Poll
Poll
Chris Kraus, 2010
Fotografia Daniela Knapp
Paula Beer, Edgar Selge, Tambet Tuisk, Jeanette Hain, Richy Müller
Roma 2010, concorso
Estonia 1914. Al confine con la Russia e la Germania si avvertono segnali di inquietudine che lasciano presagire l’arrivo di momenti non pacifici. Baltici che parlano tedesco, tedeschi che tra non molto spareranno contro tedeschi. Olda (molto brava Paula Beer), adolescente inquieta, torna a casa, nella tenuta di Poll. Lì il padre Ebbo (Selge), scienziato, traffica in uno strano “laboratorio”, facendo esperimenti raziali orribili. L’uomo, dal carattere duro e intollerante, domina tutta la famiglia, compresa la zia Milla (Hain), musicista aristocratica e sognante. Nella mente di Oda si vanno configurando sentimenti molto diversi, aperture verso cambiamenti che potranno presto interessare il vecchio mondo, cupo e minaccioso. La ragazza scrive il suo diario. In quelle pagine viene registrato il passaggio di un’epoca, visto con gli occhi curiosi e romantici di una fanciulla che sta diventando una donna libera. Guarda caso, nel soppalco polveroso, si nasconde un anarchico (Tuisk), ferito e impaurito. Oda lo cura e lo “doma”, stabilendo con lui un rapporto che si rivelerà fatale e il cui senso è nella spinta rivoluzionaria che quel rapporto di confusa amicizia proibita contiene. Nell’andare e venire di soldati, negli spari e nei primi scontri mortali che accadono sotto gli occhi della ragazza è il preannuncio della catastrofe incombente, del futuro minaccioso che si preannuncia. Lo spettacolo ha carattere di grandiosità e insieme di intimità soggettiva, appunto come accade nella pagine di un diario giovanile. Nel finale però la regia si lascia sedurre da qualche estetismo e sceglie la chiave di una teatralità tutt’altro che necessaria.
Franco Pecori
31 Ottobre 2010