Aide-toi et le ciel t’aidera
Aide-toi et le ciel t’aidera
François Dupeyron, 2008
Félicité Wouassi, Claude Rich, Ralph Amoussou, Virgile Fouilou, Mata Gabin, Jacky Ido, Fatou N’Diaye, Elizabeth Oppong.
Festival Internazionale del Film di Roma 2008, Concorso.
«C’è sempre una soluzione, la speranza guida la ragione». Per Sonia (Wouassi) e per il regista Dupeyron, la vita è comunque bella, si può dirlo in un rep, si può farne un film, una commedia sorridente e un po’ malinconica, dove succedono fatti gioiosi e luttuosi, si intrecciano amori e risse, tutto in un giorno o in un anno. Poco importa. «Il corpo. Non c’è altro», è il testamento che lascia il vicino di casa, l’anziano dirimpettaio che per tutta la vita ha cercato chissà cosa e che alla fine è contento di morire su una poltrona con Sonia sdraiata sul letto, lì accanto, pietosamente nuda per lui, mentre dalla finestra aperta entra la luce della luna piena. A ciascuno la sua felicità. A Sonia è successo di tutto, suo marito è morto d’un colpo dopo essersi azzuffato col figlio (giovane, spacciatore di droga) e sua figlia Christie si è sposata proprio nello stesso momento. Sonia ha nascosto il corpo in cantina su suggerimento del vicino. Potrà continuare a riscuotere la pensione, sono poveri e ora anche di più. Una catastrofe? Verrebbe da dirlo e Sonia lo dice, ma non si arrende. Una soluzione ci sarà. Forse basterà un sorriso. Intanto la figlia più piccola, incinta di 7 mesi (era un segreto!) dovrà partorire. Non basta: Sonia rimane sola perché la polizia si porta via il suo amatissimo figlio. E l’altro, ancora adolescente, la fa stare in pensiero per via della sua mania di rischiare l’equilibrio sui cornicioni più alti. Ma c’è la speranza. E alla fine arriva perfino l’uomo giusto, che più di una volta l’ha cercata con la sua ambulanza sempre carica di morti e che lei ha sempre rifiutato. Ma ora sa che invece lo vuole. Finalmente la gioia. Doveva arrivare. Detto così, può sembrare un film troppo ingenuo. Ma invece siamo invitati ad una festa popolare, in un quartiere non proprio residenziale, a vivere qualche giornata con la comunità nera e povera che trova comunque le ragioni per superare la disperazione. Dupeyron ha il tocco felice per evitare la predica e la fiaba pedagogica, per non lasciarsi irretire dall’ideologia. Cerca la semplicità e trova la simpatia di un linguaggio diretto e musicale, pieno di ritmo coinvolgente e produttivo di un’allegria non fittizia. Bravissima Félicité Wouassi.
Franco Pecori
27 Ottobre 2008