La complessità del senso
17 11 2018

L’arte di Ausonio Tanda


Il fare, il conoscere




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A venti anni dalla morte di Ausonio Tanda (Sorso, 1926 – Roma, 1988), la mostra romana del periodo 1950-1988, allestita dal 13 al 29 settembre 2008 nell’Antica Casa di Correzione di Carlo Fontana, presso il Complesso Monumentale di San Michele a Ripa, ha offerto la preziosa opportunità di una riflessione critica sulla produzione dell’artista e, oltre, sui decenni che segnarono una rapida evoluzione di istanze culturali, ancor oggi non del tutto chiarite.

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Trasferitosi a Roma dalla Sardegna nel 1951, Tanda visse con speciale intensità gli anni Sessanta e Settanta, praticando, senza dimenticare le prime esperienze figurative, nuove tecniche in funzione delle proprie esigenze sperimentali.

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La mostra, al di là del notevole valore intrinseco delle opere, è stata un’occasione importante, specie nel momento attuale, in cui alla postmodernità non sembrano seguire prospettive interessanti, né per l’estetica né per problematiche ancor più generali. Un’occasione, tra l’altro, di riarticolare seriamente il tema arte-scienza.

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Prima, la favola della pesca e della lavorazione dei tonni, antica cultura sarda; poi, via dall’isola, la visione di un mondo cibernetico, bruciato dalla stessa tecnologia: l’arte di Ausonio Tanda fissa in due momenti di un unico tracciato il passaggio di un’epoca, dalla pittura simbolica, primitiva in apparenza, alla rappresentazione drammatica e definitiva di una poesia avida di senso contemporaneo. Nella sintesi, l’ansia di fuga dallo sfinimento del sopravvivere verso un futuro confortato da coscienza scientifica, cercata nell’estenuante pratica dell’ipotesi operativa.

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Dall’olio alla tempera e alla nitro, al polistirolo espanso e al plexiglas, l’uso dei materiali approda alla paradossale archeologia dell’umanità, di cui la nostalgia si fonde con il disperato sentimento dei colori, della luce, dei giorni. Nessuna moda, nessuna concessione alle tendenze artistiche che videro battaglie spesso insensate tra realismo e metafisica, impegno esplicito e astrazione informale. L’arte di Tanda è utile oggi alla prefigurazione di un destino finalmente consapevole.

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La ricerca del senso e la costante insoddisfazione del risultato marcano nelle opere la fusione concreta del dualismo teorico tra arte e scienza. Il bisogno di certezza si unisce all’istanza inventiva in una creatività votata al parto con dolore. L'”avanguardia” è rifiutata con sottile, interna ironia e perfino con sarcasmo, mentre una certa eleganza formale è quasi accettata, con riserbo sublime, come per proteggere da intrusioni “filosofiche” l’autenticità dell’ispirazione, cioè dell’osservazione non pregiudiziale delle occasioni espressive.

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Il progetto non è “progettuale”, ogni possibile cedimento è donato al recupero “impossibile” di un gusto perduto per sempre. L’amarezza di fondo si attenua in un sorriso non accomodante, in una richiesta di comprensione morale ed estetica. L’opera di Ausonio Tanda è più perseguibile che visitabile. Se la guardi, un brivido intelletuale accende istanze del fare e del conoscere, profonde.

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22 ottobre 2008