Una pistola en cada mano
Una pistola en cada mano
Cesc Gay, 2012
Fotografia Andreu Rebés
Ricardo Darín, Luis Tosar, Javier Cámara, Eduardo Noriega, Leonor Watling
Roma 2012, fc.
Il titolo è sarcastico. Gli uomini, abituati a comportarsi come se impugnassero una pistola in ciascuna mano, sono invece molto più fragili di quanto non sembri. Se ne accorgono le loro mogli e le loro amanti, le quali a volte si divertono perfino a scambiarsi i segreti di certe inadeguatezze maschili. La commedia dello spagnolo Cesc Gay (1967) – Prix Jeunesse a Cannes e premio Fipresci a Chicago nel 2000 con Kràmpack – nasconde sotto un velo di malinconia una critica ficcante in chiave ironica della generazione dei quarantenni d’oggi, esponenti neoborghesi di una società quasi soffocata dalle finzioni, dalle bugie e dalle impotenze. Il film è costruito a incastro sulle figure di otto uomini che vanno a formare, attraverso una serie di incontri casuali tra loro, un tessuto imbarazzante di scoperte deprimenti. La vita affettiva, sessuale e di relazione si rivela un triste fallimento, sia che si tratti dei tradimenti coniugali, sia che venga messa in ballo l’amicizia fraterna e la lealtà. Gli ambienti vanno dal privato al luogo di lavoro, le occasioni si manifestano in momenti di varia quotidianità. I dialoghi, spiritosi e anche brillanti, poggiano su un tappeto di ovattata discrezione che invita lo spettatore a un sorriso cosciente. Gli attori sono tutti bravissimi a dare corpo allo spirito del film. I punti più scabrosi si risolvono sempre in una specie di “nulla di fatto” che, se da una parte lascia in sospeso i problemi, aiuta comunque a non drammatizzarli e a mantenere una certa “riserva di energie” per momenti migliori (si spera). Un tocco leggero e nessuna volgarità, nemmeno nelle fasi più esplicitamente provocatorie: un cinema di cui ci sentiamo di auspicare la diffusione nelle nostre sale.
Franco Pecori
16 Novembre 2012