Baksy
Baksy
Guka Omarova, 2008
Nesipkul Omarbekova, Farkhat Amankulov, Tolepbergen Baisakalov, Almat Ayanov, Asel Abutova.
Festival internazionale del Film di Roma 2008, Concorso.
Prodotto dal regista di Mongol, il bel film su Gengis Khan passato alla Festa del cinema di Roma 2007 e poi visto in circuito nel maggio 2008, Baksy è una delicata favola sullo scontro tra l’antica civiltà sciamanica e la prepotente invadenza della speculazione di nuovi “imprenditori” appoggiati dal potere corrotto. Nella steppa del Kazakstan sopravvive la guaritrice Aidai (Omarbekova). Con le sue formule recitate e con l’eccezionale capacità di “vedere” nell’intimo delle persone, la donna gestisce un piccolo gruppo di pastori e di contadini mentre “risolve” i problemi, di salute e di spirito, di quanti vanno da lei con i loro doni. Il paesaggio è quasi astratto, silenzio e solitudine si estendono fino al confine lontano dell’orizzonte. Qualche auto sfreccia sulla striscia di asfalto che lambisce i poveri alloggi. Il figlio di Aidai, Batyr (Amankulov), tenta invano di opporsi alla cacciata della madre e alla costruzione di una stazione di servizio. Per non vedere l’uomo sopraffatto dai malavitosi, l’anziana sciamana decide di “sparire”. Tutti la credono morta. A soffrirne maggiormente è il suo nipotino Asan (Ayanov), il quale cade in una grave depressione che lo immobilizza in uno stato di abulia e afasia. Solo le “cure” della nonna potranno renderlo alla vita normale. La regia si mantiene ad una giusta distanza dall'”oggetto” culturale, senza tuttavia manifestare distacco. Moderna nello sguardo antropologico e non “pedagogico”, Omarova, al suo secondo film (Schizo, passato a Toronto come anche Baksy), suggerisce con poesia il contesto per una riflessione attuale, priva di inutili nostalgie.
Franco Pecori
27 Ottobre 2008