La complessità del senso
18 10 2017

Andy, l’indiano della domenica

Buono o Non Buono?


Renzo Arbore e il “valletto” Andy Luotto
nel programma tv L’altra domenica, 1979

Buono o non-buono? Questa formuletta che divide in due le cose del mondo, quelle “buone” e quelle “non-buone”, è stata introdotta da Andy, il taciturno “valletto” de L’Altra Domenica, trasmissione pomeridiana del 2° Tv. Andy è il giovane “muto”, dallo sguardo allusivo, che sorridendo fa l’indiano accanto a Renzo Arbore, lo aiuta nelle piccole incombenze della messa in scena e sussurra ogni tanto una o due parole: buono, non-buono. La formuletta comincia a circolare. A tutti non sembra vero di poter sintetizzare con una battuta il giudizio sulle “cose”. La nazionale, l’equo canone, la riforma della polizia, i comunisti al governo, l’Iran, il Vietnam, il virus sinciziale, l’ultimo film del più grande regista italiano: buono, oppure non-buono. L’importante è trovare subito un giudizio sicuro, che metta le cose a posto.

Veramente, più che sui grossi problemi, Arbore stuzzica Andy su particolari come il sound degli strapazzatori di chitarre o come i mappamondi delle ballerine francesi, non trascura tuttavia di avvertire che quella pur rozza dicotomia è strumento estensibile per coloro che vogliano vedere del mondo il lato concreto. E con ciò Arbore sembra convinto di appoggiarsi alla gente: la gente vuole la concretezza, la semplicità, la chiarezza sulle cose concrete. Il presentatore “alternativo” lascia intendere: bando alle ciance, di fronte a questo schifo di vita cominciamo intanto a distinguere il buono dal non-buono. Già, ma il rischio è di usare buono/non-buono come condimento della grande abbuffata di chicchiericcio che i mass media alimentano con la scusa della “diretta” e della “partecipazione”.

Questo Andy chi è? E’ buono o non-buono? Questo “indiano” della domenica, che pretende di comunicare con noi senza troppe mediazioni, si barcamena tra forti simbologie argutamente allusive (la figura di Mario Marengo) o smaccatamente trasgressive (i servizi “cialtroneschi” di Fabrizio Zampa e di altre collaboratrici, non esclusa Isabella Rossellini, compunta e precisina per contrasto), comunque non certo semplici e dirette, ma costruite con arte provocatoria (vedi la “sprovvedutezza” e la “povertà di spirito” del Benigni “critico cinematografico”).

Cosa sarebbe del sorriso misterioso di Andy senza le Sorelle Bandiera e senza i suonatori della Westfalia? Preso in sé, il sorriso ci fa pensare a quello della Gioconda, la difficoltà dell’interpretazione sta proprio nell’indefinitezza del contesto. Ne saprebbe qualcosa il buon Freud, che pure in fatto di analisi non sarebbe l’ultimo arrivato. Proprio riferendosi a un suo saggio del 1910 sul dipinto di Leonardo, lo psicoanalista scriveva a un pittore di sua conoscenza: “Non vorrei che lei giudicasse la sicurezza delle altre nostre scoperte su questo modello”. Probabilmente Andy, messo di fronte alla Gioconda, direbbe subito: Buono! Ma a cosa ci servirebbe tale sicurezza? Non sarebbe il risultato di una pigrizia? La filosofia del risultato, la tattica dell’arrivo diretto alle “cose” concrete possono portare anche molto indietro, se equivalgono a una scorciatoia per tagliare via il percorso che ci permetterebbe di capire come sono fatte, come funzionano e quanto valgono appunto le “cose”.

E’ vero sì che Andy esprime, in un certo senso, la sete di chiarezza della gente di fronte al groviglio delle mistificazioni in tutti i settori e a tutti i livelli. Ma è anche vero che la “semplicità” di Andy si nutre della complessità de L’Altra Domenica. Non bisogna confondere il “buono/non-buono” di Andy con una semplicità facile, regalata, digestiva, quella stessa che – per fare un esempio inverso a quello della Gioconda – farebbe dire, di fronte al bidet esposto nella galleria d’arte: “Non-buono”! La filosofia del risultato, applicata alla pop-art, porta a confondere l’oggetto materiale con l’operazione che l’artista fa utilizzando quell’oggetto in un modo e secondo finalità diverse da quelle per cui era stato costruito.

La gente – si dice – vuole le cose concrete; ma poi, quando si prende un utensile e lo si espone come arte, la gente non accetta la novità, ossia rifiuta di affrontare le tensioni che la presa di coscienza della novità comporta. La formuletta di Andy può funzionare come elemento equilibratore del peso “rivoluzionario” della trasmissione tv complessivamente intesa; una valvola di scarico di certe tensioni comunicative, legate soprattutto alla “diretta” o meglio all’esibizione che della diretta si fa – esibizione che è un po’ l’equivalente dell’uso diverso degli oggetti nella pop-art. Tuttavia non c’è da stare tranquilli. E’ chiaro che, vivendo la vita, dobbiamo saper dire anche noi “buono” e “non-buono” al momento giusto, ma la fatica di leggere, di interpretare, di capire, di arrivare al giudizio nessuno deve togliercela.

 


Franco Pecori, Un “indiano della domenica” esprime la sete di chiarezza della gente, in Paese Sera, 3 marzo 1979.


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3 marzo 1979