La complessità del senso
21 11 2018

Jazz italiano, Momento magico

Crescita del pubblico e buon livello dei musicisti

Momento magico del jazz italiano?. Sembra proprio di sì, visto il moltiplicarsi dei concerti e delle rassegne in molte città anche di provincia. L’interesse del pubblico è premiato dal buon livello dei musicisti: basti pensare al successo (una vera folla di giovani al seguito) del “giro” jazzistico dell’Umbria dell’estate scorsa, che ha incoraggiato la Regione a ripetere l’esperimento anche quest’anno (fine agosto); o al cartellone della Rassegna di Bergamo, che giunta alla sesta edizione, ha presentato (20-22 marzo) musicisti di fama mondiale, come Archie Sheep, Kenny Clarke, Martial Solal.

In tale contesto, colpisce la vivacità di molti giovani jazzisti italiani, i quali stanno realizzando forse quel ricambio che da tempo si attendeva. A Bergamo abbiamo visto addirittura a confronto due generazioni: Carlo Loffredo e la sua Big Band e l’orchestra degli studenti del Conservatorio di Bologna. Nel fatto che il jazz sia entrato nel conservatorio vediamo senz’altro il lato più positivo, dato l’atteggiamento generalmente così poco comprensivo da parte dell’ambiente accademico verso una musica che pure non è certo avara di suggerimenti e stimoli. Non a caso, l’esperimento di Giorgio Gaslini a Roma è stato soffocato dopo appena due anni, proprio mentre stava dando i suoi frutti.

Pluridiplomato, compositore e direttore d’orchestra, Gaslini crede fermamente nell’incidenza culturale del jazz e fa leva sui giovani per diffondere la pratica di tale musica. Certo, l’incontro tra jazz e musica “dotta” europea ha sempre rappresentato momenti di scarsa tensione sul piano espressivo. Ma ciò era dovuto alla presunzione di chi pretendeva di “nobilitare” gli afro-americani e di mettere l’abito da sera al blues. Il merito di musicisti come Gaslini è stato invece di cercare di colmare un vuoto culturale che in Italia ha sempre caratterizzato l’attività jazzistica. I giovani, qui da noi, hanno dovuto fino a ieri fare tutto da soli e ora accorrono con entusiasmo ai concerti che Gaslini organizza principalmente per loro. Più che concerti, sono incontri musicali, in cui il pianista milanese imposta un dialogo con la platea, illustrando i temi con riferimenti culturali e dibattendo le questioni più attuali, anche della musica “leggera” e pop. Il tutto accompagnato da apprezzabilissime performances del Quartetto, il quale ultimamente a Roma ha dimostrato di avere ragiunto una notevole maturità, con Bruno Tommaso che è ormai il nostro migliore contrabbassista.

Per rimanere a Roma, note più che confortanti provengono dal Music In. Fino a qualche settimana fa, il solo locale a ospitare il jazz con una certa regolarità era il Folkstudio, ora Pepito Pignatelli offre tutte le sere al pubblico romano musica a un livello più che discreto. Anche il Music In incoraggia la politica dei giovani, ospitando accanto ai nomi importanti (Dusko Goicovich, Steve Lacy, Mal Waldrom, Art Farmer, Gianni Basso, Oscar Valdambrini, Franco D’Andrea, Franco Tonani, Marcello Rosa), musicisti in via di maturazione e meritevoli di incoraggiamento, come Maurizio Giammarco, Patrizia Scascitelli, Massimo Urbani. Non c’è da stupirsi che il club di Largo dei Fiorentini sia molto spesso gremito.

 


Franco Pecori, Il momento magico del jazz italiano, in Giorni, 10 aprile 1974


 

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10 aprile 1974