le plaisir de chanter
Le plaisir de chanter
Ilan Duran Cohen, 2008
Marina Fois, Lorànt Deutsch, Jeannie Balibar, Nathalie Richard, Julien Baumgartener, Caroline Ducey, Guillaume Quatravaux.
Festival Internazionale del Film di Roma 2008, Concorso.
Tra agenti segreti ci si ama spesso, specie se si è in coppia. Muriel (Fois) e Philippe (Deutsch) devono recuperare una chiave elettronica (Usb). La nasconde, ingenuamente, Constance (Balibar), vedova di un trafficante di uranio, assassinato. Una normale spy story? Il contesto in cui si svolge è alquanto strano. La vedova canta e per seguirne la pista i due agenti, mentre si piacciono, la seguono in un corso di lirica. Lì le cose si complicano. Per cominciare, Constance è non poco esigente: «Voglio interpretare la mia vita – dice – non farne una partitura». E già qui può emergere un problemino di estetica niente male. Poi anche le “indagini”. Gli appassionati di canto si moltiplicano, le spie non si contano più. E ciascun frequentatore mostra di avere il suo tema non strettamente legato allo spionaggio. Mentre i delitti si susseguono a catena, emergono angolazioni disomogenee e il film diviene una stratificazione di situazioni interiori, legate per lo più al sesso e, più in profondità, alla ricerca di “verità” soggettive. L’indagine si destruttura in confessioni, approcci, disvelamenti. Si va formando un accumulo non lineare. Lo spettatore entra ed esce continuamente dal filo narrativo. La regia lo conduce molto liberamente in una specie di improvvisazione teatrale, in cui l’esperimento dischiude spiragli progressivi e teorici, senza per altro abbandonare la fisicità dei corpi. Lo stile mostra consapevolezza del cinema, soprattutto francese degli anni d’oro, quando Godard, Truffaut, Resnais dettavano il futuro. Il tempo che è passato comporta oggi una difficoltà di lettura, che può risultare provocatoria rispetto al circuito commerciale. Visto nel concorso di un festival, il film trova una più adeguata giustificazione. Del resto, Ilan Duran Cohen mostra una coerente continuità di ricerca, se si pensa al precedente Le petits fils, premiato a Venezia (Orizzonti) nel 2004, e a La confusion des genres, passato al Sundance e a New York nel 2001.
Franco Pecori
28 Ottobre 2008