La complessità del senso
17 11 2018

Riconoscere Bach


Capolavori eterni e universali ?

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La notizia ha fatto il giro del mondo. Dai giornali e dai Tg abbiamo appreso che il famoso violinista americano Joshua Bell, 39 anni, tra l’altro uno dei 50 uomini viventi più belli secondo la rivista People, ha suonato col suo Stradivari del 1713 (valore 4 milioni di dollari), travestito da musicista di strada, in una stazione della Metro di Washington molto frequentata. Bell ha eseguito alcuni pezzi classici, tra cui uno dei capolavori di Johann Sebastian Bach, la Ciaccona dalla Partita n.2 in Re Minore. La performance è durata circa 40 minuti nell’indifferenza generale. Un’equipe del Washington Post ha registrato l’esperimento. L’episodio si presta a diverse riflessioni, al di là della portata giornalistica.

Pertinenza e circostanza sono due parametri indispensabili per considerare ogni comportamento, decisione, discorso, per scambiare sensazioni estetiche, per avere coscienza del vivere. Se trascuriamo anche solo uno dei due parametri, rischiamo di restare estranei – per così dire – non dico a un’importante lezione di matematica o di filologia romanza, ma anche ad una partita di calcio o ad una passeggiata per le vie del centro. D’altra parte, non posso negare al mio amico Pippo, pittore, di recarsi allo stadio con l’intento di puntare lo sguardo sulle gradinate al fine di trovare ispirazione (forme e colori) per un suo quadro, magari voltando le spalle al campo, giacché il gioco non gli interessa. Se poi il quadro che ne verrà fuori sarà bello o brutto, questo è un altro problema. Il giudizio non potrà comunque essere assoluto, bensì relativo a pertinenza e circostanza. Analoga ipotesi sarebbe valida per il sociologo allo stadio, interessato all’osservazione degli spettatori, o per il poliziotto chiamato al mantenimento dell’ordine pubblico. E così via. In ogni discorso, ossia in ogni occasione di essere consapevolmente al mondo, il riferimento, sia pure implicito, al punto di vista del soggetto rispetto all’oggetto (entrambi determinati, da determinare) è decisivo per la comprensione e quindi per l’eventuale discussione.

Veneniamo al fatto. Intuibili, per la circostanza, le ragioni del mancato riconoscimento del famoso violinista e anche della Ciaccona di Bach da parte dei passanti nella stazione Metro di Washington. Ma c’è da chiedersi se l’interesse maggiore debba essere di una banale verifica degli effetti della de-contestualizzazione (in una sala da concerto, tutti i presenti avrebbero riconosciuto e apprezzato la musica e l’esecutore). Ben più implicativo sembra il problema della valutazione della musica, dell’arte. Dobbiamo dire che il mancato apprezzamento del Bach-Bell è dovuto al suo non riconoscimento? E ne conseguirebbe che l’universalità dell’arte è legata alla circostanza? E, siccome sappiamo che la circostanza dipende molto da diversi fattori pratici (mezzi di produzione, canali di trasmissione, organizzazione della fruizione) oltre che da varie componenti culturali, dobbiamo trasferire il giudizio su un versante altro rispetto ad un’intenzionalità originaria del senso? Siamo qui chiamati a risolvere un intreccio di pertinenze, operazione indispensabile per approdare ad una coscienza del valore. Una tabella di valutazione universale non risulta che sia scolpita in qualche luogo della storia. Se c’è qualcuno che dice di possederla, deve necessariamente ammetterne una fonte, sia pure la più alta. Dunque, pur sempre di discorso si tratterà. Se, allora, la pertinenza è questa, è cioè nel rapporto interno tra discorso e circostanza, il giudizio si sposta sulla qualità dell’oggetto, ossia sulla riferibilità del discorso ad una scala di valori. La verifica del peso e dell’importanza dei quali non è trasferibile fuori dalla storia, pena l’incomprensibilità (non diciamo la scarsa comprensibilità) del discorso.

Relativismo? Più semplice. Bach è Bach per coloro che, nella storia, lo conoscono. Bach non è, non può essere, il medesimo Bach sempre per tutti. L’oggetto è un rapporto, la catena degli interpretanti vale nel processo della vita. Ciò non vuol dire che la Vox populi determini di per sé il valore dell’oggetto, giacché la VP è essa stessa un oggetto processabile.

Franco Pecori

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12 aprile 2007