Opium war
Opium war
Siddiq Barmak, 2008
Peter Bussian, Joe Suba, Fawad Samani, Marina Golbahari.
Festival Internazionale del Film di Roma 2008, Concorso. Marc’Aurelio d’Oro da Giuria Critici.
«Stupido, vuoi finire in Iraq?». Con ironia, Siddiq Barmak, già apprezzato a Cannes 2003 per il suo film d’esordio, Osama (Golden Globe 2004 come film straniero), si cala dal cielo nel deserto afghano seguendo le sorti dei due superstiti di un elicottero Usa. È l’ufficiale bianco a invitare il soldato nero a restare dov’è, dopo l’esperienza che s’è fatto, combattendo una guerra le cui sfaccettature gli vanno apparendo sempre più chiare. Malconci per le ferite, i due sono costretti in qualche modo ad “ambientarsi” e scoprono che in quel deserto inospitale, dove l’unico “tesoro” sembrano essere i campi di oppio, vive una comunità di povera gente, tutte donne e bambini con l ‘eccezione del vecchio capo e di un ragazzino un po’ più cresciuto al quale tocca il compito di controllare la situazione, proteggendo i suoi che ormai vivono in un vecchio carro armato russo, unico rifugio possibile nella zona abbandonata. La necessità di sopravvivere porta gli americani ad osservare da vicino la vita e le usanze degli afghani. Il regista, con occhio sensibile al lato umanitario, ci accompagna quasi in una “visita guidata” e poco a poco ci dimentichiamo la guerra per entrare in una fiaba antropologica non priva di poesia. Si arriva quasi alla paradossale “integrazione”, con i due militari che in un campo di oppio fumano insieme al ragazzo indigeno. Toccante il momento che accoppia le amare riflessioni notturne dei soldati con la tristezza del vecchio, il quale, privato dai talebani di ogni bene, sceglie la solitudine e parte per la montagna. Un bel film, non semplicemente contro la guerra.
Franco Pecori
26 Ottobre 2008