La complessità del senso
14 11 2018

Estate Jazz: Imola, Lovere, Pisa, Firenze, Ravenna

 

In Romagna il festival di maggiore interesse

 

Nelle cantine e negli auditori fa ormai troppo caldo. Il jazz si traferisce come ogni anno all’aperto. Dalla metà di giugno alla metà di luglio, almeno cinque i festival di tutto rispetto sparsi per il centronord.

Se il bilancio invernale è stato più che soddisfacente – il quadro delle tendenze attuali è stato largamente rappresentato e in modo significativo, a livello americano, europeo ed anche italiano e, fatto più unico che raro, si è arrivati perfino ad introdurre il jazz nella stagione ufficiale dei concerti del Foro Italico per la Terza Rete Radio – il programma estivo si presenta vario e articolato. Umbria e Pescara sono, per il momento, solo ricordi, ma il pubblico disposto a dedicare l’estate al jazz può andarsene ugualmente in giro e forse in condizioni anche migliori, più libero dalle leggi del cartellonismo da superstar. I programmi di Lovere, Pisa, Imola, Firenze e Ravenna convogliano gli interessi secondo prospettive più determinate. Non saranno offerti allo scintillio dellle luci una Ella Fitzgerald o un Oscar Peterson (come a Montreux, il 12 e 16 luglio); né saranno fatti sfilare i Lionel Hampton, i Dave Brubeck o i Barney Bigard (come a Nizza, tra il 5 e il 15 luglio); si lasceranno da parte le celebrazioni e si punterà a dare ai giovani che seguono il jazz la situazione aggiornata.

Patrocinato dalla Regione Emilia-Romagna, Imola è l’appuntamento di maggiore interesse. È un festival di tendenza ma non tendenzioso. Il programma è rigorosamente controllato da un direttore artistico come Giorgio Gaslini, sicché il contest creativo si può considerare assoluto. Avranno la possibilità di confrontarsi, in quattro serate /dal 28 giugno al 1 luglio), i rappresentati delle avanguardie europee, tra cui fanno spicco Albert Mangelsdorf, Ernst Ludwig Petrowsky, sassofonista affermato della Germania Est, Derek Bailey e la “Company”, Irene Schweizer, pianista svizzera, e l’orchestra sperimentale italiana Arca di Noè, messa insieme da Gaslini secondo un interessante inventario di possibilità musicali: c’è Rava e c’è Schiaffini, ci sono Fanni e Geremia e c’è quel Bruno Tommaso che, dopo aver suonato per anni nel quartetto di Gaslini, è andato a fondare e a dirigere la Scuola popolare di musica del Testaccio.

Un’altra buona occasione è quella di Lovere (15-17 giugno). Nel ’77, sulle rive del lago d’Iseo ci fu un incontro di Mengelberg e Bennink con Schiano. Quest’anno ci sarà il Gruppo Immediato (Joseph, Colombo, Trovesi, Schiaffini, Damiani, Iannaccone), che già di per sé è un’aggregazione che incuriosisce. I nostri troveranno a Lovere gente di Chicago (il trio AIR con Thridgell, Hopkins e McCall) e gente di Boston come Kalaparusha, sassofonista frequentatore di Coleman, Dolphy e Taylor.

Quanto alla Toscana, la Regione organizza a Pisa (27-30 giugno) e Firenze (1-4 luglio) una serie di attività che è semplicistico chiamare festival. Il “Centro per la ricerca sull’improvvisazione musicale” propone una lista di nomi, senza raggrupparli in complessi. Un elenco di 33 musicisti – tra cui Steve Lacy, Joseph Jarman, Cecil Taylor, Evan Parker, Antony Davis, Paul Bley, Sun Ra, Andrew Cyrille, Roscoe Mitchell, Leo Smith, Paul Rutherford – lascia intuire che si potranno ascoltare il Revolutionary Ensemble o il quartetto di Leo Smith, ma vale di più sapere che si faranno seminari, laboratori, incontri con i musicisti. Su tutti Milford Graves, importante batterista free già negli anni ’60, che viene per la prima volta in Italia.

Altro debutto italiano, prima a La Spezia (30 giugno – 7 luglio) e poi a Ravenna (13-15 luglio), quello di Pharoah Sanders, il sassofonista che Coltrane coinvolse nella sua nuova “religione” dal ’66 in poi.


Franco Pecori Un’estate col jazz che piace ai giovani Paese Sera, 10 giugno 1979


 

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10 giugno 1979