Una
Una
Regia Benedict Andrews, 2016
Sceneggiatura David Harrower
Fotografia Thimios Bakatakis
Attori Rooney Mara, Ben Mendelsohn, Indira Varma, Riz Ahmed, Tobias Menzies, Natasha Little, Tara Fitzgerald, Isobelle Molloy, Ciaran McMenamin, Poppy Corby-Tuech, Sydney Wade, Sophie Stanton.
Una cicatrice difficile da rimarginarsi. La porta nel cuore Una, giovane donna (Rooney Mara, The Social Network 2010, Millennium – Uomini che odiano le donne 2011, Carol 2015) che vive ancora con la mamma – siamo in Inghilerra – e non riesce a liberarsi dall’amore traumatico avuto con Ray (Ben Mendelsohn, Animal Kingdom 2010, Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno 2012, Black Sea 2014) uomo maturo, amico del padre e vicino di casa. Lei era ancora una ragazzina tredicenne e quell’esperienza non le esce dalla mente. Un giorno vede una foto di Ray su un giornale e segue l’impulso di andare a cercarlo sul posto di lavoro. Ray ha avuto a che fare con la giustizia per quella lontana sua grave debolezza, poi ha messo famiglia, una moglie più o meno coetanea della Una attuale e una figlia adolescente, com’era Una al tempo della disgraziata attrazione. Ora subisce lo shock di vedersi piombare sul lavoro, proprio mentre l’azienda dove ha incarichi di responsabilità vive un momento di crisi, la persona di cui ha sempre continuato a sentire la presenza. La doppia età dei due personaggi, specialmente di Una, è ben rappresentata con un uso non banale della catena di flash su cui è strutturato il racconto, sceneggiato da David Harrower, il medesimo autore di “Blackbird”, lavoro teatrale da cui è tratto il film. Il britannico Andrew, alla sua prima regia cinematografica dopo un’esperienza televisiva, evita l’alternanza di passato e presente, scegliendo piuttosto il senso “sincronico” interno delle diverse scene. I due personaggi si ritrovano e si confrontano in una nuova/antica passione, che li costringe ad aprirsi, a rendersi disponibili a un “inutile”, non risolutivo (contraddizione necessaria) chiarimento, l’unico possibile – si direbbe – se della vicenda non si voglia tagliare o attenuare di molto la parte che conta davvero (così sembra pensarla il regista), cioè la profonda e intima sofferenza dei due protagonisti. È un suggerimento quasi esplicito a lasciare da parte le pertinenze “esterne”, profilmiche, referenziali, sia sociologiche che psicologiche (superfluo, del resto, sarebbe ricordare le difficoltà teoretiche e quindi i rischi di una lettura psicoanalitica dell’opera d’arte in quanto tale). Il merito del film è appunto di restare alla rappresentazione soprattutto emozionale di un amore che reclama il suo spazio, al di là delle pur legittime convenzioni. Bravissima Rooney Mara.
Franco Pecori
17 Ottobre 2016