La complessità del senso
18 04 2024

Marx, L’accumulazione capitalistica

A cosa è dovuta l’accumulazione originaria del capitale, cioè la sua genesi storica? In quanto non è immediata trasformazione di schiavi e di servi della gleba in operai salariati, quindi non è semplicemente mutamento di forma, essa significa soltanto l’espropriazione dei produttori diretti, vale a dire la soppressione della proprietà privata che si basa sul proprio lavoro.

La proprietà privata, quale antitesi della proprietà sociale, collettiva, esiste solo laddove gli strumenti e le altre condizioni esterne del lavoro appartengono a privati. Tuttavia, secondo che questi privati sono essi stessi lavoratori o non lavoratori, anche la proprietà privata presenta forme diverse. Le innumerevoli sfumature che risultano a un primo sguardo dalla proprietà privata rispecchiano i gradi intermedi tra questi due estremi.

La proprietà privata del lavoratore sui suoi mezzi di produzione costituisce la base della piccola azienda; questa è la condizione indispensabile per lo sviluppo della produzione sociale e della libera individualità dello stesso lavoratore. Questo modo di produzione, è vero, si riscontra pure nella schiavitù, nella servitù della gleba e in altri stati di dipendenza, ma esso prospera, dispiega tutte le proprie energie, assume la sua configurazione classica e adeguata solo laddove il lavoratore è libero proprietario privato delle proprie condizioni di lavoro, di cui egli stesso dispone, il contadino della terra che coltiva e così l’artigiano dello strumento che adopera da virtuoso.

Questo modo di produzione presuppone una minuta ripartizione del suolo e degli altri mezzi di produzione; ed esclude, oltre alla concentrazione dei mezzi di produzione, anche la cooperazione, la divisione del lavoro in seno agli stessi processi produttivi, il soggiogamento e la regolarizzazione della natura da parte della società, il libero sviluppo delle forze produttive sociali. Esso non si sviluppa che entro un ambito ristretto e assolutamente spontaneo della produzione e della società. Perpetuarlo, dice giustamente Pecqueur, vorrebbe dire «decretare la mediocrità in tutto». Allorché è giunto a un certo limite, genera da se stesso i mezzi materiali del proprio dissolvimento. Da questo momento all’interno della società agiscono forze e passioni che si sentono oppresse da quel modo di produzione. Esso deve essere eliminato, e viene eliminato. La sua soppressione, che è la trasformazione dei mezzi di produzione da individuali a disseminati in concentrati socialmente, e che perciò è la trasformazione della piccolissima proprietà di molti nella proprietà gigantesca di pochi,  quindi l’espropriazione di grandi masse di popolazione, private della terra, dei mezzi di sussistenza e di lavoro; questa tremenda e spaventosa espropriazione delle masse della popolazione forma la preistoria del capitale. L’espropriazione dei produttori diretti viene condotta con il più cinico vandalismo e dietro il pungolo delle passioni più abbiette, più infami e meschine e odiose. La proprietà privata fondata sul lavoro personale, che si basa, per così dire, sulla intima connessione tra la singola e autonoma individualità lavoratrice e le sue condizioni di lavoro viene soppiantata dalla proprietà privata capitalistica, basata sullo sfruttamento di lavoro che in sostanza è di altri. ma che da un punto di vista formale è libero.

Allorché questo processo di trasformazione ha sufficientemente decomposto l’antica società da cima a fondo, allorché i lavoratori sono divenuti proletari e le loro condizioni di lavoro si son convertite in capitale, allorché il modo di produzione capitalistico ha gettato le proprie fondamenta, l’ulteriore socializzazione del lavoro e l’ulteriore trasformazione della terra e degli altri mezzi di produzione in mezzi di produzione socialmente sfruttati, vale a dire in mezzi di produzione collettivi, e quindi anche l’espropriazione dei proprietari privati, assumono una nuova forma. A questo punto non è più il lavoratore indipendente che lavora per sé quello che deve essere espropriato, bensì il capitalista che sfrutta molti operai.

Questa espropriazione si attua mediante il meccanismo delle leggi immanenti della produzione capitalistica stessa, meriante la concentralizzazione dei capitali. Ogni capitalista ne getta giù molti altri.

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Karl Marx, Il capitale, a cura di Eugenio Sbardella, Newton Compton Editori, Roma 2022. Libro primo, Il processo di produzione del capitale. 

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20 Gennaio 2024