Angely revoluciji
Angely revoluciji
Regia Aleksei Fedorchenko, 2014
Sceneggiatura Aleksei Fedorchenko, Denis Osokin, Oleg Loevsky
Fotografia Shandor Berkeshi
Attori Daria Ekamasova, Oleg Yagodin, Pavel Basov, Georgy Iobadze, Konstantin Balakirev, Alexei Solonchov.
L’ottica antropologica secondo la quale il regista siberiano (nato nel 1966 a Sol’-Ileckn, nella regione dell’Orenburg) aveva improntato i suoi precedenti film di ricerca (Silent Souls premiato a Venezia nel 2010 e Spose celestiali dei mari di pianura passato in concorso a Roma nel 2012) è mantenuta qui, però con una più esplicita accentuazione politica, in forma ironica e con punte satiriche. L’estetica continua a essere di una messa in scena molto stilizzata in funzione della resa simbolica, con specifica attenzione al rigore scenografico e al carattere storico-referenziale dei costumi, dei modi di vivere secondo i codici delle singole popolazioni e dei gruppi sollevati a protagonisti. Entriamo nella rappresentazione di un mondo dai toni alquanto favolosi, che però esprime con ficcante significazione il punto di vista dell’autore. Fedorchenko ci invita nell’Unione Sovietica degli anni Trenta, a uno spettacolo misto, teatro e montaggi figurativi che fanno pensare al cinema sperimentale della grande scuola russa. E ci ricorda a suo modo un’iniziativa del regime staliniano, quando a Kazym venne impiantato un centro culturale con una scuola, un ospedale, un museo. Il film racconta delle resistenze della popolazione locale, più propensa a prestare ascolto alle proprie divinità e a mantenere gli antichi rituali. La leggendaria Polina, comunista rivoluzionaria (Daria Ekamasova), guidò sul posto un gruppo di artisti – Angeli della rivoluzione – con l’incarico di attuare una mediazione tra le diverse culture. Si trattava di un regista di teatro, un architetto, uno scultore, un musicista e un regista di cinema, tutti appartenenti alle avanguardie dell’epoca, impegnate nella sperimentazione dei linguaggi. Situazione che, specialmente vista oggi, risultò alquanto problematica. E non perfettamente riuscito risulta il film di Fedorchenko, divertente in alcuni spunti ma frammentario nella costruzione narrativa e indeciso tra simbologia surreale e sviluppo tematico. [Festival Internazionale del Film di Roma 2014, linea Cinema d’Oggi]
Franco Pecori
22 Ottobre 2014