Ben o degelilim / I Am Not Him
Ben o degelilim
Rregia Tayfun Pirselimoglu
Sceneggiatura Tayfun Pirselimoglu
Fotografia Andreas Sinanos
Attori Ercan Kesal, Maryam Zaree, R?za Ak?n, Mehmet Avc?, Nihat Alptekin
Roma 2013, concorso
Il regista turco Tayfun Pirselimoglu, anche pittore e autore di racconti e romanzi, affronta qui un tema che considera centrale per il proprio mondo filosofico e creativo: l’identità e l'”altro”. Nei rapporti tra persone spesso avvengono scambi e trasmissioni che inducono a difficoltà drammatiche di riconoscimento di sé. E’ ciò che accade al protagonista del film. Nihat (Ercan Kesal, C’era una volta in Anatolia 2011) lavora nella mensa di un ospedale, lava le stoviglie, riassetta, pulisce il pavimento. E’ un tipo molto chiuso, non parla quasi mai, torna a casa, cucina per sé quel poco che gli serve per un pasto frugale e guarda film porno alla Tv. Un giorno, un amico sul lavoro gli passa una “voce” a proposito della collega che lavora proprio gomito a gomito con lui, “affamata” di sesso. Ayse (Maryam Zaree) ha il marito in carcere da alcuni anni, un tipo violento e in cerca di guai. Anche la donna è taciturna, pronuncia le parole strettamente necessarie a comunicare, i suoi gesti sono altrettanto contenuti. Si offre di cucinare per Nihat, lo invita a cena e insomma i due stabiliscono una relazione, con atti e comportamenti che dire essenziali è eccedere in fantasia. Ma è proprio giocando su tale asciuttezza espressiva che Pirselimoglu ottiene un’allusività coinvolgente, tanto che, da un certo punto in poi, viene da confondere il piano “reale” con un possibile “doppio” e il film propone un eccentrico “rispecchiamento” che man mano si fa, da individuale, interpersonale e riguarda tutto il mondo dei due personaggi. Nihat scopre di somigliare in maniera imbarazzante al marito di Ayse ed è tentato di impossessarsi della sua identità, almeno esteriore. Ma la cosa non è così semplice e rischia, intuiamo, di complicarsi fino a conseguenze imprevedibili. Molto bravi gli attori a muoversi sul filo dell’ambiguità, arrivando a farci seguire la vicenda in chiave quasi-thriller e senza perdere la sostanza “umana” dei personaggi, indicata da dettagli sempre puntuali e implicativi nella loro pur in-significante valenza.
Franco Pecori
8 Novembre 2013