La complessità del senso
20 11 2018

1974, Nuove Forme Sonore

 …imbiancato

Non capita spesso oggi in Italia di ascoltare della musica da camera nuova, autentica e soprattutto comunicativa. Merita un discorso a parte il gruppo Nuove Forme Sonore di Giancarlo Schiaffini, un giovane trombonista le cui origini jazzistiche sono alla base di un certo modo di fare musica, più popolare e fuori dalle pastoie della retorica. Il grande merito di questo complesso – oltre al leader, ne fanno parte la soprano giapponese Michiko Hirayama, la flautista tedesca Anne-Beate Zimmer, la violoncellista americana Frances Marie Uitti e il percussionista Michele Jannaccone, tutti a un notevolissimo livello tecnico – è di sapersi liberare dai paludamenti accademici e di non cedere ad alcun compromesso di tipo commerciale o divulgativo. L’eterogeneità dell’organico, culturale e strumentistica, si trasforma in carattere originale e musicalmente specifico.

Il fatto di non essere legati alle tradizionali forme del quintetto di fiati o del quartetto d’archi ecc. stimola i componenti di Nuove Forme Sonore a scegliere un repertorio non troppo codificato,non già definitivamente prestabilito a livello di composizione scritta. Bussotti, Curran, Maderna, Cage sono tra gli autori preferiti: qualche nota, un’indicazione grafica, una linea melodica, un suggerimento ritmico, quanto basta per dar corpo, con l’improvvisazione, ad una musica che trova le sue sonorità proprio mentre viene fatta.

Qui interviene la componente jazzistica, introdotta nel gruppo da Schiaffini e da Jannaccone, assimilata poi dagli altri, specialmente dall’americana Uitti. L’improvvisazione assume un valore determinante nel processo di coesione tra diverse culture, quelle degli stessi elementi del gruppo e quelle a cui essi si riferiscono di volta in volta. (Schiaffini ci ha detto di ascoltare sempre più  spesso dischi di musica popolare africana, coreana, balinese, ecc.). Ne nascono una tematica e una sonorità specifiche, che sfuggono a ogni catalogazione di genere e, qui è il punto, trovano in sé la carica comunicativa per rivolgersi, almeno tendenzialmente, a un pubblico più largo. “Non una musica facile o commerciale – dice Schiaffini – ma semplicemente una musica dialettica, che attraverso l’improvvisazione sappia coinvolgere gli uditori ina una situazione sonora nuova e viva; non il miscuglio dei generi: classico, jazz, pop, ecc., ma il recupero dei generi dentro una nuova, più autentica partecipazione musicale”.

Concetti da meditare. Concetti che nascono da una profonda insofferenza per una mentalità troppo conservatrice che, fra i musicisti di stretta osservanza accademica e anche fra molti jazzisti, regna oggi imponendo certo “patrimoni” musicali, servendosi magari della tecnologia e dell’industria culturale.

Dopo l’applaudito concerto del maggio scorso a Santa Cecilia, Nuove Forme Sonore parteciperà alle rassegne estive di Perugia (9 luglio) e di Aix en Provence (27 luglio).

 


Franco Pecori, Nuove Forme Sonore, in Giorni, 26 giugno 1974


 

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26 giugno 1974