La complessità del senso
10 05 2026

Spose celesti dei Mari della pianura

Nebesnye zeny lugovykh Mari
Alexey Fedorchenko, 2012
Fotografia Shandor
Berkeshy
Julia Aug, Yana Esipovich, Vasiliy Domrachev, Daria Ekamasova, Olga Dobrina, Yana Troyanova, Olga Degtyarova, Alexandr Ivashkevich, Yana Sexte
Roma 2012, concorso.

Dall’autore di Ovsyanky, premiato a Venezia nel 2010 dalla critica internazionale e uscito nelle sale italiane nel 2012 col titolo Silent Souls, un altro film “antropologico”, di grande attenzione verso le basi culturali di popoli appartati e quasi dimenticati. Siamo ancora nella zona ugro-finnica e l’obbiettivo è puntato sui Mari della pianura. Piccoli gesti concreti e sogni sintetici scandiscono ritualità ricorrenti, l’attenzione è fissata sulle donne, protagoniste di 23 brevi novelle dal sapore fortemente simbolico e dalla simbologia molto attraente. Dal punto di vista cinematografico il film, pur restando rigorosamente “documentario”, viaggia su codici espressivi di vario genere, dalla commedia al thriller e al melodramma, con una sostanziale cifra di magica sensualità. Un senso di autentica religiosità rende profonda la prospettiva e unisce le piccole storie al background naturale. I singoli episodi sono compiuti in sé eppure compongono un quadro unitario anche sul piano dell’espressione. Le attrici sono in parte professioniste e in parte prese dalla vita quotidiana dei villaggi. Si sente l’autentica passione di Fedorchenko per la materia trattata, i residui rituali di un popolo sono ripescati come un’anima dal suo corpo e assistiamo a uno spirito che prende forma di figura, i vivi e i morti hanno relazioni vitali, usanze e antichi comportamenti insistono sui “miracoli” della quotidianità dettandone il tempo e il senso. È l’ennesima dimostrazione dell’inutile distinguo tra film e documentario, una separazione il più delle volte improduttiva oltre che teoreticamente insensata.

Franco Pecori

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11 Novembre 2012