtà è necessario avere un minimo d’esperienza. La nostra scuola è diversa perché non si viene a imparare la musica e basta, la storia insegna che chi sa più cose vince”.

La partecipazione dei giovani sta assumendo carattere di massa. Le iscrizioni sono già 500, ma possono frequentare poco meno di 300 allievi. Tutti si trovano bene perché la gestione della scuola è affidata a un comitato scelto fra loro e anche per il modo di fare scuola. Gli insegnanti sono quasi tutti giovani come gli studenti e molti hanno dimestichezza con il jazz (Pieranunzi, Schiaffini, Giammarco, Jannaccone, Joseph, Jacoucci, ecc.). “La scuola – è ancora Tommaso che parla – è nata perché la media e il Conservatorio non funzionano. Al Conservatorio ti dicono: quella nota è stanata, se non lo senti non hai orecchio! Per noi, la teoria non è solo il solfeggio, ma è capire la struttura del fenomeno musicale, perché due note sono intonate o stonate in Italia mentre in India è un’altra cosa. E poi, gli allievi si esercitano a suonare insieme, a respirare insieme, a passarsi il discorso l’uno con l’altro, a improvvisare, con uno scambio di livelli continuo tra un gruppo e l’altro, non ci sono classi rigide”.

Domandiamo a Tommaso: Che tipo di musica uscirà da questa scuola? “Chi viene da noi ci viene per convinzione, paga chi può pagare, gli altri è sufficiente che diano una mano. Quando non ci sono più soldi, si fanno i concerti e la tenda del Teatr-Circo qui al Testaccio si riempie sempre. Quello che vogliamo evitare è che gli allievi finiscano dietro un leggio a leggere di soppiatto, durante le pause, la cronaca della partita”.

Le prime iniziative di gruppo si fanno già sentire: è nata un’orchestra, formata dagli allievi più avanzato. Ne nasceranno altre, l’importante è suonare insieme e non credere che la musica, l’arte siano al di sopra di tutto. Sopra i cocci del Testaccio, questo sì.


Franco Pecori, Musica sul Monte dei Cocci, in Giorni, 9 giugno 1976


 

 

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9 giugno 1976