Un barrage contre le Pacifique
Un barrage contre le Pacifique
Rithy Panh, 2008
Isabelle Huppert, Gaspard Ulliel, Astrid Bergès-Frisbey.
Festival Internazionale del Film di Roma 2008, Concorso.
La diga sul Pacifico non tiene. Non è solo questione di nubifragi, le terre vengono tolte ai contadini e, in Indocina, i coloni francesi dovranno aspettarsi l’onda lunga della rabbia degli oppressi. Ma non è un film “politico”. Panh, documentarista cambogiano stabilitosi a Parigi ormai da quasi 30 anni, attinge al romanzo di Marguerite Duras e tenta di correggere in senso un po’ meno “esotico” la traduzione cinematografica che nel 1956 ne fece René Clement (La diga sul Pacifico, con Silvana Mangano, Anthony Perkins, Jo Van Fleet e Alida Valli). Sicché resta in primo piano la figura di Madame Dufresne, con la sua storia di decadenza personale e sociale, per una interpretazione degna dell’arte della Huppert. Accanto a lei, i suoi due figli Joseph (Ulliel) e Suzanne (Bergès-Frisbey), articolano il tema “immorale” dell’inutile e noiosa permanenza nella colonia con i loro fallimentari compromessi individuali. Il film, montato secondo una cadenza narrativa “Anni Cinquanta, non trascura l’osservazione puntuale della realtà quotidiana, specialmente dei contadini, documentando a volte in dettaglio il loro lavoro. E insieme, entra nell’intimità sentimentale (spirito di iniziativa e malinconia, spregiudicatezza e orgoglio culturale, affetto materno e princìpi imprenditoriali) della proprietaria terriera, la quale da sola deve educare i giovani figli nelle peggiori condizioni ambientali immaginabili, con la corruzione che bussa alla porta e con la povertà che minaccia la dignità della famiglia. La donna arriva allo stremo delle proprie forze e, dopo aver dato tutta se stessa, ammette: «Non abbiamo più motivo di restare». Il motivo di rifare oggi un film su quella Diga non è altrettanto chiaro. La struttura letteraria si sente e mostra i suoi anni, non certo perché la Duras scrittrice non sia ancora proponibile, ma perché, tolta la scrittura, il film/cinema non può non fare i conti col passaggio d’epoca.
Franco Pecori
25 Ottobre 2008