La complessità del senso
11 04 2026

Ce que mes yeux ont vu

film_cequemesyeuxonvu.jpgCe que mes yeux ont vu
Laurent de Bartillat, 2007
Sylvie Testud, Jean-Pierre Marielle, James Thiérrée, Agathe Dronne, Christiane Millet, Miglen Mirtchev, Chantal Trichet, Jean-Gabriel Nordmann,

Gli occhi, a volte, vedono più di quanto non sembri a prima vista. Guardando un dipinto e, diremmo, anche guardando un film. L’opera prima del francese Bartillat vive di questa analogia e della passione dell’autore per l’arte. Inevitabilmente, l’oggetto ci restituisce l’immagine di noi stessi e può accadere che il particolare di un quadro contenga un elemento di mistero inafferrabile finché l’occhio non entra in sintonia con il “codice segreto” dell’artista. A volte, può accadere che ne nasca un thriller. Nel film, una studentessa di storia dell’arte, Lucie (Testud), mostra notevoli capacità di osservazione e di analisi ed è incoraggiata dal professor Dussart (Marielle) ad approfondire la ricerca su Antoine Watteau, pittore alquanto misterioso del XVIII secolo, le cui opere, di radice fiamminga, spingeranno la loro influenza fino all’epoca romantica. In particolare, Lucie viene colpita dalla donna che appare di spalle nelle sue tele e vorrà scoprirne l’identità. Mentre si svolge la ricostruzione meticolosa dei dettagli grafici e iconografici, entra in gioco la figura di Vincent (Thiérré) un giovane mimo, muto, che Lucie vede in strada dalla finestra. La ragazza comincia ad avvertire la presenza di “fantasmi” della propria vita, dei suoi genitori. Rendono la situazione tesa anche gli atteggiamenti egoistici e ambigui di Dussart, che utilizza la sua autorevolezza di anziano esperto per prendere nella sua rete la studentessa. E proprio il senso di ribellione a tale trattamento fa scattare, forse, l’esigenza ancor più profonda del disvelamento, dal quadro alla vita.

Franco Pecori

allo speciale

23 Ottobre 2007