La complessità del senso
10 05 2026

Qingnian

film_qingnianQingnian
Jun Geng
, 2008
Fotografia Qiu Zhen, Yuan Deqiang
Liu Jin Cai, Wang Guo Qing, Gao Tie Ying, Liu Jin Bao
Roma 2009, concorso

Gioventù cinese. Senza passato (non c’è memoria dell’antica storia) e con un futuro dalla prospettiva schiacciata, fatta di presente che vive dei riflessi delle nuove tecnologie (la chat nel cafe point, il cellulare con poca ricarica) o dei nuovi miti cinematografici (l’Andy Lau della Foresta dei pugnali volanti o il Bruce Lee col suo kung fu) assorbiti da semianalfabeti in cerca di lavoro e/o di fortuna. È la cina periferica, lontana dalle grandi metropoli, la Cina della provincia dello Heilongjiang. La steppa siberiana è vicina, i giovani sognano un matrimonio senza ostacoli, fuori dalla miniera, o la fuga verso una “malavita” che li possa far uscire dal misero anonimato. Jun Geng, nato 32 anni fa proprio a Heilongjiang, dopo i successi del suo primo lungometraggio (Barbecue, passato nel 2004 a Nantes, a Rotterdam e nei festival cinesi di Nanjing e di Pingyao nel 2005), comincia col raccontare la storia del matrimonio negato a Jincai e Wu Li. I genitori del giovane non accettano la richiesta della famiglia di Wu Li, che Jincai provveda a mantenere la ragazza finché non abbia completato gli studi. Poi lo sguardo si allarga e viviamo la vita quotidiana del piccolo centro. È un cinema “neorealistico”, per noi già stravissuto e sul quale si sono fatte tante discussioni anche teoriche. Ma il film ha una sua dignità e la forza di presentarsi senza complessi mentre tutt’intorno gli schermi sono pieni di immagini superevolute e spesso frastornanti.

Franco Pecori

19 Ottobre 2009