Qingnian
Qingnian
Jun Geng, 2008
Fotografia Qiu Zhen, Yuan Deqiang
Liu Jin Cai, Wang Guo Qing, Gao Tie Ying, Liu Jin Bao
Roma 2009, concorso
Gioventù cinese. Senza passato (non c’è memoria dell’antica storia) e con un futuro dalla prospettiva schiacciata, fatta di presente che vive dei riflessi delle nuove tecnologie (la chat nel cafe point, il cellulare con poca ricarica) o dei nuovi miti cinematografici (l’Andy Lau della Foresta dei pugnali volanti o il Bruce Lee col suo kung fu) assorbiti da semianalfabeti in cerca di lavoro e/o di fortuna. È la cina periferica, lontana dalle grandi metropoli, la Cina della provincia dello Heilongjiang. La steppa siberiana è vicina, i giovani sognano un matrimonio senza ostacoli, fuori dalla miniera, o la fuga verso una “malavita” che li possa far uscire dal misero anonimato. Jun Geng, nato 32 anni fa proprio a Heilongjiang, dopo i successi del suo primo lungometraggio (Barbecue, passato nel 2004 a Nantes, a Rotterdam e nei festival cinesi di Nanjing e di Pingyao nel 2005), comincia col raccontare la storia del matrimonio negato a Jincai e Wu Li. I genitori del giovane non accettano la richiesta della famiglia di Wu Li, che Jincai provveda a mantenere la ragazza finché non abbia completato gli studi. Poi lo sguardo si allarga e viviamo la vita quotidiana del piccolo centro. È un cinema “neorealistico”, per noi già stravissuto e sul quale si sono fatte tante discussioni anche teoriche. Ma il film ha una sua dignità e la forza di presentarsi senza complessi mentre tutt’intorno gli schermi sono pieni di immagini superevolute e spesso frastornanti.
Franco Pecori
19 Ottobre 2009