La complessità del senso
11 03 2026

The Lies of the Victors

cinema_theliesofthevictorsDie Lügen der Sieger
Regia Christoph Hochhäusler, 2014
Sceneggiatura Christoph Hochhäusler, Ulrich Peltzer
Fotografia Reinhold Vorschneider
Attori Florian David Fitz, Lilith Stangenberg, Horst Kotterba, Ursina Lardi, David C. Bunners, Tilo Werner, Arved Birnbaum, Irina Potapenko, Zinedine Soualem, Karl Fischer.

Lo sapevate che la Germania è il maggiore importatore di rifiuti tossici? Fabian Groys (Florian David Fitz), giornalista impegnato in un’inchiesta difficile – e che sembra non aver dato le soddisfazioni professionali a cui Fabian è abituato –  sull’esercito tedesco, lo viene a sapere strada facendo. Infatti, salta all’improvviso in primo piano il suicidio di un uomo, il quale sceglie stranamente di gettarsi in pasto ai leoni dello zoo. E grazie anche all’impegno di una stagista, Nadja (Lilith Stangenberg), che il capo assegna come collaboratrice a Groys, l’episodio sembra poter avere una qualche relazione con la materia precedente. Politica, attrazione fisica, tecnologie avanzate e occhio glaciale della cinepresa compongono un thriller intellettualmente impegnativo e coinvolgente. Christoph Hochhäusler, regista tedesco conosciuto ai festival di Berlino e di Cannes, qui al suo quarto film, svela con coscienza di causa l’intreccio di competenze, anche soprattutto nascoste, che avvolge l’attività politica e lobbistica in un sistema “evoluto” e condizionato da interessi giganteschi. L’inchiesta da cui Fabian è partito, sui fondi neri dell’esercito per cambiare le identità di ex militari invalidi in persone sane, si era fermata a causa dei passi indietro del principale informatore del giornalista. Nadja si dimostra brava e scopre che lo strano suicida credeva di essere impazzito a causa delle tossine inalate lavorando in una società di riciclaggio. In realtà quella ditta sembra “ospitasse” i militari traumatizzati dalle attività belliche. Tutto vero o una storia inventata per distrarre l’attenzione da contenuti più imbarazzanti? Certo, Fabian non è uno stinco di santo, lo vediamo più di una volta iniettarsi sulla pancia sostanze non precisate, e le sue ambizioni professionali sono non meno che notevoli. Di sicuro, l’intenzione del regista è di fare un cinema che attragga la curiosità di un pubblico non avvezzo a considerare l’importanza di spin-doctors, lobbisti e professionisti di pubbliche relazioni nella rete supertecnologica entro cui si muovono oggi le operazioni segrete di società internazionali in collegamento con le responsabilità governative. Lo stile cinematografico esibisce una tensione agghiacciante, che fa pensare a creatività impegnative e non emozionali, in cui la forma del thriller assume lo stile di un’energia contenuta e non disponibile a facili emotività.

Franco Pecori

 

 

 

17 Ottobre 2014