La complessità del senso
10 05 2026

Vision

film_visionVision
Margarethe von Trotta, 2009
Fotografia Axel Block
Barbara Sukowa, Heino Ferch, Hannah Herzsprung, Lena Stolze, Gerald Alexander Held, Sunnyi Melles, Paula Kalenberg, Annemarie Düringer, Devid Striesow, Mareille Blendl, Vera Lippisch, Tristan Seith, Nicole Unger
Roma 2009, concorso

Un biofilm? Troppo semplice per la Von Trotta. La vita è di Hildegard von Bingen (1098-1179), suora benedettina tedesca “offerta a Dio” quando aveva soli 8 anni (siamo in piena attività dei crociati, l’occupazione di Gerusalemme è del 1099), ma la regista la racconta con specifica attenzione al valore di trasferimento del linguaggio dalla sfera religiosa e mistica alla traduzione attuale in termini di conquista femminile del potere, della coscienza del potere della parola e dei gesti nel contesto “terreno”.  Il film è leggibile infatti al di là della fede, le visioni che Ildegarda dice di avere trasmettono messaggi divini e insieme danno forza alla suora e poi alla badessa del convento di Disibodenberg, per “illuminare” di scienza e di sapienza le altre suore che vivono con lei. Mentre riferisce degli eventi dell’anima (non solo della mente, precisa ella stessa), Ildegarda fa chiarezza delle sue intenzioni, percorrendo un cammino lineare nel senso di una progressiva liberazione dall’oscurantismo dei tempi. Non a caso la prima scena di Vision riguarda l’ultima notte del primo millennio e la paurosa attesa della fine del mondo, alla quale invece fa seguito la luce del nuovo giorno. Intelligenza e cultura (la giovane suora, proveniente da famiglia nobile e quindi educata in monastero dall’aristocratica Jutta di Sponheim/Stolze, ha sempre continuato a studiare la natura, la filosofia, l’arte e la poesia) sono le armi che rendono efficaci le intuizioni della suora, la quale ottiene dapprima dai monaci il permesso di esternare il contenuto delle sue visioni e poi, dal Papa, di realizzare la costruzione di un nuovo convento a Rupertsberg, su donazioni di terre “sottratte” all’avidità dei Benedettini. Infine, il traguardo più ambìto: la predicazione. Ildegarda è la prima donna della storia ad ottenere ufficialmente dalla Chiesa di portare la propria parola in giro per l’Europa. Tutto questo è visto dalla Von Trotta con geometrica misura e con poetica trasparenza. Nessun accenno ad aspetti “misterici” di stampo medievale. Gli affetti e i contrasti, personali e sociali, che durante il film emergono – esemplare il rapporto con Richardis (Herzsprung), la giovane nuova arrivata – non si traducono mai in storia personale né, peggio, in fotoromanzo sia pure nobilitato dallo stile: l’impulso alla riflessione resta vivo in ogni inquadratura. Notevole l’interpretazione di Barbara Sukowa.

Franco Pecori

21 Ottobre 2009