The Only Living Boy in New York

The Only Living Boy in New York
Regia Marc Webb, 2017
Sceneggiatura Allan Loebe
Fotografia Stuart Dryburgh
Attori Callum Turner, Kate Beckinsale, Pierce Brosnan, Cynthia Nixon, Kiersey Clemons, Jeff Bridges, Tate Donovan, Wallace Shawn, Anh Duong, Debi Mazar, Ben Hollandsworth, John Bolger, Bill Camp, Ed Jewett, Amy Hohn, James Saito, Adam Siegel, Madhur Jaffrey, Peter Francis James.
Il primo Tom non si scorda mai? Il Tom (Joseph Gordon-Levitt) del film di esordio di Marc Webb (500 giorni insieme 2009, seguiranno poi tre Spider-Man e si arriverà a Gifted – Il dono del talento 2017) era un giovane architetto in cerca di identità e di amore vero e duraturo, i suoi erano giorni d’estate. Ora sullo schermo c’è Thomas Webb – sì proprio lo stesso cognome del regista -, un ragazzo appena laureato (Callum Turner), sensibile e intelligente, pronto a innamorarsi di Mimi (Kiersey Clemons), 22 anni, con la quale ha passato una notte magica d’estate, un 8 agosto che gli ha lasciato il segno. La ragazza però vuol essere per lui soltanto la sua cara amica. Thomas è anche preoccupato per la mamma (Cynthia Nixon), il cui rapporto con il marito Ethan (Pierce Brosnan) è alquanto depressivo. Ethan è nell’editoria, ha una casa editrice, è abituato a giudicare positivamente un manoscritto con una semplice parola: “utilizzabile”. Una voce all’inizio del film descrive la New York di oggi come il rovescio di un mondo passato, il trionfo del commercio sull’arte. Tom sente la vocazione di scrittore, ma non gli piace l’eventuale protezione di Ethan. Un giorno incontra sulle scale di casa un uomo strano (jeff bridges), sembra un po’ bevuto, quasi un barbone, attacca discorso, fa domande “da psicoanalista”, entra nella vita di Tom, lo sollecita a dirsi la verità sulle proprie aspirazioni, gli domanda brutalmente: “Cosa vuoi dalla vita? Più soldi, più rispetto?”. E comincia a seguirlo senza tanto darlo a vedere. Il ragazzo ne avverte il fascino, ne è attratto come da un padre. E nel mentre, la svolta, lo shoc: Tom scopre che Ethan ha per amante una bellissima bionda, Johanna (Kate Beckinsale), consulente editoriale nella sua ditta e donna ben consapevole dei propri sentimenti e interessi. Sul filo della letteratura, Marc Webb riesce nel “miracolo” espressivo sempre più raro nel cinema attuale: indaga e coglie – non diciamo de-scrive – le tensioni interne, indicibili nelle parole di un “racconto”, che complicano la vita di Thomas, istanza affettiva e morale verso la madre “tradita”, attrazione non solo fisica per Johanna, verifica e controllo progressivo con W.F. Gerald, l’amico “anziano” – scrittore finito in preda all’alcol, ormai si è scoperto – il quale lo segue sempre più da vicino, mentre scrive un libro intitolato “Il solo ragazzo vivo a New York”. Si arriva al dramma diretto e lasciamo allo spettatore lo scioglimento delle tensioni. Qui possiamo notare appunto la bravura del regista, l’uso discreto delle immagini, dei volti e dei corpi, dei tempi di recitazione e delle durate delle inquadrature: nessuna sottolineatura, mai un’indicazione prescrittiva del senso, piena valorizzazione di un cast di qualità assoluta. Il possibile tema “genitori-figli nella metropoli oggi” diviene povera cosa se appena ci immergiamo nel flusso narrativo del film/cinema, anche “dimenticando” la sceneggiatura. [Festa del Cinema di Roma 2017, Selezione Ufficiale]
Franco Pecori
31 Ottobre 2017