Obiettivi concreti
Obiettivi concreti. Che vorrà dire? Se dico: faccio questa cosa per ottenere un risultato concreto, sul piano tattico e su quello strategico, relativamente alla mia situazione sociale, culturale e politica e anche alle condizioni più generali riguardanti milioni di persone, cosa avrò voluto dire? In casa mia, nel mio condominio, nella città e nel contesto in cui vivo, perseguo obiettivi concreti? Sarò stupido se non cerco di dare alle parole un senso comprensibile, relativo alla situazione e al momento, qualunque sia la mia attività. L’obiettivo concreto dello spacciatore di cocaina è procacciarsi e vendere le dosi, studiando opportunamente il relativo mercato. L’obiettivo del governo di un paese sarà il “benessere” nel vivere ai livelli più vari, secondo criteri di egoismo e/o altruismo diversamente interessato.
Si sa come, nella Storia, le narrazioni abbiano ottenuto esiti pratici, concreti, volta a volta favorevoli o sfavorevoli all’una o all’altra parte del contesto più stretto o più largo. Insomma, la configurazione dei risultati è periodicamente relativa al grado culturale, nella prospettiva in cui si combinano necessariamente il verticale e l’orizzontale.
Ora, tutto il quadro tende a venir semplificato nel dire comune quando si parla di obiettivi concreti come fosse scontato il senso e il livello del riferimento nella situazione data. Vale per il tipo di insalata da scegliere al mercato ortofrutticolo, per la preferenza da dare ai nuovi usi dell’energia, per ogni settore dell’attività umana, largo o ristretto secondo il livello egoistico/altruistico di equità/giustizia/convenzione del vivere: dalla dittatura più impositiva e restrittiva alla democrazia elettiva/rappresentativa, al disegno rivoluzionario di un’economia comunista.
Ciascun obiettivo concreto comporta, necessariamente, il riferimento ad una progettualità insita nel linguaggio stesso (non il solo “dire”). Un mattone “foratino” non è oggetto così semplice come può sembrare, ha una sua storia, è frutto di un disegno, di una tecnologia, in funzione di un’architettura. Se dico di fare una cosa per un obiettivo concreto non posso far finta che la mia scelta/azione non poggi su un più o meno implicito piano progettuale, in parte già in essere e riconoscibile, piano che determinerà relative conseguenze “concrete”.
Domanda: si può essere anticomunisti e insieme disponibili ad accordi col comunismo attuale, per il perseguimento di obiettivi concreti, per il vantaggio della propria nazione – ovvero paese, in un contesto antropologico? Quale sarà il senso da dare alla semplicistica espressione obbiettivo concreto, quando – mettiamo il caso – la usassi come rappresentante di un governo, all’incontro tattico/strategico con un’altra parte politica, dichiaratamente e formalmente comunista? Non viene da pensare che ciascun obiettivo concreto sia definibile relativamente a una scelta di parte, con le sue conseguenze politiche, nonché materialmente condizionanti nel quadro di una qualche configurazione socioculturale?
* Nella figura, Marco Polo (1254-1324)
Franco Pecori
28 Luglio 2024