La complessità del senso
14 04 2024

Parola e parola

Un tramonto con Clara


“Curioso, Clara, il mio rapporto con la filosofia… ‘Quella cosa con la quale e senza la quale tutto resta tale e quale’: l’ho sentito tante volte lo sfottò, tra i banchi di scuola e poi anche in giro, specie quando i discorsi si sono fatti un po’ complicati e magari anche scomodi. E confesso che ogni volta un certo atteggiamento di sufficienza verso i ragionamenti ha continuato a darmi fastidio, soprattutto perché spesso dalla sufficienza emana un vago sentore di incomprensione profonda e voluta, tracotante, messa avanti a coprire ragioni inconfessabili, nella tendenza più o meno inconscia di non prendersi le proprie responsabilità in ciò che si dice e si fa”.
Clara è simpatica, giovane, molto carina. Di fronte al mare, col sole al tramonto, non si aspettava un esordio così, lo si vede dagli occhi larghi che mi guardano e in un lampo cercano di lato un rifugio meno incerto. Tra due giorni dovrà presentarsi alla commissione di laurea e concluderà con la specialistica i suoi studi universitari. Guardiamo insieme il mare.
“Ti voglio raccontare della mia difesa dai nemici della filosofia.”
“È un racconto drammatico?” mi domanda con il sorriso.
“Per cominciare, il ‘tutto resta tale e quale’ è una balla che non ha bisogno di grandi dimostrazioni. Può essere un’immagine accattivante, un’aspirazione verso l’eternità o l’ansia di bloccare un momento che ci piace, o una giustificazione – alibi, se vuoi – per dire che nulla cambia qualsiasi male si faccia”.
Clara sorride maliziosa e mi fulmina: “Ma tu sei buono?”
“Quasi tutta la cosa che hanno chiamato filosofia non era che un predicozzo giustificativo dei mali passati e futuri. È stata una gran perdita di tempo”. 
C’è un po’ di vento da sud, devo dirle che siamo esseri pensanti, sicché della filosofia non possiamo fare a meno. Devo dirle però che siamo anche esseri senza Pensiero. Intelligente e delicata come una protagonista dei film di Rohmer, Clara piega lo sguardo verso il sole calante:
“Se il Pensiero non c’è, il nostro pensare non è scontato”.
L’abbraccerei: “Non è scontato è dire poco, gli è che siamo esseri storici, incapaci del Nulla. Vediamo una cosa e subito è un ‘oggetto’, culturale”.
“Anche la Luna che sta rivelandosi laggiù, bassa e grande, come un velo rotondo?”
“L’hai appena fotografata e non c’era nemmeno bisogno che lo dicessi, lo avresti comunque detto ‘tra te e te’, traducendo in una o più parole il sentimento Luna così come ce lo siamo raccontato tra noi esseri storici”.
Qualcosa del mio discorso non le funziona: “E se fossi da sola al mondo, che essere storico sarei?”.
La domanda è impertinente, l’immagine dolce del velo lunare si perde nel chiarore residuo del giorno lasciando cadere su di noi una goccia di pensiero acido. Un uomo vero avrebbe un gesto di ribellione, ma è l’ argomento ciò che mi interessa di più e continuo ad ammirarla.
“Clara, dovresti parlare con te stessa, non siamo mai in silenzio, poiché non siamo mai senza conte- sto. Non è necessaria una folla per avere un contesto. Gli oggetti sono oggetti/parole, hanno un valore di contesto. Per dare a ciò che diciamo/pensiamo un valore più valido di questo dovremmo entrare nell’ Assoluto, la nostra parola dovrebbe derivare non da un’altra parola o da una catena di altre parole bensì dalla Parola”.
“In effetti – fa lei guardando lontano – se la Parola esistesse, come farebbe a parlare senza farsi parola?”
Resto fermo un momento, non devo deviare il discorso, l’occasione non va persa, parole e Parola tracciano la storia dell’umanità con la concretezza estetica della fiaba, la concretezza possibile, che sia tanto ricca di senso da attraversare i millenni.
“Qualcuno, cara Clara, un bel giorno dev’essersi accorto dell’importanza della Parola, ossia di quanto fosse importante per lui che la Parola non parlasse, che restasse Parola senza farsi parola. ‘Sarò io a farmene interprete,’ pensò il furbo, ‘dirò di avere doti misteriose attinte al di fuori di me, dirò che la mia parola è la Parola’. Sulle prime l’idea parve sensata, ma poi dovendo la Parola parlare alla gente – infatti parola che non parla non è parola – accadde che non poté non passare, per così dire, di bocca in bocca, perse la maiuscola, divenne parola di tutti. E tutti furono parole. Immerso nella Storia, il furbo vide in pericolo la propria dignità e tentò di recuperarla cercando ancora il contatto con la Parola, dandone poi conto: per darsi Valore, non poteva fare altro che raccontarsi. Ma di nuovo, nel racconto siamo tutti parola, non siamo altro se non al prezzo di uscire da noi stessi.”
“Come sarebbe: uscire da noi stessi?” La voce è graziosa, ma la domanda di Clara segna l’istanza d’una ribellione verso la regola consolidata. La ragazza si difende dal filosofo invadente. C’era da aspettarselo. Le parole, storicamente, hanno mostrato il bisogno di ancorarsi a un Valore, è l’istinto di restare in noi, comprensibilissimo. Senonché il valore delle parole non può che essere nei pensieri. E quali pensieri?
Adesso Clara mi guarda arresa, ha paura che la sua domanda possa aver procurato una risposta dalle conseguenze irrimediabili.
“Infatti, per non uscire da se stesso il furbo ha sistemato i pensieri in un Sistema che li regoli tutti. Dopo di che, cara Clara, ti sarà difficile indagare, pensare, rimanendo nel sistema Pensiero. L’indagine richiede di uscire dal Sistema, il Sistema, in quanto compiuto, non può indagare se stesso. L’indagine è metodica, è il gioco del chi, del come, del perché, giocato con chiunque voglia scambiare parole con noi. Domandiamo all’altro che cosa intenda dire, la catena delle domande e delle risposte produrrà una successione di spostamenti del senso. Il gioco potrà sembrarci inutile – e lo sarà rispetto al Sistema – finché proprio tutta la sua inarrestabile inutilità si rivelerà a fronte della domanda: Chi lo dice? Dovremo riconoscerci esseri pensanti senza Pensiero. Altrimenti, Clara, diamo una festa e invitiamo chiunque possa venire accompagnato dal Pensiero stesso. Potrà presentarcelo. Può darsi che sia io a non sapere di Filosofia (Parola), ma penso che la filosofia (parola) non sia altro che porre domande in una catena infinita e rispettosa di sé: non ci si fermi prima di avere un’altra risposta. Metodo, non Sistema”.
Adesso Clara sembra contenta, quasi soddisfatta. Possiamo anche muoverci, passeggiare un po’ e andare a cena.

Franco Pecori

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Dal libro di racconti Dei pastelli mi piacque il legno, Palombi Editori, 2021. 

 

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4 Novembre 2023